«Sappiamo che la pratica religiosa è in picchiata, lo dicono i sociologi della religione e lo constatano ogni domenica i presbiteri. Eppure l’interesse per la Bibbia è vivo. È un interesse alimentato da curiosità, da antiche memorie e anche da apprendimenti catechistici. Lo affermo con assoluta certezza: c’è ancora un grande interesse nella popolazione del nostro Paese verso la Bibbia».
Marinella Perroni è uno dei volti storici dell’insegnamento e della ricerca biblica e teologica, che ha sempre declinato con passione e competenza anche come apripista in Italia degli studi femministi della teologia e dell’interpretazione biblica, contribuendo a fondare il Coordinamento delle teologhe italiane del quale è stata presidente dal 2003 al 2013. Ospite del Festival Biblico a più riprese nel corso delle varie edizioni, Perroni è sicura che «il nostro Paese rivela un rapporto con la Bibbia che stupisce. Come Chiesa dovremmo trovare modi di qualità e intelligenti per intercettare questo mondo di interesse, curiosità, desiderio di capire con tutte le problematiche e le domande che l’accesso alla Bibbia porta con se’». Per quanto attrattiva, però, Perroni segnala che proprio la Bibbia «è la grande assente dai paradigmi ecclesiastici. Sembra quasi che per la vita di fede dei cattolici italiani debbano esistere soltanto i sacramenti. Veniamo da decenni in cui si supponeva che ci fosse stato un investimento nella formazione biblica del clero, invece non è stato così».

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Secondo Perroni, le motivazioni che hanno portato a questa «marginalizzazione» delle Sacre Scritture sono «un grumo rozzo che ha al cuore l’idea che bisognasse evitare ogni rischio di “protestantizzazione”. Sulla mia pelle ho vissuto gli anni a cavallo tra i ’70 e gli ’80 dove la preoccupazione principale era trovare biblisti da invitare agli incontri nelle parrocchie. Poi c’è stata un’inversione di rotta, all’esegesi biblica si è cominciato a preferire l’adorazione eucaristica. Qualcuno crede che le persone non siano preparate per le Sacre Scritture, ma non è così. Tutti, anche le persone semplici possono ricevere il pane biblico. È questo di cui abbiamo bisogno». Anche perché, secondo Perroni, rischiamo di trovarci stretti nella morsa, da un lato, dei fondamentalismi evangelici americani, dall’altra di un devozionismo fine a se stesso».
Ben venga dunque il Festival Biblico «che ancora propo una mediazione culturale che consente di tener vivo un certo interesse attorno alla Bibbia, peraltro il testo più tradotto e diffuso al mondo».
Eccoci allora all’incontro del Festival che avrà per ospite la teologa e biblista Marinella Perroni a Vicenza venerdì 22 maggio alle 17 nel cortile di Palazzo Thiene. Avrà per titolo “E Dio cessò ogni lavoro – La creazione tra potere e limite”.
«Ho pensato di proporre una riflessione che partisse dalla prima pagina della Bibbia, da questo mito della creazione contenuto nei primi 11 capitoli della Genesi con i quali il popolo di Israele tenta di tracciare il significato dell’essere creature. È interessante inscrivere il binomio tra limite e potere nel mistero profondo della creazione perché Dio stesso lo rivela, lo rende palese. Cercheremo di capire che dimensione rivela delle creature e di Dio stesso la scelta di cessare ogni lavoro».
Andrea Frison
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