Lo vendi a uno ma ti è costato due. È una stima e va “tarata” caso per caso – stalla per stalla – tuttavia la questione è reale: da mesi ormai il prezzo del latte continua a calare.
Dal livello – buono e remunerativo – di 66 centesimi al litro per il latte crudo “spot”, nazionale, di luglio 2025 si è sprofondati ai 21 centesimi di marzo 2026, sotto la soglia del costo di produzione.
Gli operatori del settore non nascondono la preoccupazione: «La produzione offre al mercato molto più di quello che il mercato può assorbire, il 6 per cento. È un fiume di latte in più», osserva Alessandro Mocellin, presidente di Latterie Vicentine. «Nel nostro territorio, nel Vicentino, le aziende stanno tenendo: anche grazie alla forza della cooperazione. Ma il problema c’è ed è continentale», aggiunge Anna Trettenero, presidente vicentina di Confagricoltura.
Il latte “spot” è latte conferito sfuso in cisterna. Di solito è un acquisto momentaneo, effettuato per sopperire alla mancanza di latte in un particolare momento, e in genere i contratti hanno durata non superiore ai tre mesi. Di conseguenza, il suo valore è influenzato dalla quantità di produzione: se ce n’è tanto disponibile, il prezzo cala.
«Fino a luglio la produzione era lineare; a partire da agosto scorso ha iniziato ad aumentare. A dicembre eravamo al 6 per cento in più rispetto al dicembre 2024, con qualche variazione tra le regioni. È una situazione figlia di tanti motivi – riprende Mocellin –: l’estate è stata particolarmente fresca. Di fatto, più fattori positivi per il mondo della produzione hanno dato il via a un aumento indiscriminato di latte che ora ci si ritorce contro. E mette in crisi il mercato».
Il latte in più non viene perso. «Niente viene buttato – riprende il presidente delle Latterie –: viene trasformato. Il prodotto in eccesso viene utilizzato come latte UHT o per formaggi fuori dalle Dop, qui molto presenti. Ma c’è comunque la legge della domanda e dell’offerta: per ora la crisi ha colpito il latte, domani si trasferirà ai formaggi».
Anche perché, secondo l’esperto, ci sono tutte le premesse per un incremento produttivo pure nel settore caseario: «L’estate fresca ha permesso all’agricoltore di raccogliere foraggi di qualità, che ora sono destinati alle bovine. Le vacche fanno più latte ed è più ricco, quindi abbiamo rese importanti: l’impressione è di un incremento del 10 per cento», osserva Mocellin.
«Un po’ tutti ci siamo chiesti perché il prezzo si sia abbassato. Fra le motivazioni c’è anche il fatto che la sovrapproduzione si registra pure a livello europeo, anche in Germania», sottolinea Trettenero.
Le conseguenze del calo del prezzo – «un tonfo, si sta lavorando al di sotto del costo di produzione», specifica la presidente di Confagricoltura – sono sentite in modo diverso a seconda del tipo di vendita. «Le cooperative per adesso stanno “reggendo il colpo”, anche se lo si potrà dire veramente solo a fine stagione. Va meno bene ad altre strutture, soprattutto quelle che hanno un utilizzo immediato del latte prodotto e non dispongono di una percentuale importante di commercializzazione del latte trasformato. Ci sono allevatori che producono e vendono direttamente. Ma anche i trasformatori, se non hanno una buona rete internazionale, possono entrare in difficoltà».
Già nel 2025, rileva la presidente di Confagricoltura Vicenza, alcune grandi aziende hanno comunicato – con un certo preavviso – ai produttori da cui acquistano il latte una riduzione delle quantità da ritirare.
In parallelo, il calo del prezzo stimola, in chi produce, una corsa a produrre ancora di più per recuperare i mancati introiti. «Senza un coordinamento per produrre meno tutti insieme, ognuno fa per sé e agisce in senso contrario, cercando di aumentare le quantità – avverte Mocellin –. Al momento una soluzione non c’è. Speriamo in scelte europee».
Altrettanto critica Trettenero: «Penso sia grave non poter avere una programmazione e una previsione, al giorno d’oggi. Questa caduta del prezzo non era stata prevista. È un problema europeo e servono soluzioni europee, per un mercato su cui si è già abbattuta la scure dei dazi – osserva l’imprenditrice –: dazi che hanno creato incertezza con il “tira e molla” che c’è stato. Fa più danni questo che non fissare un numero definitivo. Gli agricoltori non sanno come fare, vivono nell’incertezza e, nel frattempo, negli anni scorsi avevano fatto investimenti. È una situazione molto difficile».
Una prospettiva positiva, nel quadro generale, è che il mercato caseario possa trovare nuovi sbocchi commerciali, come il Mercosur. «Questo accordo non è un problema per i produttori italiani di formaggi, anzi. Se vengono ridotti o azzerati i dazi doganali sui formaggi italiani che possono essere venduti in Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay, potremmo avere un vantaggio. Ma lo vedremo nel corso dell’anno. La diversificazione potrebbe essere un nuovo sbocco».
Andrea Alba
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Buongiorno. Scrivete che questa caduta del prezzo non era stata prevista. Da sempre il mercato del latte è ciclico. Solitamente si indebolisce a fine ottobre / inizio novembre. Nel 2025 già a fine giugno, nonostante le quotazioni alla stalla erano ancora molto alte, erano evidenti i primi segni di flessione ed era già leggibile quello che sarebbe successo nei mesi successivi. Oggi, che il mercato è in via di normalizzazione dopo quattro anni d’oro, gli allevatori sono in difficoltà. Nessuno però è disposto a diminuire la produzione oppure a mettere mano a quanto guadagnato negli ultimi anni. Prima provano con il ministro, poi con la regione, poi con Bruxelles…
Comprendo che la colpa non è solo da imputare agli agricoltori, però la programmazione fa parte dell’attività imprenditoriale, con i rischi che comporta. Quale altra attività, quando ha i magazzini pieni e per vendere deve ridurre i prezzi riceve aiuti pubblici per non fallire? In effetti tante stalle chiudono, però le vacche e le produzioni aumentano….. Visto l’ottimo andamento degli ultimi anni, nella Pianura Padana non esiste una stalla che non abbia aumentato i capi e le produzioni…… Ora bisogna solo attendere che la domanda e l’offerta di latte si stabilizzi per poi ripartire nuovamente, ricordandosi che l’ingordigia poi porta malanni.