Il gioco d’azzardo è diventato a tutti gli effetti un fenomeno di massa che non fa distinzioni di sesso, di età, reddito o titolo di studio. Quante persone ne siano coinvolte è difficile stabilirlo perché le giocate, che avvengano attraverso gratta e vinci, slot machine, scommesse o poker online, non sono tracciabili. L’unico dato che si riesce ad avere (faticosamente) a disposizioni è quello sulla quantità di denaro “investita” in questa forma di intrattenimento che può degenerare in una dipendenza patologica. Nel 2024 in Provincia di Vicenza il gioco “fisico” (slot machine, gratta e vinci ecc.) ha assorbito 810.795.924 euro. Come vincita sono tornati 608.548.825 euro, se ne può quindi dedurne che siano stati persi 202.247.099 euro. Nel 2019 (ultimi dati disponibili e ben nascosti sul sito ufficiale dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, ndr) erano stati giocati 966.713.255 euro. Verrebbe da dire che la buona notizia è che si sia giocato meno, ma l’illusione finisce qui perché nel frattempo è esploso il gioco online, con un giocato, nel 2024 pari a 633.738.359 euro. Le vincite online sono maggiori (599.580.052 euro il totale) e le perdite minori (34.158.052 euro). In sintesi, in Provincia di Vicenza nel 2024, tra gioco fisico e online, sono stati giocati 1 miliardo 444 milioni, 534 mila e 283 euro. Il che significa che, se dividiamo la cifra per i circa 855 mila residenti in Provincia, è come se ciascun abitante, dai neonati in su, avesse giocato in un anno quasi 1.700 euro a testa.
Simone Costenaro, broker assicurativo e fondatore del Palazzo delle competenze a Bassano del Grappa, è autore di un ulteriore studio sul bassanese, inteso come il Distretto 1 dell’Ulss 7 Pedemontana. Nei 23 Comuni del distretto, 157.968 abitanti, «il reddito lordo supera i 3,46 miliardi di euro, con 623.795.185 euro di imposte nette versate nel 2024 dai contribuenti – spiega Costenaro -. Nel 2024, in questo territorio, 298.054.276 euro sono stati allocati nel gioco d’azzardo, un valore che equivale al 50% dell’importo delle imposte nette pagate dai contribuenti ». L’allarme sociale scatta immediatamente: «Nel 2024 l’8,6% del reddito medio è stato destinato al gioco d’azzardo – afferma Costenaro -. In termini assoluti la cifra si traduce in una perdita pari a 47 milioni di euro. Risorse che non tornano nella disponibilità delle famiglie, che non alimentano l’economia reale e che hanno effetti diretti sui consumi, sul risparmio e sulla capacità di pianificazione economica delle persone. Il gioco d’azzardo è un buco nero economico e sociale».
Don Stefano Caichiolo, parroco dell’UP di Arzignano, non ci gira tanto attorno: «Nelle nostre parrocchie c’è chi gioca d’azzardo – afferma -. Nella mia esperienza di parroco mi è capitato di essere avvicinato da chi manifestava sintomi da dipendenza al gioco d’azzardo. In queste persone c’era la convinzione che dal denaro dipendesse la propria felicità. Al punto che quello che si guadagnava lavorando, magari ben remunerati, non era più sufficiente. E così venivano giocate grosse cifre, nella speranza di un effetto moltiplicatore che non arrivava mai». Don Stefano non ha dubbi: «La comunità cristiana non può dirsi estranea a questo fenomeno. Deve interrogarsi come parte in causa, perché a fare la fila in tabaccheria per il gratta e vinci si trova gente che viene a messa. I cristiani giocano tanto quanto gli altri. Bisogna capire che abbiamo a che fare con un sistema iniquo. E che è iniquo lo Stato che specula sulle fragilità della gente. Qualcuno le conseguenze del gioco le paga: il diretto interessato e chi gli vive intorno. E poi non dobbiamo dimenticare che quello che vinciamo, lo ha perso qualcun altro».
«È una battaglia». Paola Castellan, psicologa, si occupa di gioco d’azzardo da una decina d’anni attraverso il progetto “Stare al gioco” della cooperativa Adelante, in collaborazione con il Serd. E quando dice che il contrasto al gioco d’azzardo patologico è una battaglia, non scherza: «Le slot machine sono studiate per impedirti di attivare il pensiero critico e alimentare la compulsività. Nelle sale da gioco non è vietato fumare, così il giocatore o la giocatrice non si prende pause. Qualche barista offre gratuitamente da bere, si spaccia per amico o amica, così i giocatori tornano volentieri. Ma è tutta la società ad essere compulsiva, a perdere risposte immediate ai bisogni senza far maturare il desiderio e il pensiero critico».
Andrea Frison
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