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Giornata di studio su “Diaconia per la vita del mondo”

15 Ottobre 2020
in Territorio
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Giornata di studio su “Diaconia per la vita del mondo”

Don Ottorino Zanon, fondatore della Pia Società San Gaetano, organizzatrice del webinar.

I diaconi permanenti in Italia sono più di 5000. Quasi ogni diocesi nel nostro Paese ne ha più d’uno, diverse superano il centinaio. Sono in progressiva crescita: «Negli ultimi anni si è registrato un boom di ordinazioni – spiega padre Luca Garbinetto della Pia Società San Gaetano -. C’è molta sete di formazione, c’è bisogno di sapere chi sono i diaconi a fianco dei preti e viceversa». La giornata di studio “Diaconia per la vita del mondo”, in programma sabato 17 ottobre, proverà a spiegarlo e a fare chiarezza. L’evento si divide in due momenti con destinatari diversi: la prima parte, di mattina, è più teologica con inviti personali; la seconda, nel pomeriggio dalle 15 alle 18.30, è più pastorale ed aperta a tutti. 

L’evento è organizzato dalla Congregazione con sede in via Mora a Vicenza assieme alla diocesi di Vicenza e alla Comunità del diaconato in Italia  in collaborazione con le Facoltà Teologiche e gli Istituti di Scienze Religiose di Padova, Bologna, Milano, Firenze, Torino e della Pontificia Università Salesiana di Roma e le Ausiliarie diocesane di Milano e Cooperatrici pastorali diocesane di Treviso. Quest’anno è «un’occasione da non perdere per continuare il cammino di riflessione e di vera corresponsabilità tra uomini e donne, impegnate nella Chiesa» continua padre Luca. Un’edizione speciale anche perché proposta on line, su piattaforma zoom a causa delle restrizioni Covid, con alcune persone in presenza. (Per iscriversi andare sul sito www.piasocietasangaetano.it, cliccare sotto la locandina dell’evento . È richiesto il contributo di 5 euro. A chi si iscrive sarà inviato il link di zoom, al quale collegarsi per partecipare all’evento).

Padre Luca, partiamo dal titolo: perché la diaconia è importante per la vita del mondo?

«La diaconia è la dimensione del servizio come dono dell’amore di Dio da trasmettere ai fratelli, è il carisma di tutti i battezzati. Caratterizza la Chiesa che si fa serva del mondo perché si fa vita di tutto. Il diaconato è memoria viva di questa chiamata comune che si vive per grazia. Il diaconato è chiamato ad animare e a testimoniare il cammino comune di servizio della Chiesa perché tutti abbiano vita in abbondanza».

Il tema di quest’anno è in forte continuità con le giornate organizzate negli anni precedenti: “Donne diacono. Un ministero im-possibile? 2016”, “Diaconato e diaconia. Per essere corresponsabili nella Chiesa” 2017, “Chiesa di donne e uomini corresponsabili nella diaconia” 2018, “Una ministerialità sinodale” 2019. 

«La continuaità per noi è importantissima. Si tratta di un percorso nato dalla relazione di amicizia tra uomini e donne impegnate nella Chiesa. Un’esperienza fortissima di vera corresponsabilità che, negli anni, ha coinvolto molte realtà che lavorano a livello pastorale e teologico su Chiesa, ministerialità e diaconia. A noi sembra di concretizzare quello che papa Francesco chiede: la sinodalità vissuta concretamente nel pensare insieme e l’impegno a generare processi più che per occupare spazi».

Qual è l’obiettivo della giornata di studio?

«Il progetto è nato prima del Covid, ma con la pandemia ci è sembrato profetico, perché – di fatto – l’intento è provare a leggere la situazione delle chiese locali e in Italia a partire dalle prassi. Vogliamo capire che idea di Chiesa c’è alle spalle di tanto nostro operare. Qual è, in poche parole, la visione di Chiesa e di comunità che soggiace a un certo modo di agire. Prendiamo ad esempio il modo di celebrare la messa durante il lockdown: in Italia alcuni preti hanno celebrato i sacramenti on line, altri alimentano la preghiera in famiglia, due modi di procedere molto diversi che sono la manifestazione di priorità e sensibilità che si radicano su determinate concezioni di Chiesa. Il nostro intento è creare uno spazio di confronto con teologi preparati per capire e approfondire. Sappiamo di non poter dare risposte assolute, ma desideriamo aiutare a vivere con meno superficialità».

