Editoriali

Trasformiamo la crisi in opportunità di salute

di Emilia Laugelli

Il tempo che stiamo vivendo racconta di una pandemia che ha attraversato tutta la Comunità, che è entrata nelle nostre vite e che ha fatto emergere le fragilità. È una fase storica di cui non si vede la fine, una crisi lunga nel tempo e sfibrante nelle modalità di gestione, senza un orizzonte di confine, che crea incertezza nel futuro.

Le conseguenze sono negative un po’ per tutte le fasce sociali, ma in particolare per chi portava già in sé dei problemi. La notizia dei due anziani morti a Rosà (omicidio/suicidio) è indicatore di questa oscurità verso il futuro; se non ci fosse stata la pandemia magari avrebbero retto nel loro equilibrio, seppur precario. Stessa cosa per il padre che, nel Trevigiano, a fronte di una diagnosi del proprio bambino, si è trovato nell’angoscia di poter gestire il domani. Chi sceglie di farla finita ha ben chiaro che l’unico obiettivo è porre fine alla propria sofferenza, perché non ha trovato dove aggrapparsi per poter intravedere uno spiraglio di luce. La proiezione nel futuro ha offerto solo il vuoto, e nel vuoto non c’è vita. La violenza familiare, inoltre, sta esplodendo in tutta la sua drammaticità; vengono alla luce storie che fino ad un anno fa erano minimizzate o tollerate e che, la forzata convivenza familiare in tempo di lockdown ha fatto emergere. Stiamo intravedendo un po’ di più della sola punta dell’iceberg, perché i conflitti recenti hanno mosso e motivato tante donne a denunciare o a recarsi nei luoghi di cura.

Il femminicidio, tragedia quotidiana che conta numeri impressionanti, è in assoluto il crimine più diffuso nel mondo e quello meno considerato e denunciato ed è particolarmente drammatico con ripercussione sui figli con la “violenza assistita”. I suoi numeri hanno costi personali, sociali ed economici enormi. Chi esercita e agisce violenza è prima di tutto una persona che a sua volta è malato, ha dispercezione della realtà, si alimenta di odio. E la sfida che dobbiamo cominciare ad esercitare, è quella di curare già alle prime avvisaglie, lavorare di prevenzione, dare possibilità a tutti di modificare la rotta che porta alle tragedie.

Ma cosa è successo, e come possiamo muoverci? Questo trauma collettivo che ha travolto l’intera Comunità, ci costringe ora a rivedere le modalità di relazione, di protezione dei più fragili e ci obbliga a fare, a fare fatica. È stato travolto il modo di lavorare, di comunicare, di vivere e in tutto questo tumultuoso movimento, le braccia che si alzano per chiedere aiuto, devono avere la priorità nelle agende di tutti i ruoli che si occupano della Salute della Comunità.

C’è la urgente necessità di implementare i servizi da una parte, dall’altra la politica, gli organi di informazione devono mettere in priorità assoluta strategie di coesione sociale, di partecipazione attiva alle scelte che, oltre a salvarci la vita, devono mettere nella condizione di darsi obiettivi di benessere. Dobbiamo lavorare sulle anticipazioni degli scenari che si prospettano davanti a noi, cambiando le regole, poiché questa pandemia, osservata da un’angolazione concreta e paradossale può essere Spinta, Promozione, Movimento! Ma è tutta la Comunità che deve trasformare la crisi in opportunità di Salute, (la Salute vive nelle relazioni) per poter accogliere, sorreggere e curare. Ma questo è possibile solo con il concorso di tutti. Tutti siamo protagonisti, nessuno escluso.