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Home Festival Biblico

Jean Louis Ska: «La forza di Dio? Orientare al bene anche il male»

27 Aprile 2023
in Festival Biblico, In primo piano
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Jean Louis Ska: «La forza di Dio? Orientare al bene anche il male»

Il biblista e teologo belga Jean Louis Ska sarà tra i protagonisti della nuova edizione del Festival Biblico ‘Genesi 1:11’.

Il biblista Jean Louis Ska sarà uno dei nomi di punta dell’edizione 2023 del Festival Biblico a Vicenza. Biblista e teologo belga, docente del Pontificio istituto biblico, Ska è uno dei maggiori studiosi del libro della Genesi e avrà il compito di inaugurare gli eventi che si svolgeranno in città nei giorni “culmine” della rassegna dal 25 al 28 maggio.

Professor Ska, come vanno “inquadrati” i primi 11 capitoli della Genesi scelti per accompagnare il Festival Biblico di quest’anno?
«Sono stati messi insieme a partire da antiche tradizioni, ma provengono probabilmente dall’epoca del ritorno dall’esilio in Babilonia, quando Israele torna a Gerusalemme e prova a capire il suo destino a partire da una storia universale. Gli israeliti erano stati coinvolti da molti eventi storici, avevano incontrato popoli, teologie, filosofie, rappresentazioni del mondo. Alla luce di questo e a partire dalle loro tradizioni provano a capire le condizioni essenziali della vita nell’universo per tutta l’umanità e quindi anche per il popolo di Israele».

Qual è stato allora il cuore di questa riflessione?
«Che non viviamo più nella condizione iniziale. Sono accaduti i primi elementi di colpa o di errore, il diluvio… la condizione di vita nel paradiso, dove tutto era buono, non è più la nostra. Ma l’origine è positiva, interamente positiva: quando si va a scavare nel mondo violento, corrotto, perverso, nella malvagità dell’umanità, si trova sempre qualcosa di positivo, di totalmente diverso. altri versi diranno in modo esplicito che dobbiamo costruire un mondo privo di violenza: il paradiso che abbiamo perduto è quello che siamo chiamati a costruire».

Il biblista Jean Louis Ska.

Quando compare il “peccato” nel mondo, secondo la Genesi?
«Siamo tutti concentrati sul capitolo 3, con la vicenda del serpente e del frutto proibito dell’albero della conoscenza del bene e del male. Forse siamo colpiti dall’aspetto più o meno sessuale della cosa. Ma occorrono secoli per far capire che in quell’episodio avviene un peccato. È San Paolo il primo a parlarne in questo senso nel capitolo 5 della Lettera ai Romani. Se restiamo sulla Genesi, il vero peccato avviene al capitolo 4: Caino che uccide Abele. La vera radice di tutto il male nel mondo è la violenza, non nell’aver trasgredito all’ordine di Dio di non mangiare dell’albero. Che poi non si capisce perché Dio abbia voluto proibirlo».

Ma la violenza da dove ha origine, secondo il racconto biblico?
«Non si sa, non viene spiegato. Dio non ha versato una goccia di sangue durante la creazione. Quando distribuisce il nutrimento, sono tutti vegetariani. Eppure c’è e minaccia l’esistenza di tutto l’universo perché provoca il diluvio. Allora Dio capisce che non può essere cancellata ma regolata. Le acque del caos primordiale che tornano a coprire il mondo permettono un nuovo inizio: si salva solo Noè, un uomo giusto, perché un solo giusto può salvare l’Universo. Ritroviamo tutto questo nella passione e risurrezione di Gesù. Nella storia di Giuseppe, i cui fratelli hanno “tramato il male” ma Dio l’ha fatto servire alla loro salvezza. Dio riesce a fare questo, a invertire la forza del male: la violenza che distrugge serve a rinnovare. La violenza sopprime se stessa».

Prima accennava al fatto che non è chiaro il perché Dio abbia voluto proibire il frutto dell’albero della conoscenza. Poi al fatto che nemmeno Dio capisce come gestire la violenza che improvvisamente compare nel mondo. Cosa dice la Genesi di Dio?
«Ci offre delle raffigurazioni, dei tentativi di capire. C’è il Dio che si ricorda di Noè e fa defluire le acque. Il Dio che proibisce la costruzione della torre di Babele perché preferisce la diversità all’uniformità in un racconto che è una critica all’imperialismo totalitarista. Il capitolo 3 è uno dei più difficili perché Dio sembra impedire all’umanità di crescere, di passare dall’infanzia all’età adulta. Sono rappresentazioni parziali, tentativi di capire che vanno messi in dialogo con altre rappresentazioni e, finalmente, con il Dio Padre del nuovo testamento. In ogni caso non avremo mai una rappresentazione perfetta della divinità, ma solo tentativi di avvicinarsi a un mistero che ci supera sempre ».

Il capitolo 11 si conclude con i popoli dispersi dopo il crollo di Babele e con la genealogia che ha portato alla nascita di Abramo. Cosa spiega, invece, la Genesi del popolo di Israele?
«Nel mondo biblico c’è piena coscienza che Israele è un popolo piccolo, che nasce tardi, circondato da grandi imperi. Per questo deve cercare le sue qualità altrove: nella sua sapienza, non nella potenza o nella ricchezza. Abramo nasce dopo la storia dell’universo. Dopo il crollo della torre di Babele Dio disperde l’umanità e arriva anche Abramo, in cerca del suo posto. Dalla chiamata di Abramo dipenderà la nascita di Israele. Non è quindi un popolo che rivendica una primogenitura. Anzi, nell’elenco dei popoli del tempo, al capitolo 10, Israele non viene neanche nominato».

Andrea Frison

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