Intervista

Undici anni dedicati all’acqua «bene unico e prezioso»

di Vincenzo Grandi


Angelo Guzzo lascia la guida di Viacqua con un bilancio positivo sia sotto il profilo economico che dei valori promossi.

«Una bellissima avventura vissuta con passione e impegno, nella consapevolezza della responsabilità di gestire ogni giorno un bene unico e prezioso come l’acqua». Non nasconde l’emozione Angelo Guzzo quando gli si chiede come ha vissuto questi undici anni da presidente prima di Acque Vicentine e, dopo la fusione della società con Alto Vicentino Servizi, di Viacqua. Undici anni che formano una stagione che si è chiusa lunedì 21 giugno, quando l’assemblea dei soci ha approvato il bilancio 2020 e nominato il nuovo consiglio di amministrazione del gestore idrico che ha competenza su 68 comuni del Vicentino.

Presidente, partiamo dalla fine: che società lascia?
«Lascio un’azienda che è cresciuta nel tempo e che ha al suo interno un capitale umano straordinario. I risultati raggiunti sono infatti, prima di tutto, il frutto del lavoro di squadra e dell’impegno quotidiano di tante persone. Oggi Viacqua è una società sana, con un patrimonio cresciuto da 24 a quasi 84 milioni di euro netti e una capacità di realizzare investimenti quasi doppia rispetto a 10 anni fa: dai 20,3 milioni di euro del 2011 siamo passati ai 39 milioni del 2020».

Quali sono state le linee guida di questa crescita?
«Ci sono stati dei valori che non sono mai venuti meno. L’organizzazione industriale della società: aspetto indispensabile per ottenere risultati e quindi fare investimenti. Che poi significano, in concreto, depuratori, fognature, controlli sull’acquedotto, tubi e tanti altri interventi di cui il nostro territorio avvertiva il bisogno. Il sostegno alle utenze in diffi coltà, ancora più in questo periodo di emergenza, con oltre un milione di euro di agevolazioni solo nel 2021. La sensibilità verso l’ambiente, perché gestire il servizio idrico significa garantire la qualità dell’acqua che esce dai rubinetti, ma anche di quella che restituiamo ai fiumi. Infine, la consapevolezza di gestire un bene prezioso, che appartiene a tutti».

Rispetto a quest’ultimo punto, da pochi giorni sono trascorsi 10 anni dal referendum per la gestione pubblica dell’acqua.
«Quello è uno di quei momenti che segnano delle cesure nella storia. Dieci anni fa la partecipazione dei cittadini ha determinato una scelta di campo precisa e da lì è iniziata la strada che stiamo ancora percorrendo. Una gestione in cui, ad esempio, gli utili non sono mai andati a rafforzare il patrimonio personale di qualcuno, ma sono sempre serviti a patrimonializzare l’azienda e a realizzare così investimenti sul territorio».

In questo modo i cittadini, attraverso i sindaci, sono i veri proprietari di Viacqua.
«Ho sempre sostenuto l’importanza del controllo pubblico. E lo abbiamo ribadito anche nello statuto scrivendo che “la quota di capitale pubblico in mano a enti locali non potrà in ogni caso essere inferiore al 100% per tutta la durata della società”. I sindaci sono i protagonisti di questa gestione: in questi anni il dialogo e la condivisione delle scelte con il territorio sono stati punti fermi, come dimostrano anche i bilanci approvati all’unanimità».

Quali foto metterebbe nell’albume dei ricordi?
«Sicuramente la fusione tra Acque Vicentine e AVS, che è stata un’operazione straordinaria per il territorio, così come la nascita del consorzio tra gestori veneti Viveracqua, che ha colmato una lacuna nel sistema regionale nell’ottica dell’effi cienza. E poi i sorrisi dei tanti bambini coinvolti nel grande lavoro di educazione ambientale e i volti di tutti gli uomini e le donne con i quali abbiamo condiviso questo cammino. Infine, nella sezione dei ringraziamenti, non mancherebbero le foto dei miei familiari: a partire da mia moglie, che mi ha dato la giusta serenità per affrontare le responsabilità del ruolo, e della mia nipotina, appena arrivata e che già mi fa guardare al futuro con occhi nuovi».