Il nuovo anno ci porterà un (o una) nuovo presidente della Repubblica. Sarà questa la prima fondamentale novità che ci riserverà il 2022 destinata a condizionare il futuro e ad aprire comunque una nuova stagione politica.
Sergio Mattarella senz’altro ci mancherà. Ed è giusto che sia così. Quando si apprezza una persona che ha svolto la sua responsabilità – una delle massime della Repubblica – con grande dedizione e competenza, è normale il dispiacere per l’arrivo del momento che ne segna la conclusione del servizio. Del Presidente Mattarella ricorderemo l’equilibrio, la sobrietà, l’attenzione alle persone (soprattutto le più semplici), la capacità di decisioni di grande rilievo (ricordiamo tutti come ha condotto il Paese fuori dalle secche della crisi di governo del Conte 2).
Di lui vogliamo ricordare, ancora, la limpida e mai ostentata fede che ha sempre coniugato con una sana e consapevole laicità. In tanti hanno provato a convincerlo a restare, ma lui in nome innanzitutto del rispetto sostanziale dello spirito della Costituzione (oltre che per l’età), ha tenuto ferma la barra sulla necessità irrevocabile di un cambio. Se così non dovesse accadere significherà che la nostra classe politica è stata incapace di trovare un nome su cui fare una sintesi alta e autorevole per eleggere il Capo dello Stato. C’è da augurarsi che ciò non accada perché sarebbe davvero una sciagura!
Il Paese è di fronte a un passaggio tanto decisivo quanto incerto: l’esito
del voto per il Quirinale (che si terrà presumibilmente a fine gennaio) può aumentare questa incertezza oppure dare subito una sicurezza. Ci sono almeno due necessità fondamentali che dovrebbero razionalmente condurre a dare continuità all’attuale stagione di (quasi) unità nazionale: da un lato la prosecuzione dell’emergenza vaccinale con la necessità di proseguire in modo massiccio ed efficace la campagna vaccinale (e non solo) e dall’altro l’attuazione da dare al Pnrr.
Dalla decisione, dalla coerenza e dall’efficacia con cui saranno gestite le due emergenze dipenderà il nostro futuro e la possibilità di iniziare una stagione di rinascita. In quest’anno il governo Draghi ha fatto passi decisivi in tale direzione, ma bisogna proseguire e consolidare un lavoro che richiede ancora tempo e impegno.
In tale prospettiva, un’interruzione traumatica della legislatura (molto probabile se finisse l’esperienza di governo delle larghe intese, con l’elezione a maggioranza semplice del Presidente della Repubblica) con le conseguenti elezioni politiche anticipate sarebbe un suicidio incomprensibile per il Paese che si ritroverebbe in una mortifera palude politica. Quello che viene richiesto ai leader politici e ai rappresentanti in Parlamento è di dare un segnale di maturità e di responsabilità ponendo sopra ogni altra cosa l’interesse del Paese e degli italiani. Si elegga dunque il presidente della Repubblica il più rapidamente possibile (già al primo scrutinio) e con il più largo consenso auspicabile
e si dia continuità all’esperienza di governo di (quasi) unità nazionale.
Nomi per una convergenza certo non mancano. Sarebbe auspicabile, come abbiamo già scritto, fosse una donna. Sarebbe un segnale forte e importante. Non mancano le figure di garanzia, tra le quali potrebbe esserci un nome gradito al Centrodestra che in tale occasione sarà determinante per scegliere l’inquilino del Quirinale: da Cartabia a Moratti, dalla Severino alla Casellati. Il Paese non ha bisogno di eroi, ma di persone serie, credibili, affidabili e competenti. Insomma, qualcuno in continuità con Sergio Mattarella. È uno degli auguri che vogliamo farci per questo nuovo anno.

