«Noi vendiamo prodotti freschi e al dettaglio e il cliente lo sa. I supermercati? Hanno un tipo di prodotti diverso». Luigino ed Ernesta Peruzzo raccontano i 41 anni della Latteria Peruzzo, caratteristico “casolino” di Borgo Santa Lucia (via Zambeccari). Quattro decenni in cui i due coniugi non si sono mai stancati di accogliere col sorriso chi entra – a volte anche solo per «contarsela», chiacchierare – e nei quali, mentre la famiglia cresceva, la coppia ha superato momenti complessi come il Covid o, prima ancora, Chernobyl.
«Siamo solo io e mio marito. Abbiamo rilevato l’attività a gennaio 1985. Sono esattamente 41 anni» sottolinea Ernesta. Sotto di lei, il bancone frigo espone salumi e formaggi al taglio, olive, bottiglie di vino, miele e contorni pronti, salmone e condimenti, panna e uova, e pure crostoli e frittelle considerato il periodo dell’anno. Dietro la negoziante fa capolino la foto di uno dei nipoti, «ora ha 12 anni » spiega. L’attività nasce negli anni ’40 «quando tutto intorno c’erano solo campi: questo era un minuscolo casello del latte, le famiglie portavano il latte nei bidoni e passava il camion per la raccolta. Molto prima che arrivassimo noi» spiega Luigino. La Latteria è aperta dal matti-no presto alle otto di sera, sabato compreso. «Continuiamo a lavorare bene come 40 anni fa – osservano i due commercianti – i clienti si fermano, è un flusso costante da mattina a sera anche se al mattino c’è più presenza. All’inizio non fu semplice: proprio due mesi dopo che avevamo rilevato l’attività, ci fu Chernobyl. I clienti acquistavano, ma erano molto prudenti, ovviamente, e si poteva vendere solo il latte prodotto e confezionato prima dell’espandersi della nube».
La clientela sceglie questa attività perché i prodotti hanno una qualità riconosciuta. Ma non solo. Al “casolino” si va anche per scambiare due parole: mentre Ernesta parla, a fianco del bancone è seduta una cliente arrivata poco prima. «Un periodo brutto è stato quello del Covid – ricorda Luigino – si lavorava con le mascherine e feci una marea di consegne. Anche in quei mesi comunque non ci siamo fermati, abbiamo sempre lavorato».
Il lavoro quindi non manca. Il futuro, però, è incerto. Anzi, purtroppo è quasi certamente segnato: «Iniziamo ad essere un po’ stanchi e nessuno in famiglia rileverà l’attività. Qualcuno di esterno? Figurarsi, impossibile. È molto difficile trovare qualcuno disposto a impegnarsi sei giorni su sette, fino a sera. Tanto più un giovane» concludono i negozianti.
Andrea Alba
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