Ci sono anche due vicentini tra i missionari dichiarati ufficialmente martiri lo scorso 14 dicembre da papa Francesco durante l’udienza concessa al cardinale Marcello Semeraro, Prefetto del Dicastero delle Cause dei Santi. Il riconoscimento del martirio in odium fidei equivale, nelle cause di beatificazione, a quello del miracolo e quindi i due presto saranno beati.
Sono i Servi di Dio padre Giovanni Didonè e fratel Vittorio Faccin assassinati il 28 novembre 1964 nella Reppublica Democratica del Congo durante la ribellione mulelista contro il Governo congolese. Dopo la canonizzazione del fondatore Guido Maria Conforti, sono i primi due Saveriani a diventare beati.
«La recente dichiarazione di martirio da parte della Santa Sede dei fratelli saveriani è un evento di profondo significato per la nostra famiglia missionaria e per la Chiesa universale – fanno sapere dalla casa Madre della Congragazione a Parma -. Questo riconoscimento non solo onora il loro sacrificio estremo, ma illumina anche il cammino di fede, speranza e amore incondizionato che loro hanno incarnato».
Il contesto storico e politico
Nel 1964 il Congo era un focolaio di tensioni politiche e sociali. Dopo l’indipendenza nel 1960, il paese si immerse in un caos di lotte di potere e ribellioni. In questo contesto, i missionari saveriani lavoravano instancabilmente per portare il messaggio di Cristo alle comunità locali, spesso in condizioni estremamente pericolose. «Il loro impegno nella missione e il loro amore per il popolo congolese erano incrollabili, anche di fronte all’ostilità crescente e alla violenza» commenta la Congregazione.
Vittorio Faccin
Vittorio Faccin nacque il 4 gennaio 1934 a Villaverla dove venne battezzato il 7 gennaio dello stesso anno. Dopo aver frequentato le scuole elementari aiutò la famiglia nei campi. Emise la professione religiosa l’8 dicembre 1952 e fu inviato in missione a Baraka (Repubblica Democratica del Congo) nel 1959, dove morì 7 anni dopo a 30 anni. Faccin era noto per la sua compassione e dedizione ai malati e ai meno fortunati.
«Mi hanno sempre detto che mio zio ha manifestato il desiderio di diventare missionario a 16 anni, proprio quando la famiglia decise di trasferirsi a Nonantola, in periferia di Modena – racconta la nipote Silvana Zanivan -. Nonostante questo Vittorio era pronto a rinviare la sua entrata in un istituto missionario per aiutare i propri cari. Tuttavia i genitori scelsero di favorire la vocazione del figlio e Vittorio il 19 ottobre 1950 entrò nell’Istituto dei Missionari Saveriani».
Partì per il Congo il 3 dicembre 1959 dove rimase fino al giorno del martirio.
Giovanni Didoné
Giovanni Didonè è nato a Rosà (Vi) il 18 marzo 1930. Entrò nell’Istituto dei Missionari Saveriani nel 1950. L’anno dopo emise i voti temporanei e quelli perpetui il 5 novembre 1954. Ordinato presbitero il 9 novembre 1958, l’anno successivo fu inviato a Fizi (Repubblica Democratica del Congo) dove venne ucciso a 34 anni. In Africa si distinse per il suo servizio instancabile e per l’amore per i più bisognosi. Divenne un pilastro di sostegno e guida spirituale per molti.
La famiglia di padre Didonè è originaria di Cusinati di Rosà, ma quando Giovanni aveva 11 anni si spostò di quache chilometro di distanza, a Ca’ Onorai, frazione di Cittadella.
La beatificazione
Il Papa comunicherà prossimamente la data della beatificazione. «Non si sa ancora quando sarà – racconta padre Gianni Viola, saveriano, studioso di Padre Uccelli e componente del tribunale istituito dal Vescovo di Parma (città della sede principale dei Saveriani) per l’ascolto dei testimoni di Faccin e Didonè -.Adesso è solo una formalità, il Papa sentirà la Conferenza Episcopale del Congo e fisserà una data». La beatificazione avverrà nel Paese africano. «La proclamazione del martirio è il nodo principale – continua Viola – perché nel processo di beatificazione ha la stessa valenza del miracolo. Il miracolo è la vita donata».
Nelle parrocchie d’origine
A Ca’ Onorai di Cittadella la piazzetta di fronte alla chiesa è dedicata a padre Giovanni Didonè. In chiesa, nella cappellina laterale, c’è il tabernacolo che il missionario utilizzava in Congo per dire Messa.
A Villaverla già da tempo il Centro missionario è dedicato a fratel Faccin. C’è anche una via che porta il suo nome. In chiesa a Villaverla, prima di salire il presbiterio, da una parte c’è il busto di fratel Faccin, dall’altra quello del cardinale Elia Dalla Costa, altro concittadino illustre di cui è aperta la causa di beatificazione.
Il 14 dicembre il Papa ha confermato il martirio di un altro Servo di Dio Saveriano, padre Luigi Carrara, bergamasco, morto in Congo. Con lui anche il sacerdote congolese Albert Joubert .
C’è l’attesa, poi, di un’altra ufficializzazione di martirio da parte del Papa che riguarda un vicentino saveriano: padre Ottorino Maule di Gambellara ucciso a metà degli anni ’90 in Burundi.
Marta Randon


