Per fortuna c’è la Chiesa si potrebbe dire. È infatti grazie alla disponibilità della Cei ad accogliere 100 dei 177 migranti bloccati dal Ministro dell’Interno nel porto di Catania che la tristissima vicenda della nave Diciotti si è finalmente conclusa.
Tutti salvi, finalmente, i 177 migranti sull’imbarcazione italiana. È l’unica vera notizia positiva di una vicenda che registra molti sconfitti e nessun vincitore. Fino all’ultimo il governo italiano, in primis il ministro dell’Interno, ha giocato con la vita di questi disperati, per cercare di vincere una prova di forza con l’Europa che non ha portato (anche questa volta) ad alcun risultato.
Si è rischiato molto. Troppo.
Si è ignorata la soglia del rispetto della dignità umana che dovrebbe essere sempre il limite invalicabile condiviso da chiunque si riconosca in uno stato democratico. Si è cercato (per l’ennesima volta) di forzare con il ricatto e la minaccia un’Europa pavida, inconcludente, senza anima.
L’Italia alla fine si è trovata all’angolo, con un pugno di mosche in mano: se aveva qualche ragione da far valere con l’Unione Europea (e ne aveva molte), con la linea disumana assunta si è posta in una posizione, se possibile, ancora peggiore di quella tenuta in modo vergognoso da Bruxelles.
In Italia oltre alle forze di Governo (in evidente affanno) gli altri partiti hanno cercato sterilmente di trarre un minimo di vantaggio politico da una vicenda assurda (abbiamo bloccato una nave italiana, della marina italiana, ma si può?!). Qualcuno ha cercato di cavalcare l’onda. L’on. Meloni, per esempio, sul suo profilo Twitter ha cercato ancora di guadagnare qualche voto falsando colpevolmente la realtà: “L’unica soluzione – ha scritto la leader di Fratelli d’Italia che ha evidenti problemi di far sentire che politicamente ancora esiste – all’invasione è il blocco navale”. Ma quale invasione on. Meloni? Quale? Dov’è questa invasione?
Il Pd ha attaccato Salvini criticandone le decisioni. Critiche che per essere credibili dovrebbero essere (finalmente) accompagnate da un’autocritica seria rispetto agli errori fatti durante i governi di Centrosinistra sulle politiche migratorie.
La vicenda è stata risolta grazie alla generosità dell’Irlanda e dell’Albania (che accoglieranno 20 persone ciascuno) e della Chiesa italiana che darà accoglienza a 100 migranti. Senza trionfalismi, senza strumentalizzazioni, senza ostentazione, con serietà e sobrietà, perché questa è la cifra della solidarietà. Non si gioca sulla sofferenza di donne, uomini e bambini per tornaconti politici o di consenso.
La comunità ecclesiale italiana ha dato una lezione di stile, che chissà se qualcuno saprà fare propria. Una lezione, non certo la prima e neanche l’ultima. È lo stile con cui si muove di solito la nostra Chiesa, abituata a stare tra le gente, con le proprie fragilità e i propri limiti, ma anche con un profondo senso del valore che ogni persona ha in quanto tale e, per i credenti, in quanto immagine di Dio.
In queste settimane spesso abbiamo assistito ad attacchi volgari e privi di qualsiasi fondamento alla Chiesa e a chi in qualche modo la rappresenta, a fronte di critiche esplicite e circostanziate alle politiche migratorie discriminatorie e disumane del governo. Questa ennesima accoglienza, con la quale tra l’altro, la Chiesa risolve una grana enorme al governo Conte, conferma come la nostra Chiesa preferisca l’azione ai tanti proclami. La risposta migliore e più credibile ai ministri – sceriffi di turno e ai tanti che spargono, non muovendo un dito, veleno e falsità sui social.
Siamo orgogliosi di una Chiesa così!

