Il “Terzo Lotto” della linea Tav/Tac, la tratta ferroviaria lunga 26 km che collegherà Vicenza a Padova, è fermo ad uno studio di fattibilità risalente al 2015. E più il tempo passa, più le previsioni di spesa aumentano.
Il nodo dello scavalco aereo
Su Vicenza città il tracciato dovrebbe toccare le vie Due Ferrate, Megiaro e le strade Pizzolati, Alidosio, Paradiso e Settecà, con sviluppo a sud dei binari esistenti. Il “nodo” è relativo a uno scavalco aereo: inizialmente previsto nel territorio comunale di Grumolo, è stato poi spostato da Rfi all’interno del territorio comunale di Vicenza, in Strada del Paradiso. Su questo punto si innestano le quattro diverse ipotesi: prima fra tutte la cosiddetta “opzione zero”, quindi la non realizzazione della linea Av/Ac mantenendo i binari esistenti e gli stessi obiettivi trasportistici.
La soluzione “zero”
Sulla soluzione “zero consumo di suolo”, apprezzata e caldeggiata anche dall’Ufficio per la Pastorale sociale della Diocesi, al momento non c’è una risposta formale da RFI che tuttavia in Commissione Territorio il 12 marzo 2025 ne ha negato la fattibilità tecnica. Delle altre tre opzioni, la prima prevede un quadruplicamento in superficie con scavalco in superficie, costo previsto 360 milioni di euro per 52 mesi di lavori, con 25 abbattimenti di edifici; la seconda un interramento corto con scavalco in superficie, per 840 milioni di euro, 76 mesi di lavori e 38 edifici abbattuti; infine la terza prevede un lungo interramento e uno scavalco del tutto sotterraneo. Qui l’impatto di cantiere è più pesante, con 42 abitazio abbattute (68 famiglie), una spesa di 1,2 miliardi di euro e 90 mesi di lavori.
L’impatto visivo mette a rischio il marchio Unesco
A complicare il quadro c’è l’impatto visivo dell’opera: nella prima opzione, con lo scavalco in superficie, l’opera sopraelevata arriverebbe dieci metri sopra il terreno interferendo con molti coni visuali cittadini. Quindi, con un potenziale impatto sul riconoscimento Unesco della città di Palladio.
Costi triplicati
In parallelo, l’attesa di una “pronunzia” da parte di Roma vede lievitare i costi previsti dell’opera complessiva. Nel 2015 la previsione dello studio di fattibilità era di un impegno di 500 milioni di euro per il tratto tra Vicenza città e Grisignano, mentre oggi la sola “soluzione 1” prevede un costo di 360 milioni di euro per il breve tratto in uscita da Vicenza. Nei dieci anni trascorsi da quando era stato redatto lo studio di fattibilità, nel 2015, la previsione dei costi per il “terzo lotto” da Vicenza a Padova è triplicata: se infatti inizialmente si era stimato circa un miliardo di euro, a gennaio ad un convegno ospitato dall’Ordine degli Ingegneri la società Rfi ha aggiornato il valore in circa 3 miliardi, dovuti all’adeguamento economico e all’esplosione dei costi dei materiali post-Covid.
Andrea Alba
© RIPRODUZIONE RISERVATA


