Un terreno franato, una pista da sci e un’ex cava di marmo tornano a vivere e a colorarsi di verde all’insegna della biodiversità: a renderlo possibile è il progetto IN.E.R.BIO – acronimo di INerbimenti per Ecosistemi Resilienti e BIOdiversi – che punta a recuperare terreni degradati attraverso l’inerbimento con specie autoctone. Un sistema antico e tradizionale, ma che viene realizzato con il sostegno di una solida base scientifica e tecnica e ha lo scopo di promuovere e sostenere gli equilibri ecologici di uno specifico territorio.
Il progetto, che vede la partecipazione anche dell’Università di Padova, parte infatti dalla realizzazione di un catasto delle praterie semi-naturali ad alta biodiversità che possono diventare la fonte da cui “attingere” i materiali vegetali più adatti per gli inerbimenti, scegliendo in base al luogo a cui sono destinati. Si crea così, di fatto, una filiera corta che permette di tutelare il terreno e favorire la biodiversità, grazie ad habitat naturali più resistenti e adatti a ospitare insetti impollinatori nei contesti dove è necessario ripristinare superfici degradate: dalle scarpate stradali alle aree industriali, da cave e frane a nuove urbanizzazioni.
Le prime applicazioni pratiche sono già state avviate tra giugno e luglio. A Recoaro Mille, la sperimentazione sta prendendo forma con un intervento di ripristino in quella che è conosciuta come la zona della frana Fantoni. Il terreno a margine di una strada colpita da uno smottamento si sta trasformando in prateria grazie alla posa di circa 30 quintali di erba verde provenienti da un’azienda agricola di Staro. A Melette 2000, sull’Altopiano di Asiago, si sta invece lavorando al recupero ambientale di una pista da sci: in questo caso, su una superficie di circa 3,4 ettari, si è scelto di usare fieno e sementi raccolti da prati e pascoli naturali, selezionati a quote differenti per favorire un inerbimento coerente con l’ecosistema locale. Il fieno, raccolto nei prati naturali di Rubbio, è stato steso nella parte più bassa della pista, a una quota di circa 1.400 metri; nella porzione superiore, a partire da 1.500 metri di quota, sono stati invece distribuiti i semi raccolti nei prati della Piana di Marcesina mediante l’impiego del Seed Stripper, una piccola macchina semovente che strappa i semi e la parte apicale delle piante, senza rimuovere l’intero strato erboso superficiale.
«Si tratta di interventi che daranno un risultato tangibile nell’arco di un paio di anni – spiega Matteo Varotto di Agridinamica, responsabile operativo del progetto -. Tuttavia i monitoraggi realizzati mostrano già i primi frutti: nei punti più fertili qualche seme sta già germinando. A Recoaro gli interventi svolgono inoltre già la loro funzione di mitigazione del rischio idrogeologico, mentre alle Melette stanno favorendo la crescita dell’erba già presente a pascolo. Con questo progetto recuperiamo metodi tradizionali, ma li applichiamo secondo criteri scientifici selezionando le specie e studiando i tempi di raccolta e semina. L’innovazione sta proprio nella creazione di questa filiera».
«Il progetto – spiega Michele Scotton, professore del Dipartimento DAFNAE dell’Università di Padova – dà vita alla filiera, completamente nuova, delle praterie da seme ad alta biodiversità. Gli agricoltori diventano protagonisti producendo un materiale innovativo che può essere utilizzato anche come “pacciamatura attiva” per il rinverdimento. Un prodotto che unisce i due valori: ambientale ed economico, creando un collegamento diretto tra chi produce e chi deve realizzare interventi di inerbimento».
Sempre nell’Altopiano, nel territorio di Valbrenta, è in programma l’avvio, entro la fine del mese, di un altro cantiere sperimentale che si occuperà del ripristino di un’ex cava di marmo rosso e della sua riconversione a pascolo naturale.
Il progetto IN.E.R.BIO è coordinato da Landes Srl e si fonda su un partenariato multidisciplinare che integra competenze scientifiche, agronomiche e operative. La guida scientifica è affidata al Dipartimento DAFNAE dell’Università di Padova, in collaborazione con Agridinamica Srl, centro specializzato in sperimentazione agronomica. Sul fronte territoriale partecipano l’Unione Montana “Spettabile Reggenza dei Sette Comuni”, Vi.Abilità e l’Associazione Regionale Albo dei Cavatori del Veneto, mentre la componente agricola è rappresentata dalle aziende Elena ed Eligio Bertacco di Marostica (VI) e Loris Cortese di Schiavon (VI), che gestiscono rispettivamente Malga Valleranetta e Frolla Seconda sull’Altopiano di Asiago.
Vincenzo Grandi
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