Valentino Pupin, pittore facente parte di una prolifica famiglia di artisti attiva nel vicentino fra Ottocento e Novecento, è una delle figure di spicco della committenza ecclesiastica del XIX secolo. La sua è una pittura didascalica, con un fresco realismo, delineata con tonalità chiare, luminose. Nell’opera di Arzignano, le figure di Maria e Elisabetta sono inserite in un contesto dove l’autore cerca di calarsi nel clima del tempo restituendone un’immagine dettagliata e sintetica.
Centro dell’affresco è l’incontro delle due donne, che si ritrovano, che si stanno abbracciando: un saluto che sale dal cuore. Tutto dice dialogo in questa scena: le mani aperte verso l’altra, gli sguardi che si incrociano, i volti che si specchiano.
La postura è leggermente inclinata, un inchino accompagnato da tenerezza e attenzione, un segno per dire accoglienza nella propria vita. I due veli bianchi che incorniciano i due volti, ci parlano di luce che inonda l’incontro, luce che scaturisce da Maria ed Elisabetta. L’evangelista Luca ci parla della poesia che esce nel canto delle due donne, accompagnata dalla danza dei due piccoli nei grembi delle rispettive madri.


