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La storia di padre Marino Rigon, missionario in Bangladesh e traduttore di Tagore, diventerà un film

15 Novembre 2020
in Missioni
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La storia di padre Marino Rigon, missionario in Bangladesh e traduttore di Tagore, diventerà un film

Padre Marino Rigon illustrato da Martina Gianello (© Breganze Comics)

Alcuni missionari hanno scritto importanti pagine di storia nei paesi in cui hanno operato. Uno di questi è padre Marino Rigon, saveriano nato a Villaverla il 5 febbraio 1925 e morto a Vicenza il 21 ottobre 2017, considerato un eroe in Bangladesh, sua patria adottiva.

La vita di padre Marino parla da sola. «C’era un missionario saveriano molto carismatico, padre Ulisse Benetti, pure nativo di Villaverla, che incoraggiò molti ragazzi a seguire le sue orme. Uno dei più convinti era senza dubbio mio zio Marino – spiega la nipote Alessandra Zanin -. Appena terminati gli studi e diventato sacerdote, il giovane neosaveriano pensava all’Africa. Ma nel subcontinente indiano, nella diocesi di Khulna, era attivo un religioso originario di Venezia, monsignor Dante Ballarin».

L’arrivo in Asia

Khulna si trova nell’allora Pakistan orientale, che sarebbe divenuto nel 1971 l’attuale Bangladesh, dopo una sanguinosa guerra d’indipendenza dal Pakistan occidentale. «Mio zio arrivò per la prima volta in terra bengalese nel 1953. Si calò subito nella realtà del posto, apprezzando la visione della vita di quella gente, così legata all’essenzialità delle cose». Prima nella futura capitale Dacca, poi a Khulna e quindi nel villaggio di Shelabunia, padre Rigon è attivo in ogni ambito. Nell’accoglienza e messa in salvo di sfollati durante la guerra. Nella realizzazione di centri culturali, scuole, luoghi di culto (anche cristiani in un paese a stragrande maggioranza musulmano). Nella creazione di forme di supporto tra Italia e Bangladesh, come le adozioni a distanza. E nella parte più immateriale, quella culturale, che viene ricordata con uguale fervore, in quanto traduttore di innumerevoli opere letterarie dal bengalese.

La passione per Tagore

Uno dei suoi autori preferiti è il grande poeta Rabindranath Tagore, premio Nobel nel 1913 per la letteratura: molte delle traduzioni di padre Marino saranno in assoluto le prime in italiano, e faranno da base per ulteriori traduzioni in altre lingue come il francese e il portoghese. Senza dimenticare la traduzione inversa dall’italiano al bengalese, per l’immortale classico “Pinocchio”. E, ancora, sul fronte della cultura vanno aggiunte le mostre organizzate nel Belpaese dell’artigianato locale bengalese, di stoffe sari che diventano oggetti artistici.

L’impegno nel paese asiatico continua ininterrottamente fino al 2014, quando lecondizioni di salute sempre più precarie locostringono al rientro in Italia. Lo accogliela casa dei Padri Saveriani di Vicenza, in cui si spegnerà tre anni più tardi. Ma il Bangladesh non ha dimenticato il suo benefattore, tanto da volerne “indietro” il feretro. Che torna nello stato asiatico il 20 ottobre 2018, dove si trova tuttora, nel vecchio villaggio di Shelabunia.

Un film per ricordarlo

Un sodalizio artistico italo-bengalese intende perciò ricordarlo con un film dedicato dal probabile titolo “The father: the untold story”. Per il popolo asiatico intende essere un omaggio imprescindibile a un benefattore a tutto tondo, per cui non solo ha portato avanti molteplici iniziative concrete ma ne ha pure promosso la cultura nel mondo come traduttore e organizzatore di eventi. Mentre per gli italiani, e i vicentini in particolare, si tratta del giusto riconoscimento a un concittadino capace di distinguersi in progetti positivi.

Protagonisti -e registi in senso letterale – dell’iniziativa sono rispettivamente Hemanta Sadeeq e Rocco Cosentino. «Ci siamo conosciuti al Geofilm Festival che organizzo da tre anni a Cittadella – spiega Cosentino -. Un giorno Hemanta mi contatta per un progetto cinematografico su un missionario originario delle mie parti, un certo padre Rigon, da portare avanti assieme. Non ne avevo mai sentito parlare prima. Ma, una volta scoperte la vita e le opere, ho accettato con assoluto entusiasmo». E si è messa presto in moto la macchina organizzativa, con il coinvolgimento della famiglia d’origine del missionario, come pure dei rappresentanti istituzionali di Italia e Bangladesh.

Il casting è partito già a fine dell’anno scorso ed è stato parzialmente interrotto dal Covid. Continua invece la raccolta fondi. «La proposta di un film è stata una sorpresa – aggiunge la nipote Alessandra, a nome della famiglia che fa da consulente -. All’inizio eravamo un po’ titubanti, non volevamo apparire come quelli che mettono in mostra i loro parenti. Poi però abbiamo provato un sentimento di gratitudine per l’idea. E abbiamo risposto come avrebbe fatto mio zio Marino: avanti!».

La produzione ha avuto presto l’appoggio del Comune di Villaverla, che l’ha promossa in più occasioni, nonché dell’Accademia Olimpica di cui Padre Marino divenne membro onorario nel 1998. «Si tratta di un personaggio straordinario, che ha pienamente onorato la sua appartenenza a un’Istituzione laica come la nostra Accademia» afferma l’attuale presidente Gaetano Thiene. Forte sostegno viene anche dal Centro vicentino della Solidarietà Internazionale dedicato a San Vincenzo, fondato da sua sorella Annunziata e dal cognato Ennio Bagarella nel 1976, che gestisce ogni anno 3.500-4.000 adozioni a distanza. Le attività cominciarono proprio a favore dei ragazzi bengalesi di Padre Marino.

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