Missioni

A luglio l’inaugurazione delle due chiese ricostruite dopo il ciclone di Beira

Don Davide Vivian in uscita con gli scout di Beira.
di Lorenza Zago

Sono passati sei anni dall’arrivo di don Davide Vivian in Mozambico per la missione come fidei donum nella Diocesi di Beira guidata dal vescovo vicentino Claudio Dalla Zuanna. Con lui, dal 2017, anche don Maurizio Bolzon. Sei anni intensi che hanno visto i due sacerdoti affrontare varie difficoltà come i cicloni Idai ed Eloise, la pandemia e anche la prematura scomparsa di don Giuseppe Mazzocco della Diocesi “sorella” di Adria-Rovigo, con cui condividevano la missione. Nei giorni scorsi don Davide, originario di Bassano del Grappa, è tornato nel Vicentino per un periodo di riposo (l’8 giugno è ripartito per il Mozambico) e così l’abbiamo raggiunto per un piccolo bilancio di questi sei anni in uno dei Paesi più poveri dell’Africa. «Sicuramente non è stato semplice, ma sono contento – ci dice -. Ci è voluto molto tempo per legare con le persone del posto. Ora, però, con molti si è creato un rapporto di amicizia. Vivere in comunità momenti come matrimoni, funerali, ma anche seguire gli scout e insegnare in seminario ha rafforzato le relazioni. Non è stato immediato, ma attraverso un cammino intrapreso assieme oggi c’è più fiducia e intimità».

Don Davide e don Maurizio sono rispettivamente moderatore e parroco dell’Unità Pastorale Santissima Trinità dell’aeroporto formata da tre parrocchie. Siamo in uno dei barrios della periferia di Beira, dove non mancano i servizi rispetto alle zone più isolate del Paese. Anche qui, però, le condizioni della popolazione sono precarie. Stando agli ultimi dati disponibili oltre il 60% dei mozambicani vive al di sotto della soglia di povertà e più di 8 milioni di persone soffrono di malnutrizione. «Cerchiamo di prestare molta attenzione alle persone più bisognose e di raggiungere come comunità chi ha più necessità d’aiuto. In quest’ultimo periodo, poi, i prezzi sono aumentati e si respirano delle tensioni tra la popolazione con il conseguente aumento dei controlli da parte della polizia – prosegue don Davide -. Una volta al mese distribuiamo cibo a quasi 190 famiglie grazie anche alle donazioni dei parrocchiani. In questi anni stiamo tentando di trasmettere l’importanza della carità nei confronti di coloro che vivono in situazioni di estrema fragilità».

Preziosi, però, sono anche gli aiuti che arrivano dall’Italia (e in particolare dalla nostra Diocesi) che hanno permesso di affrontare le varie emergenze causate dai cicloni, dal rischio di un’epidemia di colera, dal covid- 19. «Le donazioni ci hanno consentito anche di costruire due nuove chiese quasi identiche per accogliere i parrocchiani, che prima partecipavano alle celebrazioni in un paio di cappelle poco capienti e pericolanti – spiega il sacerdote -. Mi piace dire che saranno le nostre “case” dove ci incontreremo e coltiveremo la fede». Don Maurizio ne ha seguito in prima persona la progettazione e costruzione grazie al supporto dell’architetto vicentina Francesca Leto. Le due chiese già pronte verranno inaugurate ufficialmente a metà luglio. La necessità di avere spazi più ampi per accogliere i fedeli è emersa soprattutto “dopo” la pandemia. «Non abbiamo vissuto lockdown rigidi come in Italia, ma le chiese sono rimaste chiuse per tanto tempo. Siamo tornati a celebrare la Pasqua insieme lo scorso aprile, dopo due anni in cui non accadeva. Le persone sono tornate in massa in chiesa, tutti hanno il desiderio di condividere un momento di festa e gioia. La partecipazione è aumentata e questo è davvero un bel segnale».