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Allarme di Caritas sullo sblocco di sfratti e licenziamenti

«C'è il rischio che le famiglie colpite dalle nuove povertà cadano in una situazione di cronicità» afferma il direttore di Caritas Diocesana Vicentina don Enrico Pajarin.
di Andrea Frison

Su un totale di 8.443 persone seguite da Caritas Diocesana Vicentina tra settembre 2020 e marzo 2021 sono 1.741 i “nuovi poveri”, ovvero uomini (61%) e donne, per metà italiani, che a causa della crisi economica provocata dalla pandemia di Covid-19 si sono rivolti ai centri d’ascolto per chiedere aiuto. «Si tratta soprattutto di persone con impiego irregolare fermo a causa del Covid-19 spiega il direttore di Caritas Diocesan Vicentina don Enrico Pajarin -, lavoratori autonomi o stagionali in attesa delle misure di sostegno, lavoratori precari o intermittenti che non hanno potuto godere di ammortizzatori sociali, persone in difficoltà economica in attesa de reddito di emergenza o di cittadinanza, persone con reddito di cittadinanza terminato».

Come si caratterizza il fenomeno dei nuovi poveri nel nostro territorio rispetto al resto d’Italia? Gli effetti del Covid sull’economia si sono sentiti di più o di meno?

«Fino ad un anno fa sembrava impossibile che Vicenza, e le regioni del Nord-est, potessero sperimentare un aumento di “nuovi poveri” come si è rilevato in questi ultimi mesi. L’esperienza del Covid ha scardinato le chiavi di lettura tradizionali, e così proprio le caratteristiche del tessuto imprenditoriale (per esempio le piccole aziende familiari, molte partite iva, i contratti flessibili, l’export elevato) che rendevano ricco il nord-est hanno comportato una maggior sofferenza per un numero importante di persone e famiglie».

C’è il rischio, e se sì in che misura, che situazioni di “nuove povertà” si cronicizzino?

«Lo sblocco dei licenziamenti e il successivo sblocco degli sfratti aumenteranno di molto il rischio che le famiglie colpite dalle nuove povertà cadano in una situazione di cronicità. Difficile fare stime, ma il tenore dei colloqui con chi si rivolge a noi lascia trasparire una tensione elevata ed un grande timore per il futuro degli adulti e, soprattutto, dei propri figli».

Tutto questo che ricadute ha avuto sugli sportelli Caritas gestiti dalle parrocchie? Sono necessarie nuove competenze?

«Le Caritas parrocchiali, assieme alla Conferenze San Vincenzo, costituiscono una rete capillare presente su tutto il territorio della Diocesi. Durante i mesi scorsi i volontari si sono organizzati per continuare l’ascolto delle persone, anche tramite colloqui telefonici, e aiutarle ad orientarsi tra le varie misure assistenziali promosse dagli enti pubblici. Sono proseguiti anche gli interventi di distribuzione alimentare e l’erogazione di piccoli contributi come sostegno al reddito. Certamente le sfide che ci troveremo ad affrontare nei prossimi mesi richiedono la disponibilità ad imparare, per sviluppare nuove competenze. La rete di ascolto dei Centri di ascolto sarà chiamata a integrarsi maggiormente con il servizio diocesano di sostegno psicologico ed accompagnamento per persone colpite dal lutto o da disagio psichico. Molti territori si stanno confrontando per facilitare la nascita di Empori Solidali, che riescano a far fronte all’aumentato numero di richieste e alle nuove modalità di distribuzione alimenti. Anche sul tema dei contributi di sostegno al reddito (per esempio pagamento di bollette, farmaci, materiale scolastico) sarà necessario migliorare la collaborazione con i servizi diocesani di S.T.R.A.D.E. e approfondire il tema dell’indebitamento, problema che si presenterà molto più diffuso. Infine, Caritas Diocesana Vicentina si è già organizzata per rafforzare i Servizi al lavoro, con una équipe dedicata che offra informazioni, supporto, orientamento in ambito lavorativo e inserimenti lavorativi tramite stage».

Quali sono i principali interventi messi in piedi da Caritas?

«Nel corso del 2020, per tentare di rispondere a questa situazione emergenziale, Caritas Diocesana Vicentina ha: potenziato la rete di ascolto tramite volontari ed il sostegno psicologico; implementato la distribuzione alimenti, avviando il progetto dell’Emporio Solidale; preparato i pasti (assieme all’Ass. Ozanam – Il Mezzanino) per le persone senza dimora accolte nelle strutture in città di Vicenza e rafforzato i Servizi al lavoro; aumentato le risorse disponibili per i contributi di sostegno al reddito».

Il numero di volontari sul territorio diocesano ha tenuto nonostante le limitazioni dovute all’emergenza sanitaria?

«I volontari hanno dato il massimo, e tutti hanno cercato di continuare a collaborare, sviluppando anche modalità nuove. Un calo di volontari c’è stato particolarmente nelle fasce di età avanzata o di persone con patologie sanitarie proprie (o dei loro familiari) che consigliavano di non esporsi. È doveroso segnalare che vi sono stati anche molti volontari nuovi, giovani ed adulti, che hanno vissuto questa pandemia come un’occasione per mettersi a servizio delle persone più fragili».