Il 20 giugno è la Giornata del Rifugiato, istituita dall’Onu per portare all’attenzione mondiale un fenomeno cresciuto in maniera esponenziale. Basti pensare secondo le stime dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati, sono oltre 65 milioni le persone in tutto il mondo costrette ad abbandonare per una ragione o per l’altra il loro Paese. Di queste, 22,5 milioni sono rifugiati, per metà minorenni. Un fenomeno che tocca da vicino anche il nostro Paese. Nel 2017, secondo i dati pubblicati sul sito del Ministero dell’Interno, erano presenti in Italia 130.119 richiedenti asilo, l’anno precedente erano 123.600. In Veneto lo scorso anno i richiedenti asilo erano 12 mila, mentre nella nostra provincia erano 2.300. I numeri, però sono in calo, complice la netta diminuzione del numero di persone che sbarcano sulle coste italiane: nel 2017 erano state 181.436, mentre al 25 maggio 2018 si sono registrati “solo” 10.816 arrivi.
Le iniziative in Provincia
Sono numerose le iniziative in programma in occasionedella Giornata del rifugiato. Si comincia il 18 giugno con la conferenza spettacolo di Stefano Allievi “Immigrazione: cambiare tutto” alle 20.45 al Centro culturale San Paolo di Vicenza. Mercoledì 20 giugno la parrocchia di Santa Bertilla a Vicenza ospiterà la veglia di preghiera ecumenica “Morire di speranza”, con inizioalle 20.30, in memoria di chi ha perso la vita cercando di raggiungere l’Europa. Lo stesso giorno, alle 20.30, il teatro di Magrè ospiterà la tavola rotonda sul tema “Quali politiche per l’accoglienza?”. Sabato 23 giugno a Schio andrà in scena il Palio dei popoli, un torneo di calcio a 5 con squadre dai cinque continenti. Domenica 24 giugno le persone richiedenti protezione internazionale parteciperanno alla messa delle 10 a San Bonifacio, mentre ad Ancignano, alle 15, ci sarà un momento di testimonianza assieme ai richiedenti asilo e ai volontari del vicariato di Sandrigo. A Brogliano, alle 17, verrà proiettato il documentario Come il peso dell’acqua di Andrea Segre, mentre alla sera si cenerà con le pizze preparate dalle persone richiedenti protezione internazionale.
L’impegno di Caritas e delle parrocchie in Diocesi
«Caritas ha raccolto ancora nel 2015 l’appello del Vescovo alle parrocchie per cercare strutture che potessero accogliere richiedenti asilo – spiega Serena Bimbati, operatrice di Caritas e responsabile dei progetti di accoglienza -. Ad oggi Caritas segue sei progetti di “prima accoglienza” a Vicenza, Brogliano, Pianezze, Poleo, Santissima Trinità di Schio, Quinto Vicentino e San Bonifacio per un totale di 19 persone, tutte richiedenti asilo».
Dopo il riconoscimento dello status di rifugiato o di un’altra forma di protezione internazionale, Caritas mette in campo altri due progetti: «Si tratta di un “tempo supplementare” che può andare da sei mesi a un anno per dare appoggio a chi ancora non è riuscito a sviluppare una propria autonomia, specialmente linguistica – spiega Bimbati -. Si tratta di una decina di persone, ospitate a Bassano, Malo, Poleo e Schio, ma anche in due famiglie, una di Vicenza e un’altra di Marostica».
La scelta dell’accoglienza diffusa
La scelta di gestire piccoli nuclei è sempre stata centrale nelle iniziative di Caritas. «Strutture d’accoglienza troppo grandi – spiega Serena Bimbati -, non tengono conto di come il richiedente asilo o il rifugiato può arricchire la comunità e viceversa. Con piccoli gruppi si sviluppano relazioni, si dà vita a un progetto educativo. È un’esperienza di accoglienza “cristiana”, che diventa opportunità di crescita anche per la società civile».
“Prima le donne e i bambini”
Ha scelto di dedicarsi a piccoli gruppi, e in particolare a mamme con bambini, anche la cooperativa “Pari Passo”. «Siamo nati da poco – racconta il presidente, Francesco Zordan -. Abbiamo avviato il primo progetto di accoglienza in novembre a Vicenza, mentre in marzo ne è partito un altro a Sarego». Pari Passo segue 5 mamme con 5 bambini: 3 sono ospitate nella parrocchia di Araceli a Vicenza e 2 i quella di Sarego. Quattro donne sono nigeriane, mentre la quinta è dalla Costa d’Avorio. «Queste donne si portano dietro un vissuto pesante – prosegue Zordan -. Già il viaggio è pieno di peripezie, inoltre in Libia hanno subito violenze di ogni genere. Si raccontano, se trovano un operatore donna. Dopo sei mesi, qualcuna comincia a farlo anche con me. È difficile, ma ci sono anche belle storie: alcune di loro hanno in Italia il compagno, che ogni tanto viene a trovarle e a trovare suo figlio. È uno dei nostri obiettivi tutelare i legami fragili che vivono i migranti».
“Oltre gli obblighi di legge”
Le difficoltà, però, per chi opera nell’ambito dell’accoglienza, non mancano. «A partire dalle risorse finanziarie, che non arrivano con regolarità – afferma Giovanni Tagliaro, presidente del Centro Astalli di Vicenza -. Ma il problema vero, riguarda i ragazzi che concludono il periodo di protezione e si trovano con il permesso di soggiorno in mano ma senza un lavoro e senza possibilità di pagare l’affitto. Per loro il Centro Astalli ha messo in piedi un progetto che chiamiamo di “terza accoglienza”, nello spirito dei gesuiti, per accompagnarli oltre gli obblighi di legge. Il clima purtroppo non è buono. Si continua a parlare di sicurezza. Ma nessuno si accorgerebbe di loro se l’accoglienza fosse davvero diffusa».




