Il cammino sinodale chiede strutturalmente l’ascolto. Lo si sapeva, ma questi mesi di attività pastorale lo hanno confermato in modo importante e concreto. La sfida ora è fare in modo che questo sia un atteggiamento stabile assunto dalle nostre comunità e dalla pastorale ordinaria. Anche per questo motivo nella recente Assemblea generale della Cei tra le varie decisione assunte dai Vescovi c’è anche quella di proseguire con l’ascolto come scelta prioritaria anche nel prossimo anno pastorale 2022-2023.
In tale contesto la veglia di Pentecoste presieduta dal vescovo Beniamino sabato 4 giugno in Cattedrale ha assunto un significato particolare. Da tempo questo appuntamento si caratterizza a livello diocesano per la presenza e la preghiera con le aggregazioni laicali e per il mandato che il Vescovo dà ai nuovi componenti dei gruppi ministeriali.
L’edizione 2022 della veglia ha visto anche l’affidamento ideale ad alcuni rappresentanti della Chiesa vicentina della sintesi degli scambi fraterni e degli incontri nell’ambito del cammino sinodale a livello di singole comunità, realtà associate o rappresentanze di realtà specifiche Nell’omelia durante la veglia di Pentecoste il vescovo Beniamino ha sottolineato il valore dell’ascolto che si è realizzato anche nella nostra diocesi. A livello diocesano sono arrivati 109 contributi, mentre a lla Segreteria generale del Cammino Sinodale delle Chiese in Italia sono pervenuti 206 contributi con un coinvolgimento, stimato a livello nazionale, di circa 40mila gruppi sinodali per un totale di circa 500mila persone coinvolte.
Anche il mandato che ha riguardato 46 componenti di 21 gruppi ministeriali, va inteso in tale prospettiva. Il vescovo Beniamino al riguardo ha evidenziato come non si tratti di «un mandato individuale, ma al gruppo perché dentro a una comunità non siamo mai da soli». Rispetto allo stile con cui vivere questa nuova responsabilità il Vescovo ha sottolineato «lo spirito di servizio e il senso di inadeguatezza che vive chi assume un compito simile». Il camminare insieme diventa un modo per condividere questi passaggi e anche le difficoltà che possono presentarsi.
Questi passaggi, vissuti all’interno del cammino sinodale, guardano come tappa significativa – ha ricordato mons. Pizziol – al Giubileo del 2025.
Rispetto alle sintesi del primo momento di discernimento del cammino sinodale il vescovo Beniamino ha raccomandato diventino materiale di riflessione e confronto dentro le unità pastorali, dentro i movimenti e le associazioni ecclesiali, come modalità concreta per proseguire insieme il cammino di Chiesa.
Un altro momento sinodale importante è stata la seduta del Consiglio pastorale diocesano del lunedì successivo (lunedì 6 giugno ndr) in cui è stata presentata la sintesi del lavoro di discernimento e alcune testimonianze concrete di come si è realizzato questo tempo di ascolto. Dopo la sintesi presentata da don Flavio Marchesini e da Graziano Cazzaro Monica, Anna, Sonia e Franco hanno portato le loro t estimonianze circa l’esperienza di ascolto con riferimento alla disabilità, agli insegnanti di religione e ai gruppi ministeriali. Queste presentazioni hanno confermato l’importanza di ascoltare la vita nella sua concretezza e di riuscire a dare continuità a questa esperienza di ascolto, indicazione questa che rappresenta la vera sfida che attende anche la Chiesa che è in Vicenza. Tutto questo ha confermato come la comunità ecclesiale sia in debito di ascolto nei confronti di numerose realtà e in particolare verso i giovani e le donne e come l’ascolto sia possibile e realizzabile.
È questo un vissuto che anche i Vescovi stessi hanno espresso nella loro assemblea generale di fine maggio, come ha raccontato mons. Pizziol. «È stata colta – ha detto – la novità di metodo e di prospettiva».
Dai Vescovi sono giunte anche alcune indicazioni per il cammino successivo. Dal molto materiale pervenuto alla Segreteria centrale hanno individuato, quello che hanno chiamato tre cantieri che il vescovo Beniamino ha quindi richiamato. «Il cantiere degli operatori pastorali – intesi in senso ampio – con riferimento alla corresponsabilità e alla formazione congiunta». Il secondo cantiere è quello «dell’ascolto dei mondi poveri e fragili e dei mondi professionali». Da ultimo i vescovi hanno indicato «il cantiere delle strutture per evitare l’affanno di Marta e Maria e per valorizzare anche l’esperienza feriale della Chiesa». C’è infine un quarto snodo che l’Assemblea dei Vescovi ha significativamente lasciato a ogni Chiesa locale per poterlo individuare a partire dalle caratteristiche e necessità tipiche di ogni realtà.


