In molti comuni del vicentino, compreso il capoluogo, feste di piazza e sfilate di carri e maschere si svolgeranno, anche a causa del maltempo di sabato scorso, nel presente fine settimana. Non a Venezia, dove il Carnevale è una cosa seria (!) e proprio per questo termina in ogni caso, qualunque sia il meteo, con il martedì grasso, senza possibilità di inopportuni tempi supplementari. Già, perché intanto, mercoledì, è iniziata la Quaresima.
A Cortina d’Ampezzo, secondo antica tradizione, martedì a mezzanotte la campana grande della centralissima parrocchia dei Santi Filippo e Giacomo ha suonato a lungo a distesa per ricordare a valligiani e atleti olimpici la fine del Carnevale e l’inizio del tempo penitenziale che precede e prepara la Pasqua. L’avranno ascoltata? Qualcuno certamente sì, vista la buona presenza di sportivi alle messe celebrate nella stessa basilica in questi giorni, oltre che in italiano, anche in lingua inglese e tedesca.
Ma di certo, la Quaresima, con il suo messaggio spirituale, è oggi accolta da pochi, guardata con sufficienza da molti, del tutto dimenticata dai più. Anche nel pomeriggio e nella sera delle Ceneri, approfittando forse del prolungarsi del ponte scolastico, non sono mancati ritrovi conviviali e feste di varia natura, perfino con contorni istituzionali. Ma se ogni momento è buono per far festa – ci vien da pensare – nessun momento finisce per esserlo più. Da qui quella noia, quel sentimento del “non senso” che spesso sembra impadronirsi del cuore di molti, giovani e meno giovani, e a cui contribuisce anche questo appiattimento del tempo, dove tutto è sempre ugualmente permesso e possibile e nulla è più atteso e desiderato. Se l’ultimo weekend di carnevale piove, molto più educativo (e non solo per ragioni religiose) sarebbe annullare la manifestazione, piuttosto che rimandarla al primo fine settimana di Quaresima.
Nella vita a volte è necessario saper rinunciare. Invece il mondo sembra vivere nella consapevole e colpevole illusione che la vita possa essere un Carnevale senza fine e anche noi, trascurando la Quaresima, finiamo per indossare sempre nuove maschere e diventiamo più fragili davanti ai problemi e alle fatiche, impreparati ad accogliere il limite, a riconciliarci con esso, a ritrovare uno spazio che ci apra ad una dimensione diversa e più profonda, quella dello spirito. Non per disprezzo della carne e delle cose del mondo, ma per il riconoscimento della loro radicale incapacità, da sole, a fornirci ragioni e prospettive di vita. E allora dopo le feste del Carnevale, la Quaresima arriva – per chi è disposto ad accoglierla – a ricordarci, con un pizzico di cenere sul capo, il carattere effimero dell’esistenza e ad aiutarci (con il suo invito alla preghiera, alla carità e al digiuno, agendo cioè per salutare sottrazione) a rimettere il mistero e la presenza di Dio al centro della nostra vita.
Nel suo Messaggio per la Quaresima di quest’anno, papa Leone ci propone di riscoprire e praticare in particolare l’ascolto della Parola di Dio e il digiuno. Due cose collegate più strettamente di quanto non possa a prima vista sembrare. Non solo perché quando si rinuncia ad un pasto quel tempo andrebbe dedicato alla preghiera (“non digiuna veramente chi non si nutre della Parola di Dio”, ricorda il Papa), ma anche perché la prima condizione per ascoltare è sempre quella di fare silenzio, cioè di digiunare dalle parole, soprattutto quelle cattive, taglienti, giudicanti, che troppe volte affiorano sulle nostre labbra e avvelenano i nostri rapporti. “Sforziamoci – scrive Leone – di imparare a misurare le parole e a coltivare la gentilezza: in famiglia, tra gli amici, nei luoghi di lavoro, nei social media, nei dibattiti politici, nei mezzi di comunicazione, nelle comunità cristiane”. Tutto questo sarà possibile ed efficace, conclude il Messaggio, se sarà fatto “insieme”, cioè, se credendoci davvero, ci aiuteremo gli uni gli altri a vivere in modo diverso questo tempo benedetto che la Chiesa ancora una volta ci offre per rientrare in noi stessi e fare esperienza dell’amore di Dio.
Alessio Graziani, donalessio@lavocedeiberici.it
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