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Brasile, ultime elezioni da Vescovo per dom Egidio Bisol

Dom Egidio Bisol compirà 75 anni il 23 dicembre 2022. Originario di Bassano, è Vescovo dal 2009.
di Andrea Frison

Compirà 75 anni il prossimo 23 dicembre dom Egidio Bisol, vescovo vicentino della Diocesi brasiliana di Afogados de Ingazeira dal 2009 e prossimo a concludere il suo incarico. «Sto riordinando i cassetti », dice dom Egidio, originario di Bassano e da 46 anni in Brasile, che abbiamo contattato per commentare il risultato delle ultime elezioni presidenziali. «In tutti questi anni – afferma – non ho mai visto un clima di confronto così acceso in una campagna elettorale».

Afogados de Ingazeira si trova nel nord est del Brasile, più precisamente nello stato del Pernambuco dove nel 1945 è nato Lula «che qui da noi ha preso quasi il settanta per cento delle preferenze nel ballottaggio del 30 ottobre – racconta il vescovo Egidio -. Nel nord est del Paese le politiche sociali di Lula sono molto sentite e di contro le politiche “non sociali” di Bolsonaro hanno pesato di più. Anche questo, però, va ad alimentare un certo pregiudizio verso il nord est da parte degli stati del sud. Si sono verificati anche frequentemente episodi di razzismo».

Più in generale, «lo stile arrogante di Bolsonaro ha contribuito a creare un clima di “guerra”, soprattutto da quando a Lula è stato riconosciuto il diritto di candidarsi. Bolsonaro si è fatto “conquistare” dalla destra radicale rifiutando i consigli della destra democratica, e questo ha fatto sì che le elezioni diventassero una scelta tra la democrazia e un regime ai confini con l’illegalità». A rafforzare questa percezione negli elettori hanno contribuito anche «i continui attacchi di Bolsonaro al sistema di voto elettronico e alla Corte federale, oltre all’esercito di sostenitori che condivideva sui social network una valanga di fake news – prosegue Bisol -. Questi fatti hanno fatto riflettere molte persone ». Ma sono le condizioni attuali del Brasile, specialmente degli strati più poveri della popolazione, che hanno pesato sull’esito delle elezioni: «Il ritorno della fame, un’economia che ha perso la rotta, la disattenzione crescente verso i più fragili e le donne, una politica estera equivoca… sono tutti elementi – sostiene Bisol – che già avevano creato un clima di conflitto acuito dalle elezioni».

Archiviato Bolsonaro, però, rimane il problema del “bolsonarismo”. «Purtroppo – segnala Bisol – il suo atteggiamento aggressivo piace a molte persone che pensano sia indispensabile armarsi per difendersi, che si possa fare ciò che si vuole dell’Amazzonia, che la pandemia sia stata “gonfiata” (688 mila i decessi dal 2020 ad oggi, ndr), che il futuro degli indigeni sarà quello di assimilarsi ai bianchi e che le terre riconosciute agli indios possono venire sfruttate da cercatori d’oro e commercianti di legname».

Ma il bolsonarismo ha pesato anche sulla Chiesa cattolica. «Sono stati quattro anni complicati, ci sono state tensioni costanti con il Governo in carica. Credo che bisognerà studiare con molta attenzione quello che è accaduto, anche perché un capitolo a parte lo merita l’uso della religione in politica. Abbiamo molto lavoro da fare dentro alla comunità cristiana dove, penso, manca una conoscenza della dottrina sociale della Chiesa che comporta, come in effetti è accaduto, che molti temi sociali siano stati etichettati come una nuova ondata di comunismo. La destra cattolica ha approfittato di Bolsonaro per rafforzarsi, anche in aperto conflitto con la Conferenza episcopale brasiliana, additando i vescovi come “comunisti”, una parola che ha ancora molta presa sulla popolazione. Un po’ alla volta, però, le bugie riveleranno le loro gambe corte. Il momento attuale ci ricorda che anche come Chiesa dobbiamo rimboccarci le maniche e fare il possibile per far capire che il dialogo, la fraternità, la pace, l’ecologia sono temi evangelici, non politici».

Le fatiche da fare sono, insomma, ancora molte e nonostante un parlamento dove la destra detiene ancora la maggioranza dei seggi, «la classe politica sembra aprire spazi per possibili accordi con Lula – conclude Bisol -. Anche i militari non sembrano interessati ad avventure autoritarie ma rimane la spaccatura nella società, l’incapacità di mettersi a dialogare. Ci vorrà molta buona volontà anche da parte della Chiesa per disarmare le mani e il cuore, per far prevalere la razionalità sull’emotività che ha dominato la campagna elettorale».