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Pia Società San Gaetano: da 80 anni la gioia di don Ottorino

Il prete vicentino celebrò la prima messa con i ragazzi di strada il 24 maggio 1941 nella chiesa dell'Araceli vecchia. Nel sottopalco del teatro parrocchiale introduceva gli orfani al lavoro. I festeggiamenti dal 24 maggio all'8 dicembre.
Illustrazione di Daniele Dal Maso
di Marta Randon

Un oratorio speciale, un po’ orfanotrofio, un po’ bottega. È quello messo in piedi da don Ottorino Zanon, fondatore della Pia Società San Gaetano, 80 anni fa. Il 24 maggio 1941 un umile cappellano celebrava l’Eucaristia all’altare della Madonna nella chiesa di Araceli di Vicenza, accompagnato da alcuni ragazzi recuperati dalla strada. Un sacerdote coraggioso, visionario, innamorato del Signore, che nel sottopalco del teatro parrocchiale (nella zona dell’ex seminario nuovo), con un banco di lavoro ottenuto da una vecchia porta sostenuta da pietre cimiteriali, insegnava agli orfani a imparare un mestiere. L’intuizione fu semplice ma a quel tempo estrosa: “Recuperare i bambini poveri attraverso il lavoro”.

Per festeggiare il fondatore e l’Opera, la Congregazione ha organizzato una serie di iniziative social e in presenza dal 24 maggio all’8 dicembre, due date significative per il sacerdote (vedi articolo in basso) organizzate da un’equipe dedicata di preti e laici.  Sarà l’occasione anche per celebrare i 60 anni dal riconoscimento che la Chiesa, il 25 dicembre 1961, diede alla Pia Società San Gaetano, congregazione religiosa formata da preti e diaconi insieme, dedicata alla cura pastorale di parrocchie fra popolazioni povere e in diocesi scarse di clero. «Celebrando questa storia – dichiara il Superiore Generale don Venanzio Gasparoni – vogliamo innamorarci e fare ancora più nostro il carisma ottoriniano, carisma popolare capace di rendere attraente e simpatica la Chiesa». 

Don Ottorino era rimasto colpito dalla povertà di tante famiglie nella zona nord est del centro cittadino  denominata “La Caienna”, e cominciò ad educare e sfamare molti ragazzi. L’esperienza crebbe e i giovani che bussavano alla porta per ricevere sostegno erano sempre di più. Da questa esperienza vent’anni dopo sono nati l’Istituto San Gaetano per la formazione professionale e la Casa dell’Immacolata per la formazione dei futuri diaconi permanenti e missionari, entrambi in stradella Mora a Vicenza. «Don Ottorino è stato un prete trascinatore capace di parlare la lingua dei più giovani – racconta don Luciano Bertelli della Pia Società San Gaetano – .Un uomo della gioia con un istinto pedagogico innato. Un giovane prete dalla mente creativa, esigente ma entusiasta. Da ragazzino ogni sua meditazione era una festa». «Un uomo dalla santità immediata» sottolinea il superiore don Venanzio.

L’anno celebrativo ha per slogan “Sogno un mondo” perché, spiega ancora il superiore generale «desideriamo che il frutto di questo tempo di commemorazione sia una adesione più consapevole ed entusiasta al carisma da parte nostra per una sua maggiore diffusione nel mondo». Oggi l’Opera è formata da una settantina di sacerdoti e molti laici ed è presente in Argentina, Brasile, Paraguay, Guatemala, Salvador, con alcune comunità a Vicenza, Monterotondo (Roma) nel Lazio, in Calabria e in Mozambico. Alla fine del 1941 don Ottorino, dal sottopalco del teatro si spostò in una casetta in stradella Mora che costruì con l’aiuto del padre muratore. «Divenne un vero e proprio orfanotrofio, ma non poteva ospitare tutti, alcuni bambini venivano mandati al dormitorio e mangiavano alla mensa-  racconta don Luciano -. Il resto del tempo stavano con don Ottorino per imparare un mestiere». Attorno a quelle mura negli anni è sorto l’Istituto professionale. 

«Agli inizi degli anni Cinquanta nel Collegio che frequentavo a San Marco al posto di mons. Tullio Motterle ogni tanto veniva a predicare don Ottorino Zanon – racconta suor Mariangela Bassani, dorotea-. Io ero ragazzina, avrò avuto 11-12 anni e dovevo sorvegliare un gruppo di bambine più piccole. Erano vivaci, durante le funzioni del pomeriggio ne combinavano di tutti i colori, ma quando veniva don Ottorino si trasformavano. Regnava il silenzio ed erano come incantate. Già allora si parlava della sua santità». «La fede, l’entusiasmo e la caparbietà di don Ottorino e di chi ha creduto al carisma da lui vissuto hanno maturato in questi 80 anni di storia frutti meravigliosi – spiega don Venanzio -. Come è nella logica del Vangelo: “Il regno dei cieli è come un granellino di senapa che è il più piccolo di tutti semi ma appena seminato cresce e fa rami tanto grandi che gli uccelli del cielo possono ripararsi alla sua ombra” (Mc 4, 31). Sempre l’opera di Dio comincia dal poco ed è come una piramide capovolta: non potrà che allargarsi e crescere». Nel corso del 2021  la Congregazione celebrerà anche il decimo Capitolo generale e la seconda Assemblea generale della Famiglia.

«Alcuni mi chiedono che cosa farebbe oggi don Ottorino per i giovani provati dalla pandemia e dalla situazione sociale. Se lo sapessi l’avrei già fatto – conclude don Venanzio -. I santi hanno delle intuizioni legate al tempo che stanno vivendo. Per noi è stata una scuola di lavoro, in America Latina sarebbe stata altro. I santi sono illuminati da Dio e inventano secondo il bisogno del momento».