Editoriali

Lo Ius soli riguarda tutti gli italiani

di Lauro Paoletto

Enrico Letta non ha fatto neanche a tempo a sistemarsi le cose nel suo ufficio di nuovo segretario del Pd che subito Matteo Salvini lo ha sollecitato al duello. Il neosegretario, peraltro da parte sua, nella relazione con la quale si è presentato al partito in cerca di una rinnovata rotta, ha fatto riferimento alla necessità di approvare anche nel nostro Paese la norma dello ius soli. Tale norma prevede l’acquisizione della cittadinanza di un certo Paese come conseguenza del fatto di essere nati sul suo territorio, indipendentemente dalla cittadinanza dei genitori.

Sappiamo che quando sente la parola ‘immigrati’ al leader leghista parte ‘l’orticaria politica’. Starà anche, forse, diventando moderato con riferimento all’Europa, ma sul versante delle politiche migratorie pare non abbia intenzione di cambiare posizione.

Il “capitano” leghista asserisce che Letta perde tempo a occuparsi di cose che non interessano agli italiani. In realtà se si prova a sgomberare il campo da approcci ideologici ci si accorge che la questione dello ius soli, oltre che essere una questione di civiltà che non dovrebbe essere né di destra né di sinistra, dovrebbe interessare, invece, molto gli italiani. Il tema riguarda i giovani immigrati nati in Italia. Al 1° gennaio 2018 i minori stranieri risultano essere un milione e 316mila, pari al 13% della popolazione minorenne complessiva in Italia (vuol dire che un minorenne su dieci nel nostro Paese ha origini straniere) di cui tre su quattro sono nati sul territorio nazionale (991mila).

Un milione di ragazzi con genitori stranieri, dunque, è nato nel nostro Paese, parla italiano, studia nelle nostre scuole, gioca ed è amico dei nostri figli, spesso non è mai andato nel suo Paese d’origine. Eppure non può diventare cittadino italiano. Questo tema non può non interessare un Paese che sta soffrendo di una contrazione demografica pericolosissima .

Non si tratta di far arrivare nuovi immigrati. Questi ragazzi sono già nel nostro Paese, vi sono nati e cresciuti come tanti coetanei italiani, solo che non

hanno gli stessi diritti. Dovrebbe essere interesse di tutti consentire la piena integrazione e farli sentire pienamente italiani.

Se il governo Draghi aiutasse ad affrontare i problemi per quello che sono senza la carica ideologica che spesso si portano addosso, darebbe un contributo notevole alla maturità politica dell’Italia.

Come si può intuire la questione dello Ius soli è un aspetto particolare del fenomeno molto più ampio dell’immigrazione. A questo riguardo, ripromettendoci di affrontare la questione nel dettaglio dando un adeguato spazio, richiamo due questioni che non possiamo semplicemente far finta non esistano e che non interessino a noi italiani. La prima è che non è possibile per un immigrato entrare regolarmente nel nostro Paese per lavorare. La seconda è rappresentata dagli immigrati inseriti in Italia che, in attesa della valutazione della Commissione per il riconoscimento dello status di rifugiato, intanto hanno trovato un lavoro e si sono fatti anche conoscere e apprezzare. Poi arriva (dopo anni e anni) il verdetto negativo della Commissione e questi piombano di fatto nella clandestinità. Si riferiva a questi casi l’efficace intervento della settimana scorsa di don Matteo Lucietto.

Per quanto possiamo raccontarci che tutto questo non ha a che fare con noi italiani e con il nostro futuro?