«Sono stato un pioniere nel mondo dello sport per disabili, quando ho iniziato oltre 30 anni fa c’era scarsa conoscenza e pochissima attenzione a questo ambiente». A parlare è Gianmaria “Jerry” Dal Maistro, nato a Schio il 4 dicembre 1980, ex sciatore ipovedente, uno degli atleti più vincenti a livello internazionale. Nella sua carriera agonistica ha vinto, tra il 1998 e il 2010, 9 medaglie paralimpiche in varie specialità dell’alpino – su tutte spicca l’oro in supergigante a Torino 2006, a cui vanno aggiunti 5 argenti e 3 bronzi – 5 medaglie mondiali e 4 Coppe del Mondo di specialità. Una volta lasciata l’attività nel 2010 non ha più fatto parte del gruppo sportivo delle Fiamme Azzurre (Polizia Penitenziaria) che l’ha sostenuto nel quadriennio iniziato nel 2006. Nell’anno del ritiro agonistico si è trasferito a Torino, dove attualmente lavora in un’importante azienda del settore come programmatore per applicazioni di smartphone e di altre tecnologie.
Com’è cresciuto in questi tre decenni lo sport paralimpico in Italia?
«Moltissimo, possiamo dire che c’è stata quasi una rivoluzione, mentre in altri Paesi, in primis negli Usa e in Giappone, l’attività era già diffusa nel secolo scorso. Per il rilancio complessivo in Italia è stata fondamentale l’edizione di Torino 2006 perché anche grazie alle televisioni e ai giornali molti disabili hanno capito questa opportunità e si sono impegnati nello sport, in varie discipline, non solo quelle invernali ma anche nell’atletica e negli sport di squadra. Attualmente diversi atleti sono popolari».
Anche quest’anno la Rai ha garantito per le Paralimpiadi Milano-Cortina la copertura televisiva con diverse ore di diretta ogni giorno…
«Sarà un ulteriore passo in avanti per convincere a praticare sport, non necessariamente dovendo arrivare a disputare un grande evento ma per il benessere fisico e la voglia di mettersi alla prova, per condividere passioni e confronti. Ovviamente seguirò con attenzione le gare nei prossimi giorni, facendo il tifo per gli italiani ma anche per tutti gli altri».
Come si sta avvicinando alle gare dei prossimi giorni?
«Per puro caso l’ho fatto anche dal punto di vista professionale. La mia azienda, senza il mio intervento diretto, ha stipulato nei mesi scorsi una collaborazione con i Comitati di Olimpiadi e Paralimpiadi per le applicazioni dei vari siti: assieme agli altri colleghi dell’ufficio ci siamo alternati nello svolgere questo lavoro».
Per lei cosa ha significato fare sport paralimpico?
«Una grande scuola di vita, ma soprattutto un divertimento. La pratica, soprattutto ad alti livelli, mi ha insegnato a impegnarmi giorno dopo giorno, a rispettare gli orari degli allenamenti e gli avversari. Ma anche a coltivare obiettivi e sogni e guardare in avanti per saper rialzarsi. Assieme ai miei trionfi ci sono stati anche brutti infortuni: nel 1997 mi sono rotto i legamenti del ginocchio, mentre nel 2002 in una caduta ho perso alcuni denti, guai che fanno parte della carriera anche di atleti normodotati».
Dopo aver smesso con l’agonismo ha lasciato l’ambiente?
«No, ho continuato per quasi una decina d’anni a livello dirigenziale: dal 2010 al 2014 sono stato vicepresidente nazionale della Fisit (Federazione italiana sport invernali paralimpici, ndr), mentre nel quadriennio successivo, sino al 2018, ho fatto parte del Comitato italiano paralimpico del Piemonte come vicepresidente regionale».
Le capita di tornare a Schio?
«Lo faccio quando posso, anche per venire a trovare mia mamma e altri parenti che abitano lì. Spesso quando torno a casa coincide con l’invito, magari di qualche mio ex insegnante o amministratore, per eventi vari o per parlare agli studenti delle medie e delle scuole superiori e raccontare la mia storia. È capitato anche di conoscere qualche ragazzo disabile: a lui e a tutti gli altri con cui sono in contatto consiglio sempre di non mollare mai».
In carriera lei ha avuto due atleti guida, fondamentali per i grandi successi paralimpici: Monica Martin sino al 2003, con medaglie conquistate a Nagano 1998 e Salt Lake City 2002, e successivamente Tommaso Balasso, con il quale ha creato la storica coppia chiamata “Tom e Jerry”…
«A loro devo sempre dire grazie perché sono stati fondamentali. In particolare con Tommaso, che abita ancora nel Vicentino, ci sentiamo con frequenza. Sono inoltre in contatto anche con altri importanti atleti paralimpici italiani, tra cui la veneta Francesca Porcellato, fondista e paraciclista con 13 partecipazioni ai Giochi estivi e invernali e 15 medaglie conquistate».
È vero che lei è un esperto sommelier?
«Sì, ho frequentato vari corsi in Italia, ma sono anche maestro assaggiatore della Wset, associazione con sede a Londra, riconosciuta a livello internazionale, che riunisce esperti del settore enologico. Organizzo anche eventi di degustazione al buio, aperti a tutti, con l’obiettivo di fare imparare e conoscere i vini senza vedere il colore ma esclusivamente assaggiandoli. Un’esperienza davvero coinvolgente».
Luca Pozza
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