L’8 febbraio, ogni anno, le comunità cristiane di tutto il mondo si fermano per pregare, riflettere e interrogarsi davanti a una delle ferite più profonde e meno visibili del nostro tempo: la tratta di persone. Il tema scelto quest’anno, “La pace comincia con la dignità”, richiama con forza un principio evangelico essenziale: non può esserci pace autentica dove la persona è ridotta a merce, privata della libertà, del corpo, della voce. La data non è casuale, coincide con la memoria liturgica di Santa Giuseppina Bakhita, bambina e donna segnata dalla schiavitù e diventata, dopo la liberazione, simbolo universale dell’impegno della Chiesa per porre fine alla tratta. È alla sua storia che si affida il compito di ricordare che la dignità umana non si perde, nemmeno quando viene calpestata.
COS’È LA TRATTA
La tratta di esseri umani è un fenomeno complesso e globale, che coinvolge milioni di persone e assume forme diverse: sfruttamento sessuale, lavorativo, matrimoni forzati, accattonaggio, traffico di organi. È un sistema che prospera sulle disuguaglianze, sulle povertà materiali e relazionali, sulle illusioni di una vita migliore, sulla fragilità di chi è costretto a partire o a sopravvivere. Donne e ragazze restano le più colpite, ma cresce anche lo sfruttamento degli uomini e transessuali, legato al lavoro nero e alle filiere illegali. Dietro ogni numero c’è una storia, spesso segnata da violenza, inganno, isolamento, e davanti a queste storie la Chiesa è chiamata non solo a denunciare, ma a farsi prossima, a custodire, a ricostruire. È in questo orizzonte che dodici anni fa papa Francesco ha voluto istituire questa giornata, raccogliendo la richiesta di religiose impegnate in prima linea contro la tratta, perché la preghiera non resti separata dalla responsabilità e l’indignazione si trasformi in scelte concrete.
INCONTRO A SCHIO
A incarnare questo impegno, nel territorio veneto, sono anche le Suore Francescane dei poveri, da anni accanto alle donne vittime di tratta. A raccontarlo è suor Carla, che spiega come questa giornata sia il frutto di un cammino condiviso che coinvolto: dalla strada agli appartamenti. Donne che arrivano spezzate, diffidenti, spesso incapaci di raccontare la propria storia per mesi, dopo essere state schiavizzate, picchiate, violentate. Il lavoro di accoglienza è paziente, quotidiano, fatto di ascolto e di fiducia ricostruita lentamente, fino a permettere un percorso di autonomia, documenti regolari, lavoro e casa. Un cammino possibile anche grazie alla rete regionale antitratta Progetto Navigare, che unisce associazioni e istituzioni nelle diverse fasi di emersione, protezione e accompagnamento. In questo contesto si inserisce l’iniziativa dei “pellegrini di giustizia contro la tratta”: un gruppo di giovani e adulti che il 7 febbraio partirà da Vicenza per percorrere il cammino di Santa Bakhita e raggiungere Schio, portando con sé le lampade consegnate durante la veglia di preghiera come segno di impegno a stare dalla parte delle persone più vulnerabili.«Siamo una goccia nel mare» aggiunge suor Carla, «ma ogni goccia scava la roccia. Possiamo essere quei granelli di sabbia che inceppano gli ingranaggi dei sistemi criminali».
CAPANNA DI BETLEMME
Accanto a questo impegno, anche la Comunità San Francesco, con la Capanna di Betlemme. Si tratta di realtà di accoglienza dell’associazione Comunità Papa Giovanni XXIII fondata da don Oreste Benzi a Monticello Conte Otto. La struttura svolge un ruolo essenziale come accoglienza immediata per persone che escono da contesti di sfruttamento, soprattutto lavorativo, offrendo un tempo breve ma decisivo di protezione e orientamento, prima dell’inserimento nei percorsi regionali di progetto Navigare. «Accogliamo le persone per permettere loro di riprendersi, di respirare, di sentirsi al sicuro per poi intraprendere un percorso di accompagnamento e reinserimento » spiega Paola Bertolini. È un lavoro silenzioso e quotidiano, che restituisce dignità, nella convinzione che ogni persona possa rialzarsi se trova uno spazio sicuro in cui essere accolta. E come recita la veglia di preghiera per la Giornata contro la tratta di persone: «La dignità è la fiamma che nessuna tenebra può spegnere. La pace comincia quando la dignità è rispettata».
Giada Zandonà
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