«È difficile, ma ce la può fare». Padre Franco Vialetto faceva il tifo per Lula, e il risultato del 25 ottobre gli ha dato ragione: Lula è stato rieletto presidente del Brasile al ballottaggio, con il 51,79% dei voti validi, superando Flávio Bolsonaro, fermo al 48,21%. Per il leader del Partito dei lavoratori si tratta del quarto mandato presidenziale, dopo i due consecutivi del 2003-2010 e quello iniziato nel 2023.
«È andata anche meglio di come pensavo, sono felicissimo!», commenta padre Franco, 80 anni come Lula, che in Brasile è stato molto più di un missionario. Dal 2008 al 2016 è stato sindaco di Cacoal, città dello Stato di Rondônia, eletto tra le file del Partido dos Trabalhadores, lo stesso di Lula.
«In Brasile non puoi fare niente se Brasilia non è d’accordo – racconta padre Franco –. Così andavo spesso nella capitale. Con Lula ho avuto un rapporto diretto, anche con Dilma Rousseff. Era brava anche lei, le destre hanno voluto farla fuori».
Dalla vocazione missionaria all’arrivo in Brasile
Comboniano, nato a Nove e ordinato sacerdote nel 1972 nella chiesa della Santissima Trinità di Bassano del Grappa, padre Franco è entrato nella congregazione quando aveva appena dieci anni.
«È stato in occasione di una giornata missionaria – racconta –. Un comboniano venuto in parrocchia mi chiese: “Vuoi fare il missionario?”. E io: “Sì”. E così sono partito».
Dopo l’ordinazione, la partenza per il Brasile è immediata. L’arrivo a Rio de Janeiro fa maturare in lui una convinzione che accompagnerà il suo servizio missionario: «Quando arrivi vedi la statua di questo grande Cristo che ti accoglie. Così ho pensato: “Qui Cristo è già presente, dobbiamo solo scoprirlo”».
In quegli anni il governo brasiliano assegnava terreni nelle regioni di confine a chi si trasferiva. «Molte persone partivano e così ci siamo spostati anche noi comboniani – ricorda padre Franco –. Io sono andato in Rondônia».

Accanto ai poveri e ai senza terra
Nella regione non mancavano le tensioni tra proprietari terrieri, lavoratori e sem terra, le persone senza terra. La Chiesa si schierava dalla parte dei più poveri e i suoi ministri pagavano talvolta con la vita il loro impegno. È il caso di padre Ezechiele Ramin, missionario padovano ucciso nel 1985.
«Io ero vice padre provinciale all’epoca – ricorda padre Franco –. Accompagnai io la salma di padre Ezechiele in Italia».
Dopo alcuni anni trascorsi a Salvador de Bahia, dove si occupa della pastorale degli afrodiscendenti, padre Franco torna in Rondônia. Nel frattempo Cacoal, da piccolo villaggio, si è trasformata in una città di oltre centomila abitanti.
Il missionario lavora seguendo le linee pastorali della Chiesa brasiliana, fortemente orientate all’impegno sociale. Attiva servizi per l’infanzia, raccoglie fondi per costruire un ospedale e mantiene i contatti con i militari che, nelle regioni di confine, esercitano un forte controllo amministrativo.
Da sacerdote a sindaco di Cacoal
A un certo punto, la gente comincia a chiedergli di candidarsi a sindaco. «In Brasile non è una cosa insolita: ci sono molti esempi di religiosi entrati in politica o nei sindacati – racconta –. Inizialmente il vescovo non era d’accordo, ma poi ho ottenuto il supporto del vicario generale. La mia congregazione era perplessa, ma alla fine si è convinta, pur ponendo delle limitazioni allo svolgimento del mio ministero sacerdotale».
Durante il mandato, padre Franco celebra l’Eucaristia soltanto in forma privata. La sua candidatura nasce da una richiesta diretta dei cittadini: «Mi dicevano: “Voi preti parlate e basta o sapete anche fare le cose?”».
Gli anni da amministratore sono dedicati soprattutto allo sviluppo dei servizi essenziali: scuole, fognature e strade. Un impegno concreto, in continuità con il lavoro sociale svolto in precedenza come missionario.

Il legame con Lula e la rielezione del presidente
Al termine del mandato, padre Franco torna in Italia. «Vivo a Nove da otto anni e a fine ottobre mi trasferirò nella comunità dei comboniani di Trento. Mi mancherà la parrocchia, mi piace essere a disposizione».
Nel 2025, in occasione dei funerali di papa Francesco, torna a Roma e incontra all’ambasciata brasiliana alcuni vecchi compagni di partito, tra cui Lula.
«Mi ha accolto con gioia. In Brasile il rapporto con i governanti è molto più umano. Lula è stato il miglior presidente che il Brasile abbia mai avuto. Spero davvero che vinca anche questa volta», diceva alla vigilia del voto. Il suo auspicio si è realizzato: «Ho scritto un messaggio per congratularmi non direttamente a Lula ma al suo segretario, Gilberto Carvalho, segretario alla presidenza di Lula e mio grande amico. Aveva contribuito a fondare la pastorale sociale e del lavoro nello Stato del Paranà, dove era originario».
Andrea Frison
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