Prima le donne e i bambini. Nel senso che saranno loro i primi a “beneficiare” del decreto sicurezza approvato la scorsa settimana dalla camera con 396 voti favorevoli e 99 contrari. Con l’abolizione della “protezione umanitaria”, saranno proprio le donne e i bambini arrivati in Italia senza ottenere lo status di rifugiato ma comunque bisognosi di assistenza a venire estromessi da ogni percorso di accompagnamento e inserimento. Un piccolo “esercito” di 20 mila persone. È il primo e più evidente “problema” che scaturirà dal decreto voluto dal ministro Salvini e che ha provocato una levata di scudi nel mondo che si occupa di immigrazione. «La volontà politica del provvedimento (che attende di essere sottoscritto dl Presidente della Repubblica e pubblicato sulla Gazzetta ufficiale) è chiara, ma sul piano giuridico genera diverse zone d’ombra» è il parere di Carlo Zagato di Cnca Veneto.
La preoccupazione della Diocesi
“A una lettura delle disposizioni in esso contenute, a una prima riflessione circa le conseguenze che alcune scelte operative potranno avere già nell’immediato, si comprende che il decreto potrebbe creare maggiore confusione mettendo fisicamente sulla strada molte persone prima accolte in strutture predisposte, con la conseguenza di aumentare le situazioni di insicurezza e di tensione – È l’opinione espressa in una nota congiunta da Caritas Vicenza e dalla Pastorale sociale -. Come cristiani ci sentiamo chiamati a esprimere la nostra preoccupazione di fronte a un decreto che rischia di aggravare situazioni di tensione nel paese, che potrebbe relegare sempre più ai margini chi già si trova in situazione di bisogno e di ricerca di speranza. Come comunità cristiana ci sentiamo chiamati a metterci ancora più in gioco con la nostra disponibilità all’accoglienza e all’accompagnamento di chi bussa alle nostre porte, nella ricerca delle strade migliori per aiutare per davvero chi ne ha bisogno”.
Un’opinione che va al passo con quella di Migrantes: “Intitolando “decreto sicurezza” un provvedimento che parla soprattutto di immigrazione, si rischia una sovrapposizione pericolosa tra migranti e criminalità. Questo decreto è il sintomo di una politica che diffonde paure e promette sicurezza con un’azione di repressione, invece di costruire una società più accogliente. Il fatto poi che si sia ricorsi al decreto, quindi un provvedimento a cui ricorrere in casi di necessità e urgenza, dice molto sul modo in cui viene affrontata l’immigrazione: come un’emergenza passeggera, un fenomeno provvisorio, quando sappiamo bene che non è così e che avrebbe bisogno di essere regolata da un approfondito intervento legislativo”.

