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Home Interviste

Irma Dall’Armellina è la nonna d’Italia

20 Marzo 2019
in Interviste, In primo piano
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Irma Dall’Armellina è la nonna d’Italia

Il Presidente Sergio Mattarella premia Irma Dall’Armellina (foto di Francesco Ammendola - Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica)

«Il presidente Mattarella ha baciato solo me» precisa. «Mi ha dato tre baci: uno per me, uno per la mia assistente sociale, uno per il mio medico». A casa del Commendatore signora Irma Dall’Armellina, 94 anni, a Noventa Vicentina, le trippe sono sul fuoco «per la cena, il resto lo metto via». Con Paddy Jones, la giovanotta ballerina che si è esibita al Festival di Sanremo con lo Stato Sociale, è la nonna più famosa d’Italia. Nell’ultimo anno è stata ospite da Marco Liorni a “La vita in diretta” su Rai 1, le sue foto in moto stretta ad un giovane kenyota hanno fatto il giro del mondo. Le scatoline che prepara per i bambini «vestiti come piace al Signore» riprese da Repubblica, il Corriere. Le Iene, programma su Italia 1,  sono andate a intervistarla nella sua casa a Noventa Vicentina. Tutto questo per tre settimane trascorse in una missione in Kenya, “pubblicizzate” incosapevolmente dalla nipote Elisa su Facebook. L’Immagine della nonna con bastone e trolley rosso, in partenza per il Paese africano, in poche ore è diventata virale – 91mila like, più di 20mila condivisioni, 900 commenti- e la stampa si è scatenata. A 94 anni di solito si ha la badante, non si va in giro per il mondo in un orfanotrofio a “prendersi cura” degli altri.

Il presidente Mattarella l’ha invitata a Roma e il 5 marzo scorso le ha conferito il titolo di Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica italiana «per l’eccezionale prova di altruismo con cui ha prestato il proprio servizio in qualità di volontaria in una missione umanitaria in Kenya». La nipote ha chiesto conferma tre volte alla segreteria romana perché pensava fosse uno scherzo. 

Un pomeriggio con questa deliziosa vecchietta, furba e scaltra, è un tuffo nei valori e nelle tradizioni contadine della provincia vicentina. Siamo in cucina e si parla solo dialetto. “Vorla un caffè?”. “Certo”. 

Signora Irma, qui in paese adesso tutti devono chiamarla Commendatore. Come si sente?

«(Batte le mani guarda in cielo e ride imbarazzata) Io sono la Commendatrice della terra. La senta: scuole non ne ho fatte, sono sempre andata in campagna. Sono contenta perché a questa età – vado per i 95 – non è da tutti. Ringrazio tanto il Presidente, io sono una semplice zappaterra che ha lavorato tanto e si è sempre arrangiata. Non so nulla di politica, leggo solo qualche giornale, a volte compro Famiglia Cristiana e ascolto la messa alla tv». 

Com’è Mattarella dal vivo, è un bell’uomo?

«È come si vede in tv. Ne più, ne manco. È semplice, umile. Tra tutti i premiati ha baciato solo me, la più giovane».

Si è commossa?

«Tanto».

Ad un anno dal viaggio in Keny che cosa porta nel cuore?

«I bambini. Mi fanno tanto pecà. Di notte a volte capita di svegliarmi e penso a loro. Là è tutto messo male, siamo indietro. Sono nata nel 1924, appena finita la Prima Guerra. Curavamo gli scataroni, la radice del granoturco, che tagliavamo quando la panocia era pronta. Li lasciavamo seccare e facevamo la lissia con il mastelo. Lavavamo così il bucato. Prendavamo un recipiente con acqua e cenere e si faceva bollire. Le lenzuola si cambiavano una volta al mese. E ogni tre cambiate si faceva la lissia. Ecco, dopo tanti anni, l’ho rivisto fare in Kenya».

Irma nella cucina della sua casa. Trippe e caffè sul fuoco.

Un tuffo nel passato. 

«Mancano le strade, si vive di agricoltura. A 13 anni io già lavoravo in campagna. Ho lavorato il tabacco, i cetrioli. Ho fatto la mondina e la sera andavo a lavare i piatti in osteria. Fino a quando mi sono sposata andavamo a messa con gli zopei, mettevamo le scarpe in un sacchetto di pezza per non rovinarle. A volte diventavano piccole senza usarle. Nel giro di un anno ho perso marito e una figlia. Avevo 26 anni. Ho ripreso a lavorare appena gli altri due piccoli sono andati a scuola. Genitori e suoceri non mi hanno mai aiutato. Abitavo nella frazione di Saline, a 3 km da qui».

Una vita di sacrifici e tanta forza.Il suo segreto?

«Una volta eravamo tutti uguali, tuti poaretti. Dopo col benessere molto è cambiato. Mio papà è andato in Francia, Svizzera, a Roma, a Merano. Faceva el muraro».

Chi gliel’ha fatto fare di andare in Kenya a 93 anni?

«Ci tenevo a conoscere padre Remigio Dal Santo (prete “fidei donum” padovano da 50 anni in Kenya) che aiuto con piccole somme da una decina di anni.  Di recente ha avuto un ictus, è ricoverato nell’ospedale che lui stesso ha realizzato. Volevo vedere la sua missione, capire che cosa avevo contribuito a creare. Ogni giosa bagna la tera. Voglio tornarci l’anno prossimo, sempe con mia figlia. Sono completamente autonoma, mi lavo, mi vesto, pulisco il pavimento. Per i vetri viene una signora ad aiutarmi».

Irma in missione in Kenya

Qualche acciacchetto ce l’avrà pure, no?

«Il mio corpo ha superato otto operazioni grandi e piccole, tra cui un tumore e due operazioni alle anche. Più che il viaggio in aereo in Kenya – te sari gli oci ma non te dormi– ho avuto difficoltà a Roma. Me so intrabucà tre volte con le pière. I marciapiedi sono tutti rotti. È pericoloso. Ho detto alla gente di non dare il voto al sindaco. Per fortuna avevo il bastone».

La fede nella vita l’ha aiutata?

«Se non ci fosse il Padre Eterno non saremo qui, non ci sarebbe niente e nessuno. Se devo dire qualche brutta parola a qualcuno io la dico. Ma la sera ringrazio il Signore per la giornata che mi ha dato. E la mattina dico grazie che per la bella notte trascorsa e per essermi svegliata ».

Ha portato un regalo al presidente Mattarella?

«Gli ho portato una scatoletta che faccio io con ago, filo e le cartoline e che mettiamo in vendita per le missioni. Nel coperchio sopra ho scelto una cartolina del Quirinale, sotto ne ho messa una della Basilica di San Pietro. Mattarella mi ha ringraziato e gli ho detto: “Prima di buttarla via, Presidente, la guardi bene, me  racomando».

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