Entrambe si chiamavano Bertilla, entrambe vicentine, le due discepole di Gesù hanno vissuto buona parte della vita in ospedale.
Giovedì 20 ottobre ricorre il centenario della “nascita al cielo” di Santa Maria BertillaBoscardin, delle suore dorotee di Vicenza, nata a Brendola nel 1888, dove quest’anno è stata ricordata con tante manifestazioni celebrative. Il 22 ottobre, due giorni dopo, ricorre l’anniversario della morte di un’altra Bertilla, Bertilla An
Molte sono le somiglianze tra queste due discepole di Gesù, ambedue germogliate da un clima familiare e parrocchiale cristiano e fervoroso. Hanno in comune le virtù cristiane vissute con radicalità, specie la carità e l’umiltà, il desiderio di compiere la volontà di Dio e una vita di preghiera intensa.
Ambedue sono vissute buona parte della loro vita in ospedale. Santa Bertilla Boscardin come infermiera e poi anch’essa malata; la serva di Dio Bertilla Antoniazzi come malata, dagli otto anni fino ai vent’anni, quando il Signore l’ha trasferita in cielo. Dell’esperienza ospedaliera, queste due anime nobili han condiviso lo stile caritativo di vicinanza ai malati: Bertilla Boscardin con delicatezza e dedizione incredibile verso i malati nei vari reparti dove ha esercitato la sua professione di infermiera con fedeltà e sapienza; Bertilla Antoniazzia
Un brano del Vangelo che le può accomunare è Matteo 11,25-30, il cosiddetto Magnificat di Gesù: “Ti ringrazio, Padre, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e a grandi e le hai rivelate ai piccoli”. Ad ambedue infatti è stato manifestato il segreto del regno di Dio, il valore della carità, della preghiera, della fede, dell’umiltà, e il significato nascosto della sofferenza, da curare e da offrire, sull’esempio di Gesù.
Bertilla Antoniazzi non era una suora, ma fu sempre molto vicina alle dorotee nei suoi ripetuti ricoveri in ospedale a Vicenza, e da esse ha raccolto la testimonianza preziosa di Bertilla Boscardin, canonizzata da papa Giovanni nel 1961, tre anni prima della morte dell’Antoniazzi. Certamente le suore hanno condiviso la spiritualità di Santa Bertillla con la giovane Antoniazzi, del resto già formata sapientemente dalla mamma, sorella di una suora morta pur essa in concetto di santità.
Di queste due anime speciali, vorrei evidenziare due aspetti: l’abbandono fiducioso nelle mani di Dio e il desiderio della santità. Sull’abbandono fiducioso di Santa Maria Bertilla, cito una sua frase straordinaria: “Offende di più la mancanza di fiducia in Gesù, che non i peccati che possiamo commettere nella nostra vita”. In questo principio spirituale sapiente di Santa Bertilla risuona il pensiero della più giovane dottore della chiesa, Santa Teresina, quando scrive: “Ciò che offende di più Gesù, che lo ferisce al cuore, è la mancanza di fiducia in Lui” (L 71).
Anche Bertilla Antoniazzi colt
Per quanto riguarda il desiderio della santità, raccogliamo un pensiero di santa BertillaBoscardin: “Abbandonarmi senza alcuna eccezione in braccio e nel cuore di Maria, mia dolcissima mamma, affidarle tutti i miei bisogni, e supplicarla che mi aiuti ad amare tanto Gesù, e, ad ogni costo, farmi santa”.
Riportiamo anche un passaggio di una lettera della giovane Antoniazzi scritta al suo padre spirituale: “Ho un desiderio vivo di amare il Signore; il mio ideale è quello della perfezione, cioè di amare sempre di più Gesù, fino alla meta della santità, visto che Dio è molto buono, che ha avuto misericordia di me e si è degnato di prendermi come sua figlia prediletta”.
Desiderare la santità non è altro che desiderare di vivere il più possibile secondo il Vangelo, di imitare Gesù, l’ideale per ogni cristiano.
Sull’esempio tracciato da queste due Bertille, e come ci suggerisce la lettera agli Ebrei, desideriamo pure noi percorrere la via di una vita evangelica: “Anche noi dunque, circondati da tale moltitudine di testimoni, avendo deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, colui che dà origine alla fede e la porta a compimento” (Eb 12,1ss).


