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Il Vescovo scrive alla Diocesi: “La Pasqua libera il potere umano dalla corruzione dell’onnipotenza”

3 Aprile 2026
in Diocesi, In primo piano
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Il Vescovo scrive alla Diocesi: “La Pasqua libera il potere umano dalla corruzione dell’onnipotenza”

Carissimi, desidero raggiungervi per l’augurio pasquale con una riflessione su una realtà che sarà approfondita nelle prossime settimane dal Festival Biblico: “Il potere del limite”. Un’espressione che può sembrare strana e incomprensibile, ma che appena ci soffermiamo a considerarla risulta nostro pane quotidiano.

In un tempo nel quale la parola potere appare spesso legata alla forza, al dominio, all’imposizione e perfino alla violenza, la Pasqua di Cristo ci conduce dentro ad una verità sorprendente: esiste un potere buono, necessario, persino generativo, ma esso diventa umano e salvifico solo quando accetta di abitare il limite.

Il potere tra possibilità buona e corruzione

Il potere, in sé, non è male. È una dimensione della libertà. Ogni persona, infatti, possiede un potere: quello di scegliere, innanzitutto, e poi quello di agire, costruire, amare; la capacità di creare legami e di assumere responsabilità. In questo senso il potere è una realtà buona, perché permette all’uomo di esprimere la propria umanità nella ricerca del senso e nella tessitura delle relazioni. Potremmo dire che il potere è una forma concreta della libertà quando si fa servizio alla vita.

Eppure proprio qui si apre la grande questione spirituale e morale: il potere, se non riconosce il limite, si corrompe. Quando l’uomo dimentica di essere creatura fragile, finita, esposta, bisognosa degli altri e di Dio, il potere perde il suo orientamento e diventa pretesa di assoluto. E ciò che è assoluto, etimologicamente, è ciò che è sciolto da ogni legame, da ogni vincolo, da ogni confine. Un potere senza limite si illude di non dover rispondere a nessuno: né all’altro, né alla coscienza, né al diritto, né a Dio. È il delirio dell’onnipotenza.

Si tratta di un “delirio”, cioè una convinzione falsa e irrazionale che resiste nonostante le prove contrarie. La mania di grandezza è alienante e fa perdere il senso della realtà. Ne abbiamo notizia ogni giorno nei femminicidi e nella tragedia delle guerre.

Il Mistero di Dio getta luce per superare l’ambiguità

Molte pagine della Bibbia narrano l’intreccio misterioso e necessario del potere e del limite, dipanando così la loro relazione e offrendo all’esperienza umana quella luce che proviene dal Mistero stesso di Dio.

Fin dal libro della Genesi il limite appare come dono. L’essere umano è creatura, non Creatore. Il giardino è consegnato all’uomo perché lo coltivi e lo custodisca, non certo perché se ne impossessi senza misura. Il comando riguardante l’albero della conoscenza del bene e del male (Gen 2,16-17) non è una proibizione arbitraria: è il segno che la vita dell’uomo fiorisce solo se riconosce che non tutto gli appartiene. Il limite custodisce la verità della relazione con Dio. Dove il limite viene rifiutato, nasce il peccato come pretesa di autosufficienza: “Sarete come Dio” (Gen 3,5). Qui sta la radice di ogni potere malato.

Anche la torre di Babele (Gen 11,1-9) racconta il rifiuto del limite. Gli uomini vogliono costruire una città e una torre che tocchi il cielo, non per lodare Dio, ma per farsi un nome. Il potere diventa autoaffermazione collettiva, verticalità arrogante, negazione della misura. E il risultato è la confusione delle lingue e la dispersione della gente (Gen 11,9). Ogni volta che l’uomo vuole innalzarsi oltre la propria condizione creaturale, il linguaggio si spezza, la fraternità si incrina, la storia si disumanizza.

Tutta la Legge di Israele può essere letta come pedagogia del limite. Il sabato, ad esempio, è il limite posto al lavoro e al possesso: tu non sei schiavo del fare, non sei padrone del tempo, non puoi consumare tutto. L’anno giubilare è limite all’accumulo, al debito, alla concentrazione del potere economico. I profeti, poi, denunciano con forza ogni potere che si fa oppressione. Quando il re, il giudice, il ricco, il potente non riconoscono il limite, allora il povero viene calpestato, la vedova abbandonata, l’orfano dimenticato, lo straniero escluso. È interessante notare come la Bibbia mostri con lucidità che il mancato riconoscimento del limite non resta mai una questione privata: diventa sempre ferita “sociale”, inflitta alla comunità, fino a travolgere interi popoli.

La Pasqua di Gesù trasfigura il limite con l’amore

La rivelazione piena di questa verità, tuttavia, si compie nella Pasqua di Gesù e in modo singolare nella sua crocifissione di cui facciamo memoria esistenziale in questi giorni.

La croce è il luogo in cui si scontrano due forme di potere. Da una parte c’è il potere che non riconosce il limite: il potere politico che teme di perdere il controllo, il potere religioso che difende sé stesso, il potere della folla travolta dal populismo, il potere militare che esegue irrazionalmente, il potere della violenza che umilia e mette a morte. Attorno alla croce si addensano tutti i volti dell’onnipotenza umana: il sarcasmo, il giudizio sommario, l’abuso del diritto, la ragion di Stato, la paura del diverso, la logica del capro espiatorio. È il potere che non si ferma, che non riconosce confini, che arriva a sopprimere barbaramente l’innocente.

