«Mi era stata proposta l’assunzione in una fabbrica che costruiva armi, avrei guadagnato molto bene, ma come cristiano ho rinunciato. Ho preferito continuare a costruire forni per fare il pane e così dar da mangiare alla gente. Il lavoro mi ha dato grandi gioie, non volevo più smettere. Avevo applicato la regola di San Benedetto: “Tutto quello che facciamo in terra, dobbiamo farlo con amore e per amore e così tutto diventa più leggero», racconta Giovanni Pasin di Praissola di San Bonifacio, metalmeccanico, che, appena andato in pensione, ha intrapreso il servizio di “custode dell’abbazia di Villanova”.
Qui lo si ritrova ogni domenica dalle 14 alle 18, qualche volta anche il sabato pomeriggio. I suoi colleghi volontari per accompagnare i visitatori nei giorni feriali (con orario 7-11.30 e 14-17.30, in estate fino alle 18) sono: Antonio Bogoni, Gianfranco Bertinato, Elena D’Elia, Piergiorgio Ferrarese, Paolo Venturini, Francesco Zanarotto, Attilio Zenari.
«L’abate don Giorgio Derna – evidenzia Giovanni – ci ha raccomandato innanzitutto di fare catechesi alle persone che entrano, quindi di illustrare i tesori di architettura, pittura e scultura. Mi è capitato di accogliere qualche coppia non credente e di udire alla fine: “Siamo venuti per curiosità, ma quanto ascoltato ci invita a riflettere”. Al momento del saluto, ho detto loro: “Vi auguro di riscoprire la vostra fede. Quel giorno piangerete di gioia. E venite a comunicarmelo, allora la gioia sarà raddoppiata”».
Giovanni sa intervallare anche perle di saggezza e poesie recitate a memoria, come quella di Renzo Costantini di Brognoligo che s’intitola “Il campanile”. Congeda sempre i visitatori con la “Preghiera del buonumore” di San Tommaso Moro. «Noi custodi – precisa – siamo felicissimi di ricevere gente. Oltre all’abbazia, si possono ammirare la cella campanaria salendo i gradini della massiccia torre, il dormitorio e la foresteria dei monaci, i quattro musei».
E scopriamo che a Villanova, oltre che guida, egli è pure manutentore, restauratore, giardiniere, autista (per raggiungere il Banco alimentare di Verona e raccogliere prodotti da destinare alle farettore miglie povere). Coniugato con Stella e padre di Melania, si distingue per il profondo rispetto per chi ha davanti e una spiccata capacità di perdonare, addirittura lascia intendere che per il quieto vivere bisogna accollarsi le colpe non commesse, così se ne avrà merito il giorno del Giudizio. Il sorriso e la gratitudine lo caratterizzano.
Due anni di istruzione professionale e per il resto autodidatta, cita con facilità Seneca e altri classici. In particolare ha maturato una sua “filosofia”. «Chi medita, si medica », scandisce. Amante della bicicletta con cui percorre le piste lungo l’Adige, è attratto dalla contemplazione della natura.
«Ricerco il silenzio – rivela – perché fa gustare ciò che veramente serve nella vita, permette di scoprire il senso profondo del proprio essere. Dobbiamo accorgerci di tutto il bene che abbiamo intorno, vigilare sui pericoli procu-rati dalla televisione. Per mia scelta non ho più il cellulare, perché ruba il tempo e lo sottrae agli altri con i nostri messaggi. Siamo distratti, dobbiamo avvertire il bisogno di Dio e abituarci al gusto del bello: una bella poesia, un bel canto, espressioni che toccano il cuore, qualche opera buona. E attenzione: se il tuo prossimo pronuncia parole belle, è Dio che parla; se invece usa parole cattive, è l’uomo che parla con la sua superbia».
Giovanni è inoltre tenore nel coro “Convivio” che ha sede in abbazia, diretto dal maestro Michele Cengiarotti.
Maria Bertilla Franchetti
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