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Lotta alla prostituzione: dalla strada all’indoor, violenze in aumento

3 Febbraio 2021
in Territorio
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Lotta alla prostituzione: dalla strada all’indoor, violenze in aumento

1995. Sono le persone che lo scorso mese di giugno dalle 8 di sera vendevano il proprio corpo sulle strade italiane. È il numero piu basso registrato dal maggio 2017, quando fu scattata la prima “fotografia”. A parlare sono i dati più recenti della mappatura del Numero Verde Nazionale Antitratta del Dipartimento per le Pari Opportunità a cui partecipano 61 enti e organizzazioni italiani. Il Covid ha diminuito in fenomeno dello sfruttamento della prostituzione?Certo che no. L’ha solo spostato dalla strada all’indoor. Dai marciapiedi alla visite a domicilio. Tra gli invisibili e i dimenticati in questo momento ci sono tantissime donne sfruttate, vittime della tratta e di nuove violenze. L’8 febbraio tutto il Paese le ricorda in memoria di Santa Giuseppina Bakhita, la suora sudanese vittima della tratta, vissuta e morta a Schio. 

Il Covid non è un deterrente per i clienti. «Il numero di sfruttate sui marciapiedi si è dimezzato, ma il fenomeno non è diminuito – spiega Irene Ciambezi, giornalista, autrice del libro “Non siamo in vendita” e referente del Servizio Antitratta della Comunità Papa Giovanni XXIII, una delle organizzazioni che ha partecipato alla mappatura attraverso 27 unità di strada in 12 Regioni, tra cui il Veneto -. Chi compra il corpo di qualcun altro ritiene di avere un diritto di proprietà. Sempre più clienti chiedono rapporti non protetti e l’ultimo dei loro pensieri è il possibile contagio da Coronavirus. Nell’industria della prostituzione le regole non esistono» sottolinea. «Le nostre unità di strada di Vicenza (Altavilla, Creazzo e Schio) e di Verona  in quest’ultimo mese stanno intercettando prevalentemente donne di nazionalità nigeriana – continua Ciambezi -.La situazione è grave soprattutto dal punto di vista sanitario perché moltissime delle persone che incontriamo non hanno documenti, sono senza tessera sanitaria e relativo medico di base. Oltre ad essere sfruttate sono scoperte a livello sanitario».

La Comunità nel 2019 ha assistito in tutta Italia 111 donne di nazionalità nigeriana, albanese, rumena e brasiliana. Gli operatori dell’Unità di Strada diffondono il loro numero di telefono. «In quest’ultimo anno abbiamo ricevuto chiamate soprattutto per  necessità di alimenti e assistenza sanitaria» continua Ciambezi. Le ragazze dell’Est, moldave e rumene, sono invitate a casa dai loro clienti più affezionati che le ospitano per mesi per avere il “giocattolino” sempre a disposizione e le violenze sono in aumento. «”Vieni a prendermi che mi picchia” ci hanno detto alcune di loro al telefono – puntualizza la referente -. Le madame che sfruttavano le nigeriane  legandole al “debito” sono state sostituite dai “lover boy”, falsi fidanzati senza scrupoli che le tengono strette per opportunismo. Le giovanissime che rimangono incinta (baby mum) e non hanno soldi per mantenersi vengono invece trasferite in Germania per entrare a lavorare nei bordelli, dove la prostituzione è legalizzata ma non per questo più sicura . Il Governo dà circa 300 euro di sostegno per ogni figlio. La ragazza è così nuovamente illusa e ingannata». La Comunità Papa Giovanni porta avanti, sulla scia dell’opera di don Oreste Benzi, la Campagna di sensibilizzazione “Questo è il mio corpo”, finalizzata a promuovere anche in Italia come nel Nord Europa una legge che preveda la sanzione ai clienti e l’avvio a un percorso di riabilitazione. È possibile firmare la petizione, a cui hanno già aderito il Patriarca di Venezia mons. Moraglia, il Vescovo di Vicenza mons. Pizziol, il Vescovo di Verona mons. Zenti e il Vescovo di Adria-Rovigo mons. Pavanello, al link www.questoeilmiocorpo.org. 

L’Unione Europea di recente ha messo gli occhi su una nuova forma di sfruttamento sessuale, quello on line. Con le restrizioni per il Covid è boom di sesso in rete. «La pornografia on line non è solo dare e offrire prestazioni sessuali, è un nuovo modello per portare avanti lo sfruttamento sessuale – spiega ancora Ciambezi della Papa Giovanni -. Ci sono professionisti che preparano set, luci, inquadrature e obbligano le donne a esibizioni erotiche sul web. Ci sono anche delle App dedicate». L’obbligo dell’uso della mascherina, del gel disinfettante e del consumo in zone ventilate ha indotto i clienti più paurosi ha cambiare “modalità”. Nuovo modo, ma stesse abitudini. La mappatura delle 61 organizzazioni italiane ha inoltre evidenziato che “solo” lo 0,4% (8) delle presenze in strada apparivano – a giudizio degli operatori delle Unità di Contatto – di minore età. Un dato che seppur basato su “impressioni” di professionisti, sembra essere, nel tempo, in costante diminuzione (era 4,3% nel maggio 2017).

Sono invece 136 le persone contattate da giugno a dicembre dagli operatori delle unità di strada della cooperativa Equality- associazione Mimosa con sede a Padova che fa parte del progetto N.A.Ve (network antitratta per il Veneto) ed è operativa in Veneto a Vicenza, Padova, Treviso e Venezia. «I clienti hanno ricominciato a farsi vedere in strada da giugno – racconta Gaia Borgato, coordinatrice dell’area contatto – con numeri più o meno simili al giugno precedente. Con il freddo, poi, ci si è rispostati indoor.  Portiamo loro the caldo, biscotti, preservativi, mascherine e distribuiamo il numero di telefono per contattarci. Sono sempre ricattate, ma non c’è più la modalità di una volta, lo sfruttamento è più psicologico, bastone e carota, per illuderle e farle sentire più “libere”. Le nigeriane più “anziane” che hanno finito di pagare il debito sono ancora lì perché è l’unico modo per sopravvivere. Le giovani sono molto più sfruttate». Anche la Comunità Papa Giovanni XXIII collabora con il Progetto N.A.Ve in particolare nell’accoglienza di vittime di tratta a fini sessuali e nella loro integrazione, anche in sinergia con autorità pubbliche e associazioni del territorio. In occasione della Giornata mondiale di preghiera e riflessione contro la tratta, promossa dalla rete Talitha kum, partecipa alla messa presieduta dal patriarca di Venezia l’8 febbraio alle 17.30 nella Chiesa di San Giovanni Battista ai Catecumeni, all’interno del monastero delle suore Salesie, dove fu battezzata Santa Bakhita nel novembre 1889. Aveva vent’anni. 

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