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Home Chiesa

Il Papa risponde a Trump: «Non sono un politico, parlo di Vangelo»

14 Aprile 2026
in Chiesa, In primo piano
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Il Papa risponde a Trump: «Non sono un politico, parlo di Vangelo»

“Io non guardo al mio ruolo come a un politico, non sono un politico, io non voglio entrare in un dibattito con lui”. Così Leone XIV ha risposto alle domande dei circa 70 giornalisti che lo accompagnano nel suo terzo viaggio apostolico internazionale, destinazione Africa. Interpellato in merito al duro attacco, senza precedenti, del presidente Trump sul suo social Truth, sul volo da Roma ad Algeri ha osservato: “Non penso che il messaggio del Vangelo debba essere abusato come alcuni stanno facendo. Io continuo a parlare forte contro la guerra, cercando di promuovere la pace, promuovendo il dialogo e il multilateralismo con gli Stati per cercare soluzioni ai problemi. Troppa gente sta soffrendo oggi, troppi innocenti sono stati uccisi e credo che qualcuno debba alzarsi e dire che c’è una via migliore”. Il messaggio del Papa, ha osservato ancora Leone, è “sempre lo stesso: la pace. Lo dico per tutti i leader del mondo, non solo lui: cerchiamo di finire con le guerre e promuovere pace e riconciliazione”.
“Io non ho paura dell’amministrazione di Trump”, ha rivelato inoltre Leone: “Continuerò a parlare a voce alta del messaggio del Vangelo, quello per cui la Chiesa lavora”.
“Noi non siamo politici – ha ribadito – non guardiamo alla politica estera con la stessa prospettiva. Ma crediamo nel messaggio del Vangelo come costruttori di pace”. E proprio all’insegna della pace, in linea con lo stile del suo pontificato e in continuità con il forte appello rivolto al mondo nella Veglia per la pace di sabato scorso a San Pietro, è cominciato il terzo viaggio apostolico internazionale del Pontefice, che lo ha portato come prima tappa – primo papa della storia – a visitare l’Algeria, dove era già stato due volte, nel 2001 e nel 2013, da figlio spirituale di Sant’Agostino. Ippona, oggi Annaba, ha spiegato Leone sempre in aereo, “è una benedizione per me personalmente, ma credo anche per la Chiesa e per il mondo, perché
dobbiamo cercare sempre ponti per costruire la pace e la riconciliazione”.
Il viaggio in Africa, ha ricordato del resto il Santo Padre, doveva essere il primo viaggio del pontificato: per l’Algeria, è un “sogno” che si avvera, come ha sottolineato il card. Jean-Paul Vesco, salutando il Papa al suo arrivo e citando il “sogno” di Martin Luther King.

“Dio desidera per ogni nazione la pace: una pace che non è solo assenza di conflitto, ma espressione di giustizia e di dignità”,

il saluto pronunciato durante la visita al Monumento dei martiri della guerra di indipendenza: “E questa pace, che permette di andare incontro al futuro con animo riconciliato, è possibile solo nel perdono”. “Il futuro appartiene agli uomini e alle donne di pace”, la tesi di fondo del Pontefice.

“In un mondo pieno di scontri e incomprensioni, incontriamoci e cerchiamo di comprenderci, riconoscendo che siamo una sola famiglia”,

l’appello nel suo secondo discorso, rivolto alle autorità, alla società civile e al Corpo diplomatico dal palazzo presidenziale di Algeri. “No” alla diseguaglianza e all’ esclusione, “sì”, invece, al dialogo “con le istanze di tutti”, vicini e lontani, senza moltiplicare incomprensioni e conflitti, ma rispettando la dignità di ognuno per diventare
“protagonisti di un nuovo corso della storia, oggi più urgente che mai, a fronte di continue violazioni del diritto internazionale e di tentazioni neocoloniali”.
“Promuovere una società civile viva, dinamica, libera, in cui specialmente ai giovani sia riconosciuta la capacità di contribuire ad allargare l’orizzonte della speranza per tutti”, l’invito alle autorità, “chiamate non a dominare, ma a servire il popolo e il suo sviluppo”.
“Sono illeciti guadagni quelli di chi specula sulla vita umana, la cui dignità è inviolabile”,
il monito del Papa, che ha esortato a non fare del Mediterraneo e del Sahara – da millenni luoghi di reciproco arricchimento fra i popoli e le culture – “cimiteri dove muore anche la speranza”: “Liberiamo dal male questi immensi bacini di storia e di futuro! Moltiplichiamo le oasi di pace, denunciamo e rimuoviamo le cause della disperazione, combattiamo chi lucra sulla sventura altrui!”.

“No” alle “assurde polarizzazioni” generate dal fondamentalismo e della secolarizzazione, che si trasformano, da una parte, in “linguaggi blasfemi di violenza e di sopraffazione” e, dall’altra, in “segni senza più significato, nel grande mercato di consumi che non saziano”.

La parola dignità, insieme alla parola pace, è risuonata anche nelle parole pronunciate a braccio nella visita alla Grande Moschea di Algeri: “Con lo spirito, con questo luogo preghiera, con la ricerca della verità anche attraverso lo studio e con la capacità di riconoscere la dignità ogni essere umano sappiamo – e oggi con questo incontro ne abbiamo la prova – che possiamo imparare a rispettarci mutualmente, a vivere in armonia e a costruire un mondo di pace”. “Questo pomeriggio prego per voi, per il popolo di Algeria, per tutti i popoli della terra perché la giustizia del Regno di Dio si faccia presente anche in mezzo a noi e che siamo tutti sempre più convinti della necessità di essere promotori di pace, di riconciliazione, di perdono, di quella che è veramente la mente di Dio per tutta la sua creazione”, ha concluso.
“Promuovere pace e unità, in un mondo dove divisioni e guerre seminano dolore e morte tra le nazioni, nelle comunità e perfino nelle famiglie”,
la consegna alla comunità algerina, incontrata nella basilica di Nostra Signora d’Africa. L’esempio è ancora quello dei martiri di Algeria, che “di fronte all’odio e alla violenza sono rimasti fedeli alla carità fino al sacrificio della vita, assieme a tanti altri uomini e donne, cristiani e musulmani”.

M.Michela Nicolais

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