Tre cadaveri, una laguna e un confine. Umberto Matino torna in libreria con “Laguna Limes” e lo fa portando il lettore dentro un Veneto che si muove tra acqua e montagna, tra storia e delitto, tra passato e presente. Ma soprattutto dentro un territorio che non è sfondo, ma protagonista, materia viva del racconto, spazio che orienta scelte, destini e misteri. «A me piace raccontare le storie dei gialli insieme al territorio» spiega lo scrittore vicentino «Una storia la devi per forza ambientare in un luogo: e se è un luogo che conosci, riesci a raccontarlo meglio. I personaggi puoi inventarli, ma i luoghi no. Basta sceglierli». È qui che si riconosce la cifra di Matino: un noir che affonda le radici nella geografia reale, nella memoria, nelle pieghe meno raccontate del Veneto. Non luoghi generici, ma paesaggi attraversati, vissuti, che restituiscono densità alla narrazione e diventano struttura portante. Il titolo stesso è già una chiave di lettura. “Limes” è una parola latina e significa confine. Ma non un confine che divide.

A muoversi tra questi livelli tornano anche personaggi già noti ai lettori: il maresciallo Picconese e il commissario Bonturi, impegnati in due indagini parallele, tra carabinieri e polizia, tra provincia e città, destinate a incrociarsi. «Sono due mondi che collaborano» racconta Matino «perché trovano dei legami tra gli avvenimenti». Un intreccio investigativo che riflette, ancora una volta, quello geografico: luoghi diversi che si parlano, si cercano, si spiegano a vicenda. Ma più del delitto, è il contesto a diventare centrale. Il Veneto che emerge dalle pagine è un territorio complesso, stratificato, attraversato da storie e popoli. Non un’identità chiusa, ma un sistema aperto. «È un posto cosmopolita» sottolinea lo scrittore «Ha rimandi al Centro Europa, all’Oriente, la nostra regione è sempre stata un crogiolo di persone». Un’identità lontana da ogni semplificazione, che affonda nelle radici cimbre della montagna, nella vitalità commerciale di Venezia, nei paesaggi della pianura e nei loro continui scambi.
E proprio questa geografia diffusa trova nel libro una forma narrativa. Venezia, il Tretto e perfino la pianura rodigina di Conca di Rame diventano i vertici di un triangolo che racconta un Veneto intero, fatto di connessioni più che di separazioni, di passaggi più che di confini. Un territorio che, storicamente, ha costruito la propria forza nella capacità di accogliere, di mescolare, di trasformare le differenze in ricchezza. «Non è tanto l’idea di essere “paroni a casa propria”» osserva Matino «ma di aver avuto tanti ospiti e di averli fatti diventare veneti». Ne nasce un noir che non si limita a indagare un crimine, ma scava nella storia e nell’identità di un territorio. Un racconto che tiene insieme tensione narrativa e profondità culturale, in cui ogni dettaglio geografico diventa indizio e ogni traccia del passato una possibile chiave di lettura. Dove il confine, il “limes”, non è una linea da difendere, ma uno spazio da attraversare.
Giada Zandonà
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