Papà è una parola, antica come l’uomo, che indica un legame fondamentale, che presuppone una fecondità e che porta con sé, tranne in pochi casi, un per sempre che diventa elemento identitario. “Papà” porta, dunque, con sé necessariamente l’idea di una nuova vita. Richiama una relazione a due che faccia scoccare la scintilla di una nuova esistenza. Rimanda al coraggio di alzare lo sguardo oltre sé stessi per scrutare il futuro da affidare a qualcun altro.
Anche la figura del papà, come ogni altra figura sociale, cambia a seconda della fase storica e del contesto sociale e culturale. Quella paterna negli ultimi decenni, nel nostro Paese ha risentito profondamente (e fortunatamente) della crisi generale che ha investito il maschio, come risultato della ridefinizione del ruolo femminile nella società e in famiglia. È stato un passaggio di portata tale da aprire una crisi che ha dato come risultato quella che gli studiosi hanno definito “una società senza padri”, definizione certo che non esaurisce la figura paterna, ma ne indica il passaggio problematico che si è trovata e in parte ancora si trova ad attraversare.
Non so se essere “papà” oggi sia più o meno facile di ieri. Certo è impegnativo e faticoso, ma anche intrigante ed entusiasmante.
Vuol dire assumersi la responsabilità di indicare una strada, ma ancora di più di accompagnare lungo la strada della vita (nei modi diversi che le fasi dell’esistenza chiedono). Significa non stancarsi di dare le norme (pare che questo sia ancora uno dei compiti dei padri – sigh!), ma ancora di più non stancarsi di aspettare la crescita dei figli che avviene secondo una ricerca assolutamente personale e mai scontata. Significa alzarsi al mattino e ringraziare il Signore per il dono della vita: propria, perché ci siamo perché c’è stato un papà al quale dobbiamo (in giusta parte) la vita e di qualcun altro, perché un’altra vita ci ha “promossi” papà.
Insomma, la Festa del papà, al di là del suo aspetto commerciale, tenuto conto del calo demografico, e del fatto dunque che anche il numero di papà sta calando, dovrebbe diventare Festa Nazionale (rigorosamente dopo quella della Mamma), come festa di voglia di futuro. E Dio sa, quanto ce n’è bisogno.

