Trilogia dei luoghi parlanti è un romanzo collettivo e un trattato di biodiversità. Chi conosce Villa Angaran San Giuseppe a Bassano non esiterà a riconoscerla tra le righe. Per gli altri sorgerà, credo, il desiderio di farci un salto. Anche perché Villa è là, aperta e accogliente come un porto, un’abbazia, un’oasi. L’edificio appartiene all’ordine dei gesuiti, che per anni l’hanno utilizzata come sede di incontri formativi ed esercizi spirituali. Da una decina d’anni non è più presente una comunità residente dell’ordine e i gesuiti hanno affidato la gestione della Villa a un consorzio di cooperative sociali. Un esempio interessante di gestione di un bene che l’Issr Onisto ha conosciuto e approfondito in occasione di un seminario di studi sui beni della Chiesa che si è svolto lo scorso anno e che viene riproposto quest’anno.
Trilogia dei luoghi parlanti narra di Lena, Bastiano e Nashira, tre giovanissimi di epoche diverse. La loro curiosità però è la stessa. Diversamente colpiti dalla vita e da un eccessivo interventismo degli adulti, sentono che devono osare per trovare strada e autonomia. Lena deve lasciare la grande città e chi vorrebbe controllarla a vista. Ha dalla sua un gruppo di amici, una mappa e la frequentazione del porto, con la sua gente non convenzionale. Bastiano, invece, è novizio in un’abbazia. È lento, ma affamato di sapere pratico, e troverà un terzetto di monaci che lo aiuteranno a capire il mondo con le sue contraddizioni. Nashira siamo noi nel futuro, quando la Grande Disgregazione farà collassare l’iperconnessione, dando vita a tante oasi spesso ignare le une delle altre. Solo chi si mette in viaggio potrà connetterle, senza mai dimenticare la comunità di origine.
Raramente sottolineo un libro. Di solito sulle pagine faccio alcune “orecchie” per ricordare i passaggi che non vorrei scordare. Qui ne ho fatte tre. Nelle pagine di Lena c’è un passaggio sul potere dell’ingaggio collettivo nella gestione di un bene. In una strana locanda al porto, gli orari sono labili ma chiunque può entrare perché la chiave è a disposizione. Solo che così ogni tanto la chiave si perde e non si sa chi ce l’abbia. E tuttavia – e cito – «per fortuna la locanda è così importante per tante persone, che tutte si mettono in moto e in qualche modo (mai capito come) la chiave torna sempre al suo posto». Nelle pagine di Bastiano ci sono il creato e la sostenibilità. Il novizio ha appena aiutato Duccio, il monaco fornaio, a cuocere il pane strampalato, un pane diverso dal solito, ogni volta con un ingrediente misterioso. Dopo averne mangiato, Bastiano sa che non è solo. Pensa ai passeri e alle cinciallegre e ci informa: «Raccolgo le briciole e sminuzzo l’ultimo pezzo sul davanzale della finestra qui accanto a me». Nelle pagine che la riguardano, infine, Nashira è in viaggio e incontra un vecchio senza età. «Imponente e dal passo sicuro nonostante il bastone», il vecchio le lascia in dono «una candela tozza e un acciarino» e la incoraggia. «Ricorda, ragazzina: la Grande Disgregazione non è l’ultima parola, e se sei in viaggio lo hai già capito. Diffondi la notizia e continua ad ascoltare la terra».
Quando le inquietudini muovono le persone, si scoprono nuovi approdi che sono altrettante comunità in costruzione. Le domande alimentano il senso, la solitudine si placa, la speranza nasce.
Il libro verrà presentato alla libreria San Paolo di Vicenza sabato 7 marzo alle 11.
Davide Lago
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