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Home Attualità Territorio

Si spende più nel gioco che in frutta e verdura

4 Marzo 2019
in Territorio
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Scopri il giornale di domenica 25 marzo

In Italia per il gioco d’azzardo non c’è crisi economica che tenga. Negli ultimi dieci anni, a partire dalla recessione, è l’unico bene di consumo che è cresciuto del 110%. Senza esagerare troppo, insomma, gli italiani spendono di più tra slot machine, gratta e vinci, scommesse sportive e lotterie che dal fruttivendolo sotto casa.

Stando all’ultimo report pubblicato alla fine dello scorso anno dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, in Italia nel 2017 il volume di denaro speso per il gioco d’azzardo ha raggiunto quota 101,7 miliardi di euro. Oltre 5 miliardi in più del 2016. E i dati sul 2018, anche se non ancora consolidati, ci dicono di un ulteriore incremento di spesa del 5,6% rispetto al 2017. Un trend in aumento, ben lontano da un’inversione di rotta. Analizzando, poi, nello specifico quanto reso noto dall’Agenzia in capo al Ministero delle Finanze, nel 2017 il mercato del gioco d’azzardo per le casse dello Stato si è tradotto in un’entrata di 10,3 miliardi di euro (on line incluso). Le somme restituite ai giocatori in “pay out” (ovvero le vincite totali) ammontano a 82, 9 miliardi di euro, mentre la spesa “fisica” complessiva, cioè al netto del ritorno in vincite, è stata di 18,9 miliardi.

A una prima lettura – basata esclusivamente sui numeri del report – potrebbe sembrare che il gioco d’azzardo sia un buon affare per chiunque. Dall’imprenditore alla ricerca di soldifacili da investire, all’operaio in cassa integrazione che non sa come arrivare a fine mese. Basta avere dalla propria parte la dea bendata. Ma questi stessi numeri non offrono un quadro reale rispetto alla ripartizione delle vincite. Quanti sono i fortunati che si accaparrano jackpot milionari e quanti quelli che continuano a tentare la fortuna buttando via migliaia di euro? Quanti soldi ha speso una persona nell’arco della propria vita acquistando dei gratta e vinci al tabacchino all’angolo della strada prima di diventare un “turista per sempre”? Domande che tra la gente sembrano passare in secondo piano, soprattutto quando una vincita importante viene raccontata dai media con quella grande risonanza che diventa, inevitabilmente, pubblicità gratuita per il gioco d’azzardo. Quegli stessi media che, magari due giorni dopo, dedicano un approfondimento al diffondersi della ludopatia. E, infatti, secondo una ricerca dell’Istituto Superiore della Sanità sono circa 5milioni gli italiani che giocano in modo rischioso.

In Provincia di Vicenza si spendono oltre 300 milioni di euro ogni anno. Nel solo Comune di Zermeghedo sono stati spesi 11,70 milioni di euro nel 2017

Ad oggi, in Italia, troviamo più di 50 tipologie di gioco e tutte pensate su misura in base all’utente tenendo conto dell’età, la differenza di genere, il ceto sociale e i luoghi in cui poter giocare. Ma cosa preferiscono gli italiani? Con una spesa di oltre 49 miliardi di euro le slot machine – Awp e Vlt – coprono il 60% dell’intero mercato dei giochi pubblici. Sulle lotterie istantanee o gratta e vinci, invece, gli italiani hanno speso più di 9 miliardi (12% del giocato complessivo), mentre per il Lotto 7miliardi e mezzo di euro (9% del totale). Le scommesse sportive a quota fissa, invece, coprono quasi il 5,7 % del giocato e come fanalino di coda troviamo il Bingo (2%). Dai dati parziali del 2018, poi, emerge che nell’ultimo anno c’è stato un sostanziale aumento della raccolta on line. Con 23,3 miliardi di euro, pari al 21,7% del giocato complessivo, l’azzardo on line è la seconda voce di spesa dopo le slot machine. Alla luce delle percentuali che riguardano le macchinette mangiasoldi i provvedimenti presi da Stato, Regioni e Comuni per contrastare la diffusione di Awp e Vlt non sono ancora sufficienti e anche se dovessero diventare più stringenti non mancano canali alternativi per tenere in buona salute il gioco d’azzardo. Nel frattempo, senza se e senza ma, queste macchinette luccicanti continuano a dominare il mercato dei giochi pubblici.

Ma quali sono le zone d’Italia in cui si spendonopiù soldi sulle slot machine? A inizio settimana IlSole 24 Ore ha elaborato i dati del report dell’Agenzia delle Dognane e dei Monopoli e ha pubblicato la classifica delle province italiane in cui si registra la spesa pro capite più elevata per il gaming, al netto delle vincite e calcolata sulla popolazione maggiorenne. Al primo posto – su 107 province – troviamo Prato con 672,2 euro pro capite e con 74,2 milioni di gettito per l’erario. Seguono Sassari (516 euro pro capite) e Como (494,4 euro). Tra le province venete Rovigo è quella in cui si gioca di più (al 6°posto sulla classifica complessiva) con 446,9

euro a testa, sempre con riferimento alle sole slot machine. Poi troviamo Verona con 368,6 euro pro capite seguita da Treviso (324,8). Al quarto posto in Veneto e al 75° su scala nazionale troviamo Vicenza con una spesa di 307,1 euro. Al vicentino seguono Belluno, Venezia e, infine, Padova.

Ritornando alla provincia berica e soffermandoci su Vicenza città, nel 2016 sono stati spesi 172 milioni di euro tra giocate a Awp e Wlt (fonte: “L’Italia delle slot”, inchiesta del Visual Lab del Gruppo Gedi). Tra i Comuni vicentini meno virtuosi spicca Zermeghedo, con una popolazione di 1406 abitanti, che ha un giocato 11,70 milioni di euro.

Al contrario tra i Comuni più virtuosi troviamo Marano Vicentino (9552 abitanti) con 3,4 milioni di giocate complessive nel 2016.

Dai numeri e dalle statistiche alla fine dei giochi, tanto per restare in tema, emerge che in Italia non esiste metropoli, città o paesino in cui non si giochi d’azzardo.

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