Editoriali

I partiti approfittino di Draghi

di Lauro Paoletto

La Lega ha in corso una “conversione” europeista. I Cinque Stelle sono impegnati in una sorta di rifondazione dopo il voto al governo Draghi che ha provocato rotture ed espulsioni. Il Partito Democratico è alle prese con rinnovate convulsioni interne dopo le dimissioni da segretario Nicola Zingaretti. E il governo di unità nazionale guidato da Mario Draghi è al lavoro solo da un mese (si è insediato il 13 febbraio).

I recentissimi fatti riguardanti i partiti politici mostrano come l’esecutivo di unità nazionale porti con se ben più dei suoi due obiettivi fondamentali annunciati dal presidente Mattarella nel conferire l’incarico di formare il nuovo governoall’ex presidente della Bce. Tali obiettivi, come noto, sono: far uscire il Paese dalla pandemia e presentare il Recovery plan in modo da avere quei 209 miliardi riconosciuti dall’Ue all’Italia. Questi i fronti espliciti. Quanto sta accadendo nelle diverse formazioni politiche mostra come ci siano altre sfide non scritte ma altrettanto importanti perché riguardano la qualità del nostro sistema democratico. La pandemia, come per altri ambiti, ha amplificato i limiti del sistema politico. Il nuovo esecutivo potrebbe, da questo punto di vista favorirne un clima positivo tale da consentire da un lato la “ristrutturazione” e dall’altro lato l’avvio (se non proprio la realizzazione) di alcune riforme istituzionali essenziali per rilanciare il sistema istituzionale. Alla fine la quarantena in cui tutti i partiti sono stati messi dal Presidente Mattarella potrebbe far abbassare la conflittualità esasperata e favorire un dialogo per ritrovare alcuni punti essenziali condivisi (a partire dalla prospettiva europeista). Dall’altra parte sarà necessario ripensare e aggiornare le categorie “destra” e “sinistra”: la pandemia sta mettendo, infatti, in profonda discussione una serie di riferimenti che sembravano scontati: dall’organizzazione del lavoro al modello di welfare, dal ruolo dello Stato centrale al valore della dinamica tra maggioranza e opposizione specie in una situazione di crisi, dal valore strategico della scuola alla ridefinizione della politica estera nazionale ed europea.

Ma questa ristrutturazione riguarda l’intero sistema politico – partitico, preso atto che, per quanto criticabili siano, i partitirimangono ancora uno strumentofondamentale e non sostituibile della democrazia così come si è configurata in Occidente. Vanno allora seguite le manovre del centro moderato oggipolverizzato, ma che ha diversi potenziali pretendenti leader: da Carlo Calenda di Azione a Matteo Renzi di Italia Viva fino aForza Italia che non si è ancora capito se sarà in grado di andare oltre Berlusconi, suo fondatore. Sono altrettanto da seguire i movimenti nelle coalizioni a partire dal Centrodestra e dalla dinamica tra il partito di Giorgia Meloni e la Lega di Salvini oggi uno in maggioranza e l’altro all’Opposizione. In tutto questo saranno decisive (e per questo auspicabili) le eventuali, possibili riforme che da qui a fine legislatura il Parlamento dovrebbe fare (la responsabilità dunque dovrà rimanere delle Camere non del Governo). Ne citiamo tre su tutte: la legge elettorale (auspicabile una soluzione che consenta l’emergere di una maggioranza chiara), una norma che metta fine allo scempio del cambio di casacca tra i parlamentari e una riforma del bicameralismo perfetto, realizzando finalmente il Senato delle regioni. A queste condizioni una legislatura un po’ bislacca, potrebbe addirittura rivelarsi alla fine una legislatura costituente.