A Medjugorje “lo Spirito opera tante cose belle e positive” e si possono riscontrare “frutti positivi legati a questa esperienza spirituale”. È un passaggio dell’articolata Nota “Regina della Pace” circa l’esperienza spirituale legata a Medjugorje con la quale il Dicastero per la dottrina della fede ha concesso il “nulla osta” (Nihil obstat, vedi box nella pagina a fianco, ndr) al culto pubblico nel santuario sorto nel piccolo villaggio tra le montagne della Bosnia-Erzegovina dove, dal 1981 ad oggi, continuano a verificarsi delle presunte apparizioni della Vergine Maria. La Nota del Dicastero è rilevante per due motivi. Primo, perché conclude una “lunga e complessa storia in cui si sono susseguite opinioni divergenti di Vescovi, teologi, commissioni e analisti”. Secondo, perché è frutto dell’applicazione delle nuove Norme per procedere nel discernimento dei presunti fenomeni soprannaturali in vigore dallo scorso maggio. «La tradizione del magistero ci portava a riconoscere la soprannaturalità di questi eventi, mentre le nuove Norme spostano la prospettiva sulla bontà dei frutti, proprio perché riconoscere la soprannaturalità non è facile e la storia di alcuni fatti ha dimostrato che i risultati sono spesso contraddittori ». A parlare è don Fabio Moscato, presbitero della Diocesi di Padova e docente di ecclesiologia e mariologia alla Facoltà Teologica del Triveneto.
Don Fabio, pur nella concessione del Nihil obstat, la Nota del Dicastero mantiene comunque un atteggiamento prudente. Perché?
«Perché la vita di fede non può essere legata solo ad eventi straordinari. Il Dicastero afferma che Medjugorje è un luogo positivo che permette di vivere una esperienza spirituale autentica e significativa. Però bisogna tener presente che le presunte apparizioni sono ancora in atto e che i veggenti starebbero ancora ricevendo messaggi, alcuni dei quali, nella Nota è spiegato dettagliatamente, sono poco chiari o contraddittori. Negli ultimi 50 anni c’è stato un diffondersi di questi fenomeni in tutto il mondo. La nostra fede non può essere legata solo a questi eventi o alle persone che li vivono. Chiarito questo, è vero anche che queste “manifestazioni” devono essere uno sprone a vivere con più profondità e serietà la nostra vita di fede».
Ma qual è il significato di queste presunte apparizioni di Maria a Medjugorje e in altre parti del mondo?
«In termine tecnico si chiamano “mariofanie”, hanno accompagnato la storia della Chiesa e dicono della presenza materna di Maria che continua la sua opera di collaborazione all’opera del Figlio. Maria si inserisce nell’opera di salvezza e liberazione dai peccati e dalla morte e, come la Chiesa, annunzia il Vangelo ed esorta alla conversione. È Cristo, non Maria, che salva e libera, ma la Madonna prende parte a quest’opera. Da questo punto di vista non c’è nulla di straordinario se non il modo in cui questo avviene: inatteso, non dovuto, gratuito, fuori dalle regole, dagli schemi dalla natura stessa delle cose».
La Nota del Dicastero raccomanda di “essere attenti a quanto l’insieme delle manifestazioni di Medjugorje ci ricorda circa gli insegnamenti del Vangelo’. Perché?
«Perché si tratta di un importante elemento di discernimento. I presunti messaggi non devono aggiungere altro al Vangelo, ma esortare i fedeli e i credenti a ritornare al Vangelo, a riprendere una vita evangelica. I contenuti delle manifestazioni che non vanno in questa direzione vanno letti con prudenza».
In alcuni dei messaggi considerati più problematici dal Dicastero, la Madonna sembra dare “l’impressione di volersi sostituire” al parroco, al consiglio pastorale e al lavoro sinodale della comunità parrocchiale. Perché ciò non può avvenire?
«Perché Maria è con la Chiesa, non è la Chiesa. Come non si sostituisce al figlio, così non si sostituisce alla Chiesa. Maria può starci vicino, ci può accompagnare, ma il consiglio pastorale è già un luogo di discernimento in cui agisce lo Spirito. Maria non può sostituirsi a questi organismi della Chiesa perché lei stessa ricolmata di questa azione dello Spirito. Anche in questo caso, il Dicastero ci offre la prospettiva corretta per accogliere i messaggi».
Dal punto di vista ecclesiale e pastorale, ci sono attese particolari nei confronti di questa “spiritualità di Medjugorje”?
«Bisogna riconoscere che questo fenomeno favorisce il riavvicinamento alla Chiesa e ai sacramenti più di altre proposte. Ma non dobbiamo caricarlo di troppe aspettative. Già indicazioni uscite tempo addietro raccomandavano di curare con attenzione queste forme di spiritualità mariana. Perchè ci sono dei rischi. C’è il rischio che diventi qualcosa di esclusivo, quando invece ogni azione ecclesiale deve essere missionaria, allargare lo sguardo e coinvolgere gli altri. C’è il rischio di convincersi che “tutti devono fare così”, come se la spiritualità che scaturisce dai luoghi delle presunte apparizioni fosse l’unica possibile. Infine, c’è il rischio di un’eccessiva spiritualizzazione che non aiuta ad entrare veramente in contatto con i nodi della vita di tutti i giorni. Di affidarsi all’intercessione materna di Maria senza stare dentro alle situazioni. Pregare è importante, ma per andare nel mondo, non per cercare solo conforto personale, pure importante, ma per dire una parola nuova nelle situazioni della vita».
La Nota mette quanto accade a Medjugorje sullo stesso piano di altri Santuari sparsi nel mondo. È un modo per “normalizzare” il fenomeno?
«Tutti questi fenomeni vanno presi con discrezione, la Chiesa non ha mai obbligato nessuno ad accoglierli proprio perché non si sostituiscono all’azione del Signore. Sono un aiuto, uno sprone, ma posso vivere la mia fede anche senza tenerne conto».
Andrea Frison
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