L’utilizzo delle nuove tecnologie per i convegni da un lato è limitante, ma apre a nuove possibilità. 

«Abbiamo trasformato un’esperienza limitante in opportunità. Quest’anno, attraverso il webinar, possiamo raggiungere luoghi e persone che mai avremmo immaginato. Abbiamo ricevuto adesioni dall’Argentina, dal Guatemala. Abbiamo, però, evitato di perdere il calore dell’incontro in presenza. Avremo infatti una trentina di persone che si troveranno nel Centro di formazione “Ottorino Zanon” di Vicenza in via Mora 53. La maggior parte sono membri dell’equipe. È previsto un pranzo insieme: sinodalità è anche la chiacchierata informale davanti a un piatto di pasta». 

Il vostro è un lavoro che unisce molte realtà, anche diverse tra loro. 

«Sono tutte realtà di riflessione filosofica e teologica molto qualificate, come pure persone assai impegnate in pastorale. Abbiamo coinvolto amici delle Facoltà di Torino, Firenze, Bologna, Padova, della Pontificia Università Salesiana di Roma; molto importante è anche la partecipazione di Milano, con presenze femminili significative. Siamo molto grati, poi, alla vicinanza e alla stima della Diocesi di Vicenza».

Lei è a favore del diaconato femminile?

«Penso che in questo momento a livello teologico non ci sia nessuna obiezione sufficiente per negare il sacramento del diaconato alla donna. La sua presenza nella Chiesa è fondamentale. La sensibilità e le competenze femminili vanno promosse. Bisogna puntare sulle relazioni. Uomini e donne devono lavorare insieme su tutti i temi. Serve cura del dialogo che parte dal basso».

Com’è cambiata la figura del diacono permanente negli anni?

«Ne parleremo al convegno. In Italia ci sono state 3-4 fasi, nel mondo è ancora più complesso. La prima è stata la fase dell’entusiasmo, seguita da quella della sperimentazione. Negli anni ’90 c’è stata una regressione della dimensione caritativa: i diaconi si sono chiusi nel vissuto liturgico e catechetico. Oggi c’è un grosso sviluppo diaconale: c’è la grande opportunità di riconoscere il diacono per quello che è, non come sostituto dei preti. È giusto che stia vicino agli ultimi, ma deve formarsi a una nuova visione di Chiesa assieme a preti, vescovi, e tutti i battezzati. Il diaconato non è una supplenza.  La Chiesa italiana è in crisi, lo sguardo su Dio è in crisi. Ma è nelle crisi che si fanno i cambiamenti. Abbiamo l’opportunità di essere più fedeli al Consilio Vaticano II: una Chiesa aperta, non chiusa alla dimensione del culto.  Il diaconato è un elemento di rottura».

Don Ottorino Zanon, il fondatore della Pia Società San Gaetano, è stato un profeta del diaconato e di una Chiesa serva.

«Siamo molto sorpresi nel vedere che oggi, a distanza di 50-60 anni, stiamo vivendo le intuizioni del Fondatore. Il papato di Francesco ce l’ha sbattuto in faccia. Don Ottorino pensava al diaconato come anima di un movimento globale, un modo per vivere tutti uniti nella Chiesa. Il cuore della riforma parte dalla carità che genera unità. Il diaconato è un dono per il mondo, non per noi. Dobbiamo dire grazie a tantissimini amici e amiche, che ci aiutano a comprendere la ricchezza del nostro carisma. Tra una ventina di giorni in Guatemala si terrà un incontro molto simile al nostro sul diaconato in America latina. Nel giro di una settimana c’erano già più di 100 iscritti. Serve ancora più formazione».

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