Editoriali

Ddl Zan contro l’omofobia Si privilegi il dialogo

di Lauro Paoletto

Metti una questione di coscienza su un palco e avrai clamore e audience assicurato. Se poi a farlo è un rapper di grande anzi grandissima fama, marito di un’infl uencer mondiale, che sa utilizzare la comunicazione con grande maestria e spregiudicatezza, il risultato è assicurato alla decima potenza. E così Disegno di Legge contro l’omofobia, noto come Ddl Zan è stato l’unico argomento che è rimasto dal palco del concertone del 1 maggio e successivamente, come conferma, peraltro, anche questo editoriale.

Al di là del fatto che il tradizionale appuntamento con la musica per la Festa dei lavoratori non è servito quest’anno per dibattere di lavoro (neanche fossimo in una stagione di piena occupazione, sigh!), speriamo serva almeno a entrare nel merito di una discussione ancora molto chiusa su fronti ideologici e su tentativi di strumentalizzazione per le quali ci sono sempre dei protagonisti disponibili a spendersi. L’omofobia è una forma di violenza e discriminazione fondata su motivi di orientamento sessuale che va perseguita come reato. Su questo non dovrebbero esserci dubbi e tutti (o, purtroppo, quasi) dovrebbero essere d’accordo. Se il Ddl Zan si focalizzasse su questo tema sicuramente registrerebbe molti più consensi.

Anche all’interno della Chiesa come, peraltro, hanno affermato i Vescovi in una nota rispetto al Disegno di Legge contro l’omofobia. La Cei ha dichiarato di essere impegnata “a raggiungere ogni persona, in qualunque situazione esistenziale si trovi, in particolare chi sperimenta l’emarginazione culturale e sociale” e “il pensiero va in particolare ai nostri fratelli e sorelle, alle nostre figlie e ai nostri figli, che sappiamo esposti anche in questo tempo a discriminazioni e violenze”.

L’obiettivo dunque dovrebbe essere quello di trovare una sintesi e un punto di equilibrio politico che attraverso un dialogo franco e aperto tenga conto delle diverse osservazioni e preoccupazioni. Inequivocabile al riguardo l’appello dei Vescovi. ‘Auspichiamo che si possa sviluppare nelle sedi proprie un dialogo aperto e non pregiudiziale in cui anche la voce dei cattolici italiani possa contribuire alla edificazione di una società più giusta e solidale”. Per far questo occorre considerare i diversi aspetti senza voler inserire altre questioni fuorvianti.

Il Ddl Zan, infatti, così come è scritto fino ad ora, va ben oltre la lotta all’omofobia. Introduce elementi ambigui e incerti che creano zone grigie pericolose rispetto a punti sui quali il dibattito è molto articolato. Punti sui quali hanno espresso dubbi e contrarietà anche realtà laiche, femministe e dello stesso universo gay. L’introduzione dell’identità di genere, per esempio, contrapposta alla differenza sessuale, è qualcosa di ambiguo e crea, in prospettiva, non pochi problemi interpretativi: come si fa a introdurre in una legge penale un oggetto non definito?

La lotta all’omofobia, poi, non può essere usata come cavallo di Troia per imporre un modello culturale di cui, molti non sono consapevoli.

La soluzione, peraltro, non è un ostruzionismo che ha solo l’obiettivo di ritardare il più possibile l’approvazione definitiva della legge, ma piuttosto il creare le condizioni perché si possa davvero sviluppare un dialogo costruttivo. In questo confronto i cattolici rappresentano una voce che deve avere pari dignità delle altre e poter contribuire a una soluzione che davvero abbia a cuore il bene di ogni persona e di tutta la comunità.