Un’altra storia. Deve esserci un’altra storia. Una in cui a vincere non siano la volontà di dominio e gli interessi economici di pochi. Sei mesi fa sembrava solo una barzelletta (un meme come si dice oggi) imbarazzante e di pessimo gusto il video distopico di Trump che promuoveva con Musk e Natanyahu la splendida vita nella “Gaza Riviera”. E invece pare si voglia renderla proprio realtà o almeno si sta svelando un preciso piano politico ed economico in tale direzione. Un piano i cui protagonisti sembrerebbero essere però più che gli uomini di governo, alcuni grandi signori grigi della finanza mondiale, riunitisi quasi in segreto alla Casa Bianca lo scorso 27 agosto.
A dirlo non sono i soliti complottisti, ma il Washington Post e l’autorevole Financial Times che hanno documentato inquietanti particolari di tale riunione a porte chiuse cui, tra l’altro, ha partecipato anche Tony Blair: l’ex primo ministro di Sua Maestà, evidentemente ex laburista (membro di un partito social democratico che certo non rappresenta più), forse anche, a questo punto ci vien da dire, ex cattolico (che delusione trovarlo in certi salotti dopo la plateale conversione alla chiesa di Roma!). Lo stesso giorno il cardinale Parolin ha parlato dei “tanti interessi economici e politici di persone e di gruppi che ostacolano in Palestina una soluzione umana a questa tragedia”. E infatti mentre l’ONU chiedeva a Israele di “fermare” le operazioni a Gaza, il presidente Trump ha auspicato invece una loro “accelerazione” per poter iniziare il prima possibile un piano di ricostruzione post bellico che, tolta la striscia ai palestinesi, ne intende fare non solo e non tanto un luogo di attrazioni turistiche, ma soprattutto un motore di grandi affari, una sorta di “hub economico high-tech strategico mediorientale”, in cui si incroceranno gli interessi di Israele, dei Paesi Arabi (con un gruppo di imprenditori sunniti che già si è dichiarato disponibile ad investire a livello finanziario e tecnologico) e naturalmente degli stessi Stati Uniti. Il tutto sotto una sorta di protettorato a stelle e strisce o addirittura amministrato poi da un’autorità islamica (epurata da Hamas) e con il beneplacito del governo Netanyahu. Ancora una volta pecunia non olet, evidentemente.
Alla fine dunque, se davvero così sarà, la ragione ultima del massacro del popolo palestinese non sarà di matrice ideologica, culturale o religiosa, ma solo e soltanto economica. E quella terra sottratta alla povera gente, uccisa o costretta a sfollare in condizioni pietose, seppur magari dietro modico compenso, che con il terrorismo non centrava nulla, assomiglia tanto – spiace, ma pare ormai doveroso dirlo – ai denti d’oro cavati dai nazisti agli ebrei nei campi di sterminio. I palestinesi erano lì prima che si desse vita al moderno stato di Israele. Li si è sempre più costretti, relegati, affamati… con ingiustizie, vessazioni, discriminazioni di ogni sorta. Hamas non ha fatto fatica a insinuarsi e trovare proseliti in tale situazione, nei campi profughi e negli animi feriti e da decenni umiliati.
Israele pare aver dimenticato che fin dall’inizio la Terra Promessa si è rivelata in realtà indisponibile. Che Mosè non vi è entrato, che altri popoli già l’abitavano, che il possesso assoluto non è mai stato permesso da Dio, ma si è sempre rivelata piu_osto tentazione diabolica e distruttiva.
La “patria”, il “regno”, perfi no la “casa” per i discepoli di Gesù Cristo non sono di questo mondo. Nulla ci appartiene veramente. La grazia, con il tempo, è capirlo e vivere di conseguenza. Trump ha 78 anni, Natanyahu va per i 76, Tony Blair 72…. Cosa pensano o sperano ancora di conquistare? A che gioverà tutto questo, se perderanno poi la propria anima? Signore, insegnaci a contare i nostri giorni e giungeremo alla sapienza del cuore.
Alessio Graziani


