«Se non fosse stato accolto nella nostra struttura di social housing, Collins probabilmente non avrebbe potuto essere qui, ora, a raccontare la sua storia. Possiamo dire che l’accoglienza gli ha salvato la vita». Carla Cabitza, responsabile del servizio-segno Social Housing di Caritas Diocesana Vicentina, non usa mezzi termini per raccontare la vicenda di quest’uomo di 72 anni, giunto in Italia dal Ghana nel 1994 per trovare un lavoro con cui mantenere la moglie e i quattro figli, rimasti nel Paese africano.
È stato accolto in Casa Beato Claudio Granzotto a Vicenza nel maggio del 2024, in seguito a una segnalazione dei volontari Caritas di Carmignano di Brenta. La situazione di Collins era, infatti, disperata, per diversi motivi.
Innanzitutto, era rimasto senza una casa. L’abitazione in cui viveva a Carmignano, sprovvista di acqua potabile, era stata venduta all’asta e lui ha dovuto lasciarla, senza un luogo in cui andare. Non aveva, infatti, un reddito su cui poter contare. Dopo aver lavorato per oltre vent’anni, l’avanzare dell’età e una salute precaria, a causa del diabete, di una cardiopatia e di problemi al ginocchio e alla schiena, gli hanno impedito di proseguire. Per motivi burocratici, inoltre, non può ancora godere della pensione.
Dopo un primo inserimento presso una struttura di Padova, grazie all’accompagnamento dei volontari Caritas, ecco finalmente l’ingresso in Casa Beato Claudio Granzotto, dove Collins ha potuto riannodare i fili della sua vita. Un’accoglienza sostenuta dal progetto “Per un abitare possibile”, finanziato da Caritas Italiana con fondi 8xmille CEI.
«Qui sono molto tranquillo e tutti mi vogliono bene – racconta –. La salute, dopo diverse operazioni, è migliorata e i volontari mi aiutano nell’assunzione corretta dei farmaci. C’è inoltre un’assistente familiare (messa a disposizione tramite il progetto “A.S.T.R.I. – Anziani Supportati Territorialmente da Rete Integrata”, finanziato da Fondazione Cariverona, ndr) che mi aiuta a tenere in ordine la stanza in cui sono alloggiato».
«Collins mangia presso la mensa di Casa Santa Lucia – prosegue Carla Cabitza – e, come forma di restituzione del sostegno ricevuto, collabora con gli operatori e gli altri ospiti. Gli abbiamo trovato un amministratore di sostegno e lo stiamo aiutando nelle pratiche per ottenere l’invalidità e, soprattutto, l’agognata pensione».
È questo, infatti, il grande sogno di Collins: avere il meritato riconoscimento per tutti gli anni di lavoro in Italia. «Con la pensione – afferma emozionato – potrò coronare un sogno ancora più grande: tornare in Ghana e riabbracciare la mia famiglia».
Guido Gasparini
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Forza Collins ❤️