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Home Chiesa Diocesi

Il mondo in Cattedrale

6 Gennaio 2019
in Diocesi
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Il mondo in Cattedrale

Un momento della celebrazione nel Duomo di Vicenza (foto Baraldo)

Colori, suoni e canti da ogni parte del mondo hanno contribuito a rendere speciale la messa dell’Epifania in Cattedrale condivisa dalla comunità cattolica locale con i migranti cattolici residenti nel territorio diocesano in occasione della Festa dei popoli, organizzata dall’Ufficio diocesano Migrantes e presieduta dal vescovo Pizziol. Oltre un migliaio i partecipanti, la maggior parte provenienti da mezzo mondo, insieme a tanti italiani.

E poi c’è l’altra faccia dell’Italia che vuole ancora in mare 49 migranti sulle navi Sea Watch e Sea Eye in attesa di un porto che li accolga. Dall’appello del Papa ai leader europei “perché dimostrino concreta solidarietà nei confronti di queste persone” ai commenti di semplici persone “se avessi tanti soldi comprerei un porto”, fino a conduttori televisivi e giornalisti, sono centinaia i commenti e le richieste pubblicate in questi giorni sui social dirette al vicepremier Salvini fermo nelle sue decisioni “per non creare precedenti”.

Alla Festa dei popoli vicentina c’erano cattolici dall’America Latina, tra cui Colombia, Ecuador, Bolivia, Onduras, dall’Africa francofona e anglofona, passando per l’Europa, fino all’Asia con Sri Lanka e Filippine. «Questa festa è la dimostrazione che la convivenza pacifica, armoniosa con popoli di diversa cultura non solo è possibile, ma è anche arricchente – dice il direttore di Migrantes padre Michele de Salvia, scalabriniano -. Il migrante non è sinonimo di insicurezza e delinquenza. Quello che si sta verificando in questi giorni sul Mar Mediterraneo è ridicolo. Stiamo parlando di 49 persone, ma sembra che si voglia creare un muro contro un’invasione. Perché lasciare in mare uomini, donne e bambini senza dare loro la possibilità di dimostrare effettivamente la loro condizione di rifugiato politico? Su queste 49 persone c’è una concentrazione mediatica eccessiva, sembra quasi che il vicepremier Salvini non voglia cambiare idea per non apparire ‘sconfitto’ di fronte all’opinione pubblica. I numeri non sono tali da convocare il G8 o il G20. Se ogni Paese europeo aprisse le porte non accoglierebbe neanche due profughi. Tutto questo è assurdo».

La Cattedrale ha accolto un grande popolo in cammino, accomunato da una stessa fede, verso una meta comune. «Celebrare una messa alla presenza di così tante comunità diverse ci fa sentire veramente parte di una chiesa universale – ha dichiarato Joseph Kofy Morkly della comunità ghanese -. Sono originario di Dakpa e sono in Italia dal 1990: da allora, momenti d’incontro come quello di oggi si sono moltiplicati, dando la possibilità a me e agli altri membri della comunità di integrarci nella società in cui viviamo, coltivando la nostra fede alla sequela di Cristo». E proprio parlando di fede, José Becerra, nativo di Bogotà in Colombia e residente a Vicenza da diciotto anni, sottolinea quanto, per lui, la comunità cattolica italiana sia stata un luogo fondamentale: «Nonostante le difficoltà iniziali in Italia sono cresciuto come persona e come uomo, e con me la mia fede. Fin da piccolo ho vissuto a stretto contatto con la parrocchia che frequentavo con i nonni e i genitori e con il tempo ho capito che desideravo essere padre, ma è stato Dio che mi ha chiamato alla vocazione di padre di famiglia: oggi ho tre figli e con loro sono grato di poter partecipare ad un simile momento di festa non solo per la nostra comunità latino-americana, ma per tutta la chiesa cristiana».

La festa dei popoli – come ha sottolineato in Cattedrale padre Michele De Salvia – ogni anno vuole ricordare la visita da parte dei Magi a Gesù Bambino, figure di scienziati e astronomi che il racconto biblico stesso ci consegna come appartenenti ad etnie diverse, quasi a voler sottolineare un possibile superamento delle barriere culturali nel segno del rispetto reciproco e della solidarietà.

Mons. Pizziol ha sottolineato come dei tre atteggiamenti che caratterizzano i protagonisti del vangelo (Erode, i sacerdoti e gli scribi, i Magi), solamente quello dei Magi sia stato di apertura e accoglienza, a differenza degli altri che hanno mostrato un netto rifiuto per la persona di Gesù che nasceva, e per il messaggio di speranza che portava: solamente guardando a loro, dunque, così come fanno i centri pastorali, è possibile dare vita ad una piena integrazione dei popoli. Particolarmente ricchi di significato sono stati, a conclusione della celebrazione, la benedizione di tutti i bambini presenti “affinché crescendo possano diffondere e difendere nel mondo la fede ricevuta in Cristo”, e a seguire il momento di convivialità dove i membri delle diverse etnie hanno potuto scambiarsi gli auguri e dialogare nella gioia.

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