Un gustoso piatto di spaghetti al pomodoro, così buoni da leccarsi le dita, come sta facendo la donna che li sta mangiando. È l’immagine che apre la mostra “La pace prima della tempesta”, settimo e ultimo appuntamento del ciclo di mostre “Re Genesis” ospitate dal Museo Diocesano “P. G. Nonis” a partire dal 2022.
Realizzate in collaborazione con il Movimento Arte Etica (nato nel 2016), le mostre di “Re Genesis” hanno portato a Vicenza opere e installazioni di arte contemporanea realizzate da artisti di fama internazionale che hanno rielaborato, a partire dalle loro sensibilità, abilità tecniche e linguaggi artistici, i sette giorni della creazione.
Per questo il piatto di spaghetti al pomodoro che “apre” l’esposizione attualmente allestita al Museo Diocesano, visitabile fino all’11 gennaio, viene facile associarlo all’espressione “era cosa buona”, che ritorna sette volte nel primo capitolo della Genesi. Si tratta però di un inganno: l’espressione soddisfatta della donna che si lecca le dita scherma tutta una realtà di sfruttamento, di lavoro povero e di caporalato che spesso sottovalutiamo quando acquistiamo una cassetta di pomodori.
L’installazione di Gianfranco Gentile che abbiamo descritto stimola la riflessione e pone subito una domanda: forse non tutto ciò che è buono secondo l’uomo lo è anche secondo Dio. Cosa, dunque, è “buono” per Dio?
L’interrogativo resta aperto visitando la mostra e confrontandosi con l’opera degli artisti che espongono: Gianfranco Gentile e Massimo Donà. Il primo, spiega il direttore del Museo Diocesano mons. Francesco Gasparini, «ci porta dentro due tragedie: gli animali spodestati dal loro ambiente e destinati all’estinzione, e il sopruso indiscriminato degli esseri umani che non esitano a calpestare gli altri. Le sue pitture, realizzate su cartoni ondulati, rappresentano in sé stesse la fragilità e la precarietà di un’umanità e di un mondo dall’equilibrio oramai compromesso. Vediamo nelle sue opere una civiltà che si sta consumando, che dimentica la sofferenza ed è estranea a una natura violentata».
Fa eccezione a questa tragicità l’opera che mostra il personale della Croce Rossa accogliere un gruppo di migranti appena sbarcati.
Si comincia dunque a intravedere la risposta alla domanda “cosa è buono per Dio”, che appare chiara osservando le opere di Massimo Donà: «da buon filosofo e jazzista, gioca con i colori, ci stupisce con forme bizzarre e volti onirici in un mondo surreale – spiega Gasparini –. Gioca con i colori per renderci consapevoli, perché il suo è un canto alla vita. Il nostro mondo è oramai diventato grigio, la patina dello smog smorza i colori delle nostre città e fa morire il creato. Donà ci invita a sognare un mondo di colori, un mondo di pace, il sogno di una quiete esistenziale che si contrappone alla corsa sfrenata di un’umanità che va verso l’infinito dramma dell’insostenibilità».
Una nuova sintonia da creature che è ben rappresentata proprio dalla musica jazz: intreccio di ritmi e melodie, miscuglio di influenze diverse che nella creatività dei musicisti trovano il loro modo di dialogare e stare insieme.
Ecco, forse questa è anche per Dio “cosa molto buona”.
Andrea Frison
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