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Dalla schiavitù in Libia al battesimo a Trissino. La nuova vita di Douglas.

21 Aprile 2022
in Diocesi
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Dalla schiavitù in Libia al battesimo a Trissino. La nuova vita di Douglas.

Douglas Tchabo, 36 anni.

Chissà se ricevendo il battesimo, mentre l’acqua gli scorreva tra i capelli e sulla pelle scura, Douglas avrà ripensato alla sete sofferta attraversando il Sahara. O al sale dell’acqua marina che gli seccava le labbra mentre navigava in balìa delle onde del Mediterraneo, verso le coste italiane.

Il 16 aprile, durante la grande veglia del Sabato Santo, a Trissino sei catecumeni hanno ricevuto i sacramenti dell’iniziazione cristiana, battesimo, cresima e comunione. Tra loro c’era Douglas Tchabo, 36 anni. Douglas vive in Italia da sei e lavora come operatore socio sanitario (Oss) in una comunità per disabili dell’Alto Vicentino. Il suo viaggio è iniziato in Camerun, sei anni fa. Il sistema di governo corrotto del suo Paese impediva a Douglas di trovare lavoro, nonostante la laurea in medicina. A poco valeva protestare, se non per ottenere minacce e incarcerazioni. «Per questo ho deciso di andarmene – racconta Douglas -. Ho deciso di intraprendere un viaggio durato un anno e due mesi».

Douglas riceve la cresima, a Trissino.

La prima tappa è stata il Niger. «Qui ho contratto la febbre gialla, che mi ha bloccato epr 40 giorni – prosegue Douglas -. Essendo un clandestino non potevo recarmi in ospedale, altrimenti sarei stato rimpatriato. Ma volevo continuare il viaggio, volevo un futuro migliore anche a costo della mia vita».

Dopo 2 mesi di malattia, Douglas ha ripreso a camminare. Lo aspettava il grande deserto del Sahara: «Abbiamo viaggiato a piedi, tra giornate di caldo torrido e notti gelide, sferzati dal vento e dalla sabbia, con pochissima acqua. Un mio compagno è morto durante il viaggio. Ho visto l’anima lasciare il suo corpo».

Giunto in Algeria, Douglas e i suoi compagni hanno iniziato a lavorare per raccogliere i soldi necessari e raggiungere l’Europa. «Dopo sei mesi abbiamo raggiunto il Marocco – continua Douglas -. Vivevamo nella foresta di Nador, senza acqua nè cibo. Per trovare da mangiare e da bere o semplicemente per lavarci dovevamo percorrere 60 chilometri al giorno, rischiando di venire arrestati e rimpatriati. Ho trascorso così due mesi, tentando di raggiungere la Spagna, ma senza riuscirci. Finiti i soldi, ho deciso di raggiungere la Libia».

La Libia. Di fatto un grande campo di concentramento. Un Paese dove milizie, gruppi militari e pezzi di Stato si sostengono con il traffico di essere umani che qui arrivano, come Douglas, disposti ad attraversare l’inferno pur di raggiungere quel “paradiso” chiamato Europa. «Vedevo nelle immagini della televisione i migranti raggiungere l’Italia, ma anche tanti che morivano in mare. Pensarci mi faceva tremare le vene dei polsi. Avrei potuto morire così anch’io. Per questo mi sono fatto tatuare sul braccio nome e cognome. In tasca avevo sempre il numero di telefono e la fotografia di mia madre, per essere identificato in caso di naufragio». Douglas, dal Marocco, è così tornato in Algeria dove ha lavorato due mesi per permettersi di pagare i trafficanti libici che lo hanno portato a Tripoli. «Per loro eravamo merce da trasportare. La vita umana, per loro, non valeva niente. Mentre aspettavamo le condizioni meteo favorevoli alla partenza, cinque ragazzi hanno provato a scappare. Sono stati ripresi, portati davanti a tutti noi e ammazzati sul posto. Non mi rimaneva altra scelta: dovevo attraversare il Mediterraneo. Da quel momento ho messo la mia vita nelle mani di Dio e mi sono abbandonato a Lui con una fede che non avevo mai provato in vita mia».

«Ho messo la mia vita nelle mani di Dio e mi sono abbandonato a Lui con una fede che non avevo mai provato in vita mia».

Douglas viene imbarcato il 23 dicembre 2015, alle 22.15. Raggiunge la Calabria il 25 dicembre alle 16.20. «Sono arrivato in Italia il giorno della nascita di Gesù – dice Douglas -. Un segnale forte per la mia vita».

Dalla Calabria Douglas si sposta in Campania, dove riesce a trovare lavoro come spiaggino e come mediatore culturale. Dopo un paio d’anni, a Douglas arriva un annuncio di lavoro dal |Veneto|: «Una famiglia di Trissino aveva bisogno di un badante per il fine settimana. Così ho conosciuto Enrica, suo marito Bruno e suo padre Antonio, l’anziano di cui dovevo occuparmi. Antonio e sua moglie Angela mi hanno accolto come un figlio. È con loro che ho cominciato a parlare per la prima volta di ricevere il battesimo. E la loro figlia, Enrica, mi ha proposto di frequentare la scuola per diventare Oss».

Antonio si è spento nel 2020. Ma l’impronta lasciata nella vita di Douglas è indelebile e gli ha indicato un sentiero che lo ha portato, il 17 aprile 2022, a diventare cristiano durante la grande veglia Pasquale. «Non ho mai smesso di ringraziare il Signore in tutti questi anni – confida Douglas -. Anche per questo ho deciso di iniziare il cammino del catecumenato. Oggi sento di aver riacquistato la mia libertà e dignità di uomo. E sento di voler accrescere il dialogo con Colui che ha dato la vita per me. Per noi tutti».

Douglas riceve la comunione.

 

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