Dall’altra parte c’è Gesù. E qui appare il paradosso cristiano: il Figlio di Dio manifesta il suo potere non sottraendosi al limite, ma assumendolo fino alle estreme conseguenze. Un teologo orientale l’ha chiamato “il potere crocifisso” (O. Clement). La crocifissione è la massima esposizione al limite umano: il corpo ferito, vulnerabile, impotente, abbandonato fino alla morte. Gesù non salva il mondo imponendosi, ma “consegnandosi”. Gesù non risponde alla violenza con maggiore violenza. Accetta il limite come luogo dell’obbedienza al Padre e dell’amore per gli uomini, togliendo così alla morte il suo pungiglione, cioè il potere di uccidere definitivamente (cf 1Cor 15,55-56).

Sulla croce Gesù rivela che il vero potere è quello di compiere fino in fondo il bene che si è chiamati a vivere. È la libertà che rinuncia a salvarsi da sé. È la signoria che si mostra come dono di misericordia per tutti. Per questo la croce è scandalo per ogni idea mondana di potere, ma è sapienza di Dio per chi crede.

Lì dove il mondo vede sconfitta, in Gesù crocifisso, Dio inaugura la Pasqua. Lì dove appare impotenza, si manifesta la forza più alta: quella di un amore che non si lascia mai convertire in odio aprendosi piuttosto al miracolo del perdono. Il Risorto è il Crocifisso vivente. Dunque la Pasqua non ci sottrae al limite; ci rivela che il limite, unito all’amore e affidato al Padre, può diventare luogo di fecondità, di redenzione, di vita nuova.

Abbiamo bisogno della Pasqua di Cristo oggi

Questa parola è di estrema attualità. Anche oggi vediamo esercizi di potere che sembrano non conoscere confini. Quando il limite viene negato, il diritto internazionale può essere violato, la convivenza pacifica tra i popoli disprezzata, la forza elevata a criterio di verità. Allora le decisioni si assolutizzano, si sciolgono da ogni misura e precipitano nel delirio di onnipotenza. Il forte si sente autorizzato a passare sopra il debole. Ma ogni volta che l’uomo si crede senza limite, produce vittime.

Ogni volta che si erge a signore assoluto della storia, prepara devastazione.

Per questo il riconoscimento del limite non è debolezza politica, morale o spirituale: è condizione di civiltà. È ciò che rende possibile il diritto, la pace, il rispetto reciproco, la giustizia tra i popoli e soprattutto rende possibile il riconoscimento dell’altro nella sua alterità. Il limite non umilia la libertà: la salva dalla sua deriva distruttiva. Un potere senza limite diventa tirannia; un potere abitato dal limite può diventare servizio.

La testimonianza di Sammy Basso

In questa luce colpisce profondamente la vicenda di Sammy Basso. La sua esistenza, segnata da una condizione fisica fragile e da una malattia rara, ha mostrato con limpidezza che il limite non è una condanna alla sterilità, ma può diventare una missione. Riconoscere il proprio limite, senza negarlo e senza farsene schiacciare, gli ha permesso di trasformarlo in dono per gli altri, in testimonianza, in prossimità, in bene condiviso. In lui si può contemplare una forma evangelica di potere: non il potere di dominare, ma il potere di cercare, significare, costruire amicizie, incoraggiare, lottare, servire, e aprire speranza. È una lezione profondamente pasquale: la fragilità, quando è abitata con verità e amore, può diventare luogo di luce per molti.

Riprendo alcune sue parole:
«Fin da bambino, come ben sapete, la progeria ha segnato profondamente la mia vita, sebbene non fosse che una parte piccolissima di quello che sono, non posso negare che ha influenzato molto la mia vita quotidiana e, non ultime, le mie scelte. Non so il perché e il come me ne andrò da questo mondo, sicuramente in molti diranno che ho perso la mia battaglia contro la malattia. Non ascoltate! Non c’è mai stata nessuna battaglia da combattere, c’è solo stata una vita da abbracciare per com’era, con le sue difficoltà, ma pur sempre splendida, pur sempre fantastica, né premio, né condanna, semplicemente un dono che mi è stato dato da Dio» (dal Testamento, 22 settembre 2017).

Conclusione

Riconoscere il limite, allora, è riconoscere la propria creaturalità. È confessare che non siamo noi il principio e il fine di tutto. È riconoscere Dio come Creatore e Signore della storia. È accettare che la vita è ricevuta, non posseduta; che gli altri non sono strumenti, ma fratelli e sorelle; che il creato non è da predare, ma è casa comune; che la libertà non coincide con l’assenza di vincoli, ma con la capacità di scegliere il bene entro la verità del nostro essere.

La Pasqua ci consegna dunque questa conversione: passare dal potere che vuole salvarsi da sé al potere che si lascia plasmare dall’amore.

In definitiva, il potere del limite non è il potere della rinuncia sterile, ma il potere della verità. È il potere che rende possibile la relazione, la giustizia, la custodia del creato e la pace. È il potere che la croce di Cristo ha rivelato come forma stessa dell’amore di Dio.

E forse proprio qui sta il cuore della speranza pasquale: non veniamo salvati da una forza che domina, ma da un Amore che, accettando il limite fino alla croce, vince la morte e apre la storia alla vita nuova.

Buona Pasqua a tutti!

GIULIANO
Vostro Vescovo

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