Sono passati 15 anni da quando, con il decreto denominato “Salva Italia” del 2011, il governo Monti rese possibile l’apertura domenicale e festiva degli esercizi commerciali di tutta Italia (prima autorizzata invece solo nelle località turistiche). Un provvedimento che destò inizialmente molte polemiche e trovò l’opposizione di sindacati, associazioni di categoria e anche della Chiesa cattolica, preoccupati rispettivamente di non veder più tutelati il diritto al riposo settimanale dei lavoratori, la tenuta dei piccoli negozi a conduzione familiare, l’unità stessa delle famiglie e la possibilità di santificare le feste. Alcune catene di supermercati del nostro territorio inizialmente provarono ad andare controcorrente, lanciando campagne pubblicitarie che associavano il proprio brand al valore della chiusura domenicale, ma alla fine, nel giro di pochi anni, tutti cedettero, omologandosi alle logiche di un mercato e di una concorrenza sempre più aggressivi.
E così, a parte poche rare eccezioni, centri commerciali e supermercati restano oggi sempre aperti, chiudendo giusto giusto nei giorni di Natale, Pasqua, Capodanno e Ferragosto (ma non tutti). Anche la Chiesa italiana su questo tema da tempo sembra aver un po’ gettato la spugna, pur nell’evidenza che i nuovi e scintillanti santuari del consumismo contribuiscono ogni domenica a distogliere i fedeli dal frequentare le proprie chiese. Papa Francesco nel suo Magistero ha, invero, più volte ribadito il monito contro una cultura che riduce l’uomo a cliente-consumatore in una società basata solo sulle logiche del mercato e del commercio.
A mettere in discussione la scelta, alcuni giorni fa, è stato l’Ufficio Studi della Coop che, analizzando i dati dei propri oltre duemila punti vendita sul territorio nazionale, ha suggerito l’idea che tenere chiuso la domenica sarebbe forse un bene per tutti. Per gli esercenti, che in realtà con l’apertura domenicale non aumentano il proprio profitto, vedendo solo gli incassi spalmati su sette anziché su sei giorni lavorativi, a fronte però di maggiori spese per il personale e le utenze dei punti vendita. Per i lavoratori, che il più delle volte mal sopportano i turni festivi lamentando come questi compromettano la qualità del loro riposo e della loro vita sociale e familiare.
E i clienti? Alcuni sondaggi metterebbero in luce un sostanziale favore alla chiusura domenicale in nome di una solidarietà verso chi è costretto a lavorare in giorno festivo. Sensibilità in linea con il dato che vede i giovani sempre meno disposti a lavorare il sabato e la domenica. D’altra parte, però, molti cittadini dicono anche di non voler rinunciare alla comodità di poter andare al supermercato di domenica, divenuta (tristemente) per una maggioranza di persone il giorno delle pulizie di casa e della spesa settimanale.
Proprio in tale contesto sociologico e antropologico potrebbe trovare terreno fertile la proposta cristiana, con la sua idea di un giorno libero dai lavori servili, in cui – come spiegò mirabilmente già nel 1998 Giovanni Paolo II nella lettera Dies Domini sulla domenica – dedicarsi ad attività realmente ricreative, segnate dalla gratuità, dalla bellezza, dalle relazioni. Un giorno santificato andando in chiesa, ma anche facendo una passeggiata nella natura o nei luoghi d’arte, restando in famiglia e con le persone amate, visitando un anziano o un malato, recuperando la dimensione del gioco o del volontariato.
Se le leggi dello Stato non tutelano tutto questo, ancor più importante diviene la libera scelta del singolo cittadino, che può esercitare un’obiezione di coscienza decidendo di non frequentare di domenica (se non per vera emergenza) centri commerciali e supermercati, dedicandosi piuttosto ad attività alternative, non basate su logiche di mero consumo e commercio. Per i supermercati si potrebbe al limite prevedere sul territorio un’apertura a rotazione, come quella già attuata da tempo con profitto per le farmacie, garantendo così un servizio, ma riducendo i disagi per i lavoratori e soprattutto aiutando le persone a vivere in modo più umanizzante e arricchente quel giorno festivo che, per noi cristiani è giorno di Risurrezione.
Alessio Graziani, donalessio@lavocedeiberici.it
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