«È sempre più difficile trovare volontari, le piccole associazioni fanno fatica, rischiano di spegnersi. Siamo preoccupati». Sono le parole di Maria Rita Dal Molin direttrice del CSV (Centro di Servizio per il Volontariato) della provincia di Vicenza che a fine dicembre festeggia 10 anni di direzione.
L’11 dicembre, al Teatro Comunale di Vicenza è in programma l’evento annuale “Volontari…facciamo la Differenza 2024”, in occasione della Giornata internazionale del volontariato istituita dalle Nazioni Unite e celebrata il 5 dicembre di ogni anno per rendere omaggio all’impegno dei volontari nel mondo. Verrà premiata “L’Associazione dell’anno della città di Vicenza”, premio giunto alla sesta edizione e “L’Associazione più segnalata dalla cittadinanza e dai volontari della Provincia di Vicenza”, alla tredicesima edizione. Negli anni sono proprio le piccole associazioni, quelle che oggi soffrono, ad aver ricevuto il riconoscimento per il valore che ricoprono nelle comunità.
La serata culminerà con il concerto di Giovanni Caccamo intitolato “Essere Cambiamento” in programma alle 20.30 in sala maggiore, per rimediare alla figuraccia che la città ha fatto in piazza dei Signori lo scorso settembre nei confronti del cantautore siciliano, allievo di Franco Battiato.
Maria Rita perché ci sono sempre meno persone disposte a fare volontariato?
«Il problema principale è il cambio generazionale. Molti volontari prestano servizio in più realtà. Alla fine quelli volenterosi, disponibili che ci credono davvero sono sempre gli stessi».
Soluzioni perché la situazione migliori?
«L’unico modo è fare squadra. Unirsi per stare a galla. Sempre più associazioni ci chiedono di coordinare tavoli di reti di associazioni. I temi sono vari: la disabilità, la violenza di genere, la malattia di Parkinson, l’Alzheimer. Oggi sono le istituzioni che cercano le associazioni perché da sole non ce la fanno. La soluzione non è solo collaborare con le istituzioni, ma coinvolgere e lavorare con il mondo dell’imprenditoria. Ci sono aziende, ad esempio il Gruppo Beltrame, che permette ai dipendenti ore di volontariato con permessi retribuiti»».
I giovani faticano ad essere disponibili?
«I giovani ci sono per le emergenze. Sono volonterosi, disponibili, ma per le urgenze, per fare esperienza; il problema è la fedeltà nel quotidiano».
I numeri che cosa ci dicono?
«Negli ultimi anni sono cresciute esponenzialmente le associazioni che si occupano di attività ricreative e culturali. Prima della riforma del terzo Settore, con decreto attuativo nel 2017, l’80% delle realtà si occupava delle persone, ad esempio nei settori sociale e sanitario. Oggi su 1.555 enti del terzo settore oltre 800 sono di promozione sociale, tra cui pro loco, cori, compagnie teatrali. Un’inversione di tendenza».
Vicenza in tema di volontariato in Veneto come si colloca?
«Siamo quarti, dopo Padova, Verona e Treviso che rispettivamente hanno 1.950, 1.666 e 1.601 enti del terzo settore. Da noi sono 1.555».
Marta Randon
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