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Home Attualità

Già 12 morti bianche nel 2019: emergenza in provincia

23 Ottobre 2019
in Attualità, In primo piano
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Già 12 morti bianche nel 2019: emergenza in provincia

Non sono mesi certo positivi per la provincia di Vicenza questi del 2019 sotto il profilo della sicurezza sul lavoro. A fine agosto 2019 sono, infatti, 12 le morti bianche, già più delle 10 totali contate a fine 2018. In Veneto a fine agosto 2019 queste sono state 35 , mentre a fine 2018 se ne sono contate 69. «I settori dove l’incidenza degli infortuni mortali sul lavoro è maggiore, sono quello dell’edilizia, della mettalmeccanica e dell’agricoltura».

A spiegarlo è Riccardo Camporese, componente delle segreteria provinciale della Cisl con delega all’industria e all’artigianato, alla sicurezza e all’immigrazione. «Quando si parla di sicurezza sui luoghi di lavoro – evidenzia – bisogna distinguere quello che in base al Decreto legislativo n. 81 deve obbligatoriamente fare l’azienda e quello che è invece competenza delle istituzioni quali lo Spisal, l’Inail, i Pompieri prepposte alla sicurezza».

Spisal sotto organico.

E rispetto a queste istituzioni Camporese evidenzia un problema molto importante: «Da anni – segnala – registriamo una carenza di personale. Gli ispettori Spisal, per esempio, sono da molto tempo sotto organico. Nel 2018 Cgil, Cisl e Uil avevano sottoscritto un accordo con la Regione per rafforzare il presidio sul territorio degli Spisal. Ad oggi su Vicenza non si è ancora visto nulla, anzi la situazione è peggiorata per il ridursi del numero a causa del pensionamento di alcuni di questi lavoratori». Per Camporese la presenza dello Spisal e dell’Inail sul territorio è molto importante, «non solo in una funzione ispettiva e sanzionatoria, ma anche come consulenza e collaborazione a far fronte alle diverse situazioni». Con Spisal e Inail c’è collaborazione ma possono poco se non si supera questa dotazione insufficiente di personale.

Formazione decisiva.

Ma come ridurre il numero degli infortuni e quindi delle morti sul lavoro? Oltre all’attività di controllo è decisiva «la formazione e gli investimenti. Importantissima è la cosiddetta ‘cultura del mancato infortunio’ che prevede l’introduzione di una serie di procedure affinché certi possibili incedenti siano evitati non solo grazie all’intervento della dea bendata, ma per un’azione preventiva che rimuove possibili cause di infortunio». Su questo versante il rappresentante della Cisl berica riconosce che «negli imprenditori c’è una buona consapevolezza e come sindacati collaboriamo con le categorie produttive. Quello su cui occorre spingere è una maggiore disponibilità a investire». Con Industriali, Piccole e medie imprese e artigiani i sindacati collaborano, peraltro, da tempo attraverso i Comitati paritetici con l’obiettivo proprio di aumentare la diffusione della cultura della sicurezza sul lavoro. Quello che Camporese nota è la difficoltà di far cogliere che «l’infortunio è un costo per il lavoratore, l’azienda e la collettività. Quindi investire in questo ambito rappresenta anche un interesse economico»

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