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Carcere e caldo estremo: sovraffollamento e disagio psichico aggravano l’emergenza

A quarant'anni dall'inaugurazione della casa circondariale "Del Papa" di Vicenza, il sovraffollamento, le ondate di calore e l'elevata incidenza di disturbi psichiatrici mettono in evidenza le criticità della struttura. Il medico responsabile della salute dei detenuti e la presidente della cooperativa Tangram chiedono una maggiore attenzione da parte del territorio.

31 Luglio 2026
in Territorio, In primo piano
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Carcere e caldo estremo: sovraffollamento e disagio psichico aggravano l’emergenza

A quarant’anni dall’inaugurazione, avvenuta nel 1986, la casa circondariale “Del Papa” di Vicenza continua a fare i conti con molte delle criticità che caratterizzano il sistema penitenziario italiano. La struttura, progettata per ospitare circa 276 persone, accoglie oggi 356 detenuti, con un sovraffollamento che rende ancora più difficili le condizioni di vita durante le sempre più frequenti ondate di calore.

Le ore d’aria vengono trascorse nelle ore più calde della giornata su un piazzale asfaltato, mentre gli ambienti interni sono privi di climatizzazione. La struttura in cemento accumula rapidamente il calore, rendendo particolarmente pesante la permanenza nelle celle.

Il medico: «Le ondate di calore aumentano i fattori di rischio»

«La struttura presenta diversi fattori di rischio durante le ondate di calore. La presenza di ventilatori permette di mitigare la situazione, ma le condizioni dei detenuti con queste temperature sono pesanti», spiega Stefano Tolio, medico dell’Ulss 8 Berica e responsabile della salute all’interno del carcere di Vicenza.

Le sue parole arrivano dopo la visita compiuta il 14 luglio da una delegazione composta da rappresentanti delle istituzioni, della società civile e della Diocesi di Vicenza, nell’ambito della giornata nazionale promossa per richiamare l’attenzione sulle condizioni delle carceri italiane e sul valore dell’articolo 27 della Costituzione, secondo cui «le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato».

La struttura può accogliere 276 detenuti, ma attualmente sono 356, di cui 162 di origine straniera e appartenenti a 33 nazionalità diverse

Per Tolio il tema riguarda non solo ciò che accade all’interno delle mura del carcere, ma anche il rapporto con il territorio.

«Tutto il lavoro che cerchiamo di fare qui dentro viene vanificato se, una volta scontata la pena, il detenuto esce e non trova un percorso di accompagnamento. Possiamo anche decidere di non interessarcene, ma quella persona continuerà a vivere in mezzo a noi. Il disagio psichico non accompagnato e non curato può generare costi molto più alti per tutta la società.»

Il nodo della salute mentale

Tra le criticità più rilevanti emerge quella del disagio psichico. Secondo i dati illustrati dal medico, l’88% dei detenuti è in terapia farmacologica, mentre circa un terzo presenta problematiche di natura psichiatrica.

«Non si tratta soltanto di tossicodipendenza», precisa Tolio. «L’assunzione irregolare di farmaci è molto diffusa già prima dell’ingresso in carcere. Molte persone arrivano senza aver seguito percorsi sanitari regolari e scoprono che qui ogni terapia richiede una prescrizione medica. Questo genera spesso tensioni e conflitti.»

Secondo il responsabile sanitario, però, è anche il contesto detentivo ad alimentare il problema.

«Il carcere rafforza la dipendenza. Il farmaco non rappresenta più soltanto una cura, ma diventa uno strumento per affrontare le condizioni della detenzione.»

L’88 per cento dei detenuti è farmaco dipendente, circa un terzo manifesta problematiche psichiatriche

Circa la metà dei farmaci prescritti sono psicofarmaci utilizzati per trattare ansia, insonnia, depressione e stati di agitazione. In alcuni casi diventano anche una vera e propria moneta di scambio tra detenuti.

«Abbiamo situazioni in cui il farmaco viene polverizzato e sniffato oppure detenuti che fingono di assumerlo senza deglutirlo. Noi però siamo personale sanitario, non personale di polizia penitenziaria. Dobbiamo mantenere un equilibrio delicato tra le esigenze di sicurezza e la relazione di fiducia che deve esistere tra medico e paziente.»

Barbara Balbi: «Il carcere è lo specchio della nostra società»

Alla visita del 14 luglio ha preso parte anche Barbara Balbi, presidente della cooperativa sociale Tangram.

«Le possibilità sono due: gettare la chiave e considerare il carcere come un mondo parallelo oppure accettare il fatto che il carcere è lo specchio della nostra società.»

Attualmente nella casa circondariale di Vicenza sono presenti 356 detenuti. Circa 250 partecipano ad attività lavorative, percorsi di formazione professionale, studio, laboratori e attività ricreative. Gli stranieri sono 162, appartenenti a 33 nazionalità, in prevalenza provenienti dal Nord Africa.

Spazi insufficienti e pochi mediatori culturali

Secondo Balbi, le criticità riguardano anche gli spazi e il personale.

«Gli ambienti comuni risultano poco adatti allo svolgimento delle attività quotidiane e permane un problema di organico. I mediatori culturali sono soltanto due. Recentemente è stato incarcerato un uomo di nazionalità cinese con il quale nessuno riusciva a comunicare. Fortunatamente è stato possibile coinvolgere un suo connazionale già detenuto.»

«Il territorio deve entrare in carcere»

Per la presidente di Tangram, la visita ha avuto soprattutto un valore simbolico.

«Abbiamo portato il territorio dentro il carcere. È fondamentale mantenere alta l’attenzione su questa realtà. Dall’esterno si percepisce soltanto una parte di ciò che accade. Il carcere è un mondo fatto di spazi, tempi, attese e regole proprie.»

Tra le necessità più urgenti individua alcuni interventi concreti.

«Servirebbero alberature nel cortile, per offrire un po’ di ombra durante l’estate, e una maggiore disponibilità delle imprese del territorio ad accogliere le persone detenute che possono lavorare. Il reinserimento comincia già durante la detenzione e coinvolge tutta la comunità.»

Andrea Frison

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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