Esprimo la mia gratitudine al Signore, anche a nome dell’intera Chiesa vicentina, per il dono di Papa Leone XIV, vescovo di Roma e Romano Pontefice. Quando il Signore entra nella vita di una persona per chiederle un servizio così impegnativo e indispensabile alla Chiesa, la arricchisce dei doni dello Spirito, perché sia illuminata nella mente e riscaldata nel cuore. Diversamente, sarebbe un compito difficilmente realizzabile.
Non si tratta, infatti, di organizzare una multinazionale. È il compito arduo e mite di prendersi cura dei fratelli e delle sorelle, come un giorno, lungo il lago di Tiberiade, Gesù risorto chiese a Pietro: “pasci i miei agnelli”. Quella richiesta del Maestro di Galilea si pone a conclusione di una triplice domanda: “Mi ami tu?”. Amore per il Signore e cura dei fratelli, in questa umanità tormentata da violenze e guerre, è quanto Papa Leone ci ha manifestato in questo suo primo anno di ministero.
Mi ha colpito, in particolare, come egli abbia a cuore la relazione con noi vescovi italiani, decidendo di incontrarci a poche settimane dal suo nuovo inizio. In quell’occasione ci ha fatto percepire il desiderio di vivere con noi la “collegialità episcopale” e di promuovere nelle nostre Chiese la “sinodalità”, secondo i passi ben tracciati dal suo predecessore Papa Francesco.
Il 17 giugno 2025 ha auspicato che il dono del Risorto, “la pace”, diventi trasparenza della Chiesa in tutte le comunità. “Ogni comunità diventi una ‘casa della pace’, – ha sottolineato – dove si impara a disinnescare l’ostilità attraverso il dialogo, dove si pratica la giustizia e si custodisce il perdono”. È una pace che nasce dalla conversione del cuore e si esprime nei gesti quotidiani della vita. “Annuncio del Vangelo, pace, dignità umana, dialogo: sono queste le coordinate attraverso cui potrete essere Chiesa che incarna il Vangelo ed è segno del Regno di Dio”: con queste parole ci ha tracciato il sentiero lungo il quale orientare la nostra pastorale.
Nei viaggi apostolici, specialmente nell’ultimo vissuto in alcuni Paesi dell’Africa, non ha mancato di indicare la via della pace, denunciando anche le cause profonde che generano i conflitti. Forse, durante il Giubileo dei giovani a Tor Vergata, qualcuno lo ha avvertito un po’ lontano, mentre compiva i suoi primi passi davanti alle grandi folle e pareva quasi intimidito. Ora, però, lo vediamo dialogare con i fedeli e incoraggiare soprattutto i poveri a rimanere saldi nella pratica quotidiana della riconciliazione e della pace.
Papa Leone ci sta accompagnando a essere una Chiesa unita, che vive realmente la comunione per compiere il proprio servizio all’umanità. Ma ciò che porto nel cuore sono soprattutto le parole della sua prima omelia, quando ha indicato il tratto più profondo del suo ministero: “Sparire perché rimanga Cristo, farsi piccolo perché Lui sia conosciuto e glorificato, spendersi fino in fondo perché a nessuno manchi l’opportunità di conoscerlo e amarlo” (9 maggio 2025). In quelle parole ritrovo anche la fecondità del mio ministero episcopale, a servizio dell’amata Chiesa vicentina.
+ Vescovo Giuliano